di Luigi Castaldi (Malvino)
postato alle 11:22 del 15 settembre 2008 in La rubricaTorna alla home

LA MUSICA - Un esempio, lo prendo dal passaggio in cui Sua Santità insinua la suggestione che la musica sia “invenzione” cristiana. Perché tanta musica sacra nella produzione di tutti i tempi e soprattutto a partire dalla esperienza del monachesimo? La risposta di Benedetto XVI: “Non si trattava di una «creatività» privata, in cui l’individuo erige un monumento a se stesso, prendendo come criterio essenzialmente la rappresentazione del proprio io. Si trattava piuttosto di riconoscere attentamente con gli «orecchi del cuore» le leggi intrinseche della musica della stessa creazione, le forme essenziali della musica immesse dal Creatore nel suo mondo e nell’uomo, e trovare così la musica degna di Dio, che allora al contempo è anche veramente degna dell’uomo e fa risuonare in modo puro la sua dignità”.

SACRO E PROFANO - Può avere qualche importanza il fatto che la musica sacra avesse un ricco e potente committente, mentre quella “privata” avrebbe fatto morire di fame il musicista? Può avere qualche importanza che ogni sapere consentito ed ogni arte non peccaminosa – musica compresa, se non d’uso volgare – fossero gelosamente amministrati da chierici? Quando abbiamo la musica profana? Quando il committente, pur ricco e potente, non è più un chierico danaroso, ma un mecenate laico. E poi: le leggi che reggono la musica riflettono il Logos solo se il titolo del brano musicale o il testo cantato fanno riferimento a Dio in qualche modo? I canti gregoriani scritti dagli abati di Solesmes sono sublimi e i madrigali di Giovanni da Firenze fanno cagare? Bach è monumentale nella Passione secondo Matteo e scade nei Concerti brandeburghesi?

CHI CERCA TROVA - E poi: cosa renderebbe un brano musicale – distintivamente – sacro o profano, se non quanto sta nella sua cifra d’uso o nella rubricazione in un modello? Il Logos si fa Parola e alla musica detta le regole della perfetta armonia, quella che si riflette nella perfezione di Dio, inarrivabile da ogni altro genere di armonia? Sono cose che si dovrebbero dimostrare, Benedetto XVI le dà per dimostrate. “Il cammino dei monaci, pur rimanendo non misurabile nella lunghezza, si svolge ormai all’interno della Parola accolta”. E vorrei vedere fosse altrimenti, basti pensare a un monaco come Lutero che dovette riconsegnare il saio, come se ne discostò. “Il cercare dei monaci, sotto certi aspetti, porta in se stesso già un trovare”. E certo, ci mancherebbe altro, vorrei vedere trovassero altro che quello che hanno da trovare.

COMMENTI (7)STAMPA - FALLO LEGGERE