“Quel pezzente di Obama”
di Tommaso Caldarelli - "Questo posto fa schifo": i giornalisti ospiti alla convention democratica stanno vivendo un inferno. Alberghi orrendi. Sedili scomodi. Lamentele continue. E c'è chi fugge.
“Non mi sarei mai aspettato di essere trattato così”, dice John Cook di Gawker, popolare media online: “Di certo, non dai democratici”. La convention nazionale democratica che oggi ascolterà l’acceptance speech di Barack Obama per la nomination alla presidenza democratica si concluderà dopo il discorso del presidente. E qualcuno tornerà a casa con una terribile esperienza da ricordare.
TEMPO DI LAMENTELE - Probabilmente, non i delegati. I discorsi di Michelle Obama prima e di Bill Clinton poi hanno letteralmente infiammato la platea nel tentativo di ridare smalto ad una campagna elettorale che sente la macchina repubblicana con il fiato sul collo.
Sul sito web di Obama 2012 si affollano gli appelli, fra il serissimo e il disperato, del team democratico, di Michelle, dello stesso Obama agli americani: donate, donate denaro, contribuite alla campagna. Un solo dollaro può fare la differenza: e anzi, rischia di farla. Perché a quanto raccontano i cronisti invitati a Charlotte, il Partito Democratico li starebbe trattando letteralmente a pesci in faccia.
UN POSTO ORRIBILE - Non vanno gli hotel. Non vanno i posti a sedere. Non va il dispositivo di sicurezza: “La convention democratica? Orribile”, dice Cook su Gawker, e non è il solo. Ci sono tre possibilità: che i cronisti americani siano poco abituati ad arrangiarsi, all’essenzialità e abbiano il palato troppo avvezzo agli hotel a quattro stelle; che cronisti avversari politici di Obama stiano cercando il pelo nell’uovo; o che l’organizzazione democratica abbia effettivamente toppato qualcosa di grosso. In tutti i casi il risultato potrebbe essere lo stesso: una stroncatura stampa di cui il presidente rischia di non aver davvero bisogno. Ma insomma, quali problemi lamentano gli inviati a Charlotte?
CAMIONISTI E PROSTITUTE - Affidiamoci innanzitutto a Cook: “Il nostro hotel è una m***da. Costa 250 dollari a sera, è un orrendo buco marcescente adatto a camionisti e prostitute in un decadente centro commerciale. (…) Ci sono inquietanti tattoo shop ovunque, e nessuno dei negozi rimane aperto dopo la mezzanotte”. Non è tutto: i democratici, oltre al generalmente alleato Gawker Media Group, hanno decisamente offerto il fianco al National Review, uno dei principali media conservatori d’America. “In tre anni al National Review non ho mai chiesto un cambio di hotel. Questa volta mi sono sentito assolutamente in dovere”, dice il cronista inviato a Charlotte; secondo il National Review sono scappati a gambe levate dal loro hotel anche i reporter di The Hill e di Politico.
SERVIZI COMPLETI - Sul banco degli imputati, principalmente, uno degli hotel in cui il Dnc ha stoccato i giornalisti, una struttura della catena Knights Inn – una catena di motel stradali a basso costo. Ecco come il corrispondente del NR descrive la struttura in cui è ospitato: “E’ stato il peggior hotel mai visto, e sono stato in vari pessimi motel nella mia vita. Due tizi vendevano droga nella stanza accanto, una prostituta lavorava nel parcheggio – ed eravamo nel primo pomeriggio. La stanza era sporca, piena di roba di altri”. Secondo the Blaze, che ha voluto verificare se effettivamente queste strutture fossero fatiscenti come si raccontava, il Dnc aveva ampia possibilità di verificare in anticipo questi problemi.
UNA DISCARICA - In effetti su TripAdvisor e su altri siti di recensioni di alberghi la qualità degli alberghi era evidentemente segnalata.
Ogni recensione che parla di questo posto come un rifugio per crackdipendenti e criminali vi dice la verità.
“Fatevi un favore”, scrive un altro: “Andate altrove”; un secondo hotel viene recensito come “una discarica”. E non ci sono soltanto i giornalisti da sistemare: anche i delegati, sì, i tanti attivisti democratici giunti a Charlotte per consacrare il successo di Obama si sono visti assegnare sistemazioni che definire scadenti sembra essere davvero poco.
































