Nel discorso tenuto venerdì a Parigi, Benedetto XVI ha affermato che nel monachesimo e nella sua ricerca di Dio attraverso la Parola starebbero le radici della teologia occidentale e della cultura europea. Ma è veramente così?
“Provvisoriamente”, la rubrica che spulcia nei sacri altarini e dimostra che spesso di aulico e disinteressato c’è molto molto poco. Ad opera di Luigi Castaldi alias Malvino
Qual è “il fondamento di ogni vera cultura”? Per Benedetto XVI è “la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarlo”. Se non c’è questo “fondamento”, la cultura sarà cultura per modo di dire. Chiude così il tanto atteso discorso che ha tenuto, venerdì 12 settembre, al Collège des Bernardins. Il fatto che cadesse esattamente nel secondo anniversario della nota lectio di Ratisbona ha fatto dire a molti che questo discorso ne sarebbe stato il naturale prosieguo. Se è così, sarà il caso di capire dove facciano cerniera. A Parigi, in apertura, Sua Santità ha detto: “Vorrei parlarvi stasera delle origini della teologia occidentale e
delle radici della cultura europea”. E ha parlato del monachesimo. Lì starebbero le radici della cultura europea: in quella dimensione della vita cristiana dove “il cristianesimo percepisce nelle parole la Parola, il Logos stesso”.
IL COLLEGAMENTO CON RATISBONA - A Ratisbona, invece, aveva spiegato che Dio è Logos e che “Logos significa insieme ragione e parola”. Ecco qui la cerniera, se dev’esserci: nei monasteri medievali s’è fatta questa “ricerca di Dio”, lo si è trovato nei “tesori della vecchia cultura”, in primo luogo della Sacra Scrittura, nella quale c’è “la Parola di Dio [che] introduce noi stessi nel colloquio con Dio”. Ora, però, la Parola “non è mai presente già nella semplice letteralità del testo […] e per questo bisogna non solo riflettere sulla Parola, ma anche leggerla in modo giusto”: insomma, “la Scrittura ha bisogno dell’interpretazione, e ha bisogno della comunità in cui si è formata e in cui viene vissuta” per essere compresa come si deve, solo così “introduce nella comunione con quanti camminano nella fede”.
IL MONACHESIMO COME MODELLO - Tirando le conclusioni: i monaci medievali hanno cercato Dio nella Sacra Scrittura e l’hanno trovato, ne hanno interpretato la Parola nel solo “modo giusto” e a loro spetta trasmetterla al resto del mondo, quello dei laici, sorvegliando che venga recepita a dovere, e “vissuta” come si deve. Seguiamo il procedimento logico: “Lo Spirito è Cristo, e Cristo è il Signore che ci indica la strada. […] Allo stesso tempo si pone un chiaro limite all’arbitrio e alla soggettività, un limite che obbliga in maniera inequivocabile il singolo come la comunità e crea un legame superiore a quello della lettera: il legame dell’intelletto e dell’amore. Questa tensione tra legame e libertà, che va ben oltre il problema letterario dell’interpretazione della Scrittura, ha determinato anche il pensiero e l’operare del monachesimo e ha profondamente plasmato la cultura occidentale. Essa si pone nuovamente anche alla nostra generazione […] Sarebbe fatale, se la cultura europea di oggi potesse comprendere la libertà ormai solo come la mancanza
totale di legami e con ciò favorisse inevitabilmente il fanatismo e l’arbitrio. Mancanza di legame e arbitrio non sono la libertà, ma la sua distruzione”. Il monachesimo medioevale ci è proposto come modello attuale.
LE MANIPOLAZIONI - Chiudiamo un occhio su tutti gli scritti dell’antichità che furono distrutti dai monaci medievali se non si prestavano a tornar utili e chiudiamo l’altro su tutte le manipolazioni fatte, innocentemente o colpevolmente. Si pensi alla faccenda del cammello (cameon) e della cruna dell’ago: in principio era una corda (caneon), ma l’immagine del cammello piacque molto, e quella riporta la Bibbia comandata. O si pensi alla falsa Donazione di Costantino: non la confezionò un monaco? Facciamo finta che Benedetto XVI abbia detto solo cose esatte sul monachesimo, a cominciare dal fatto che quel monachesimo non sia solo un tipo di monachesimo, uno dei tanti.
NON SOLO CULTURA - D’altra parte, il monachos nasce come un solitario che si apparta, e il monachesimo di cui parla Sua Santità è solo uno dei tanti monachesimi cristiani: quello che ebbe maggior successo ma in quanto modello comunitario. Straordinariamente nuovo, però, nel Medioevo – questo è innegabile – e cioè in quel periodo di “grande sconvolgimento culturale prodotto dalla migrazione di popoli e dai nuovi ordini statali che stavano formandosi […] Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. Erano alla ricerca di Dio”. Anche alla ricerca del controllo del territorio, in realtà. Vorrei citare da fonte non laicista e comunque non ostile alla Chiesa di Roma, da L’Osservatore Romano del
24.2.1993: “Quando fu necessaria la missione della Chiesa alle nazioni pagane, i vescovi in oriente, i papi in occidente facevano puntuale appello ai monaci. Le grandi missioni sono opera monastica. […] Quando serve, i monaci partono all’azione. Oltre l’evangelizzazione, le opere sociali. Tra queste non primeggia la cultura, come si legge negli stanchi libri scolastici, ossia il salvataggio della cultura antica, greca e romana…”. E qui il discorso di Benedetto XVI sembra preso proprio da uno di questi “stanchi libri scolastici”: i monaci amanuensi, i monaci salmodianti e, sì, un cenno pure all’“ora et labora”, ma nulla su quello che era presidio territoriale – politico, economico, talvolta militare – in nome e per conto del papato.


























devo ringraziare sempre Malvino che mi consente di conoscere le dichiarazioni del Papa che altrimenti per mia pigrizia avrei ……dimenticato
interessantissimo è anche il commento, oggi ho dovuto rileggere due volte (spero sia stato sufficiente,,,non ho certezze) e la relativa perculata, lieve e non indolore per chi la recepisce
ma l’ arte ha un prezzo da pagare….
Questo papa non finisce di meravigliare.Sì,ma in negativo.Cristo è stato l’antesignano della modernità ed ora lui vuole convincerci che la cultura moderna si basa sul Medioevo.Certo,la cultura è frutto di conoscenze acquisite ed anche il medio evo ha fatto la sua parte.Ma bisogna guardare avanti come ha fatto il buon Gesù,così spesso bistrattato dalla gerarchie ecclesiastiche,attuale papa in testa. (sulla quale grava un pò di confusione).Quando mai il Cristo,per stare nella mentalità dell’uomo,avrebbe proibito di impartire la benedizione alle coppie separate? Ma stiamo scherzando? Si confessi da un buon parroco che vive in mezzo alla gente.
la chiesa è un fatto umano e come tutti i fatti umani è destinata a sparire. speriamo solo in una cosa: CHE AVVENGA PRESTO!
io con lu santo beneditto signore ce tengo -nu poco de confidenza, ma a ma nun me lo dice se li avrebbe benedetti
forse prima delli benedicere li avrebbe potuto anche da na scarica delegnate sur la capoccia con la raccomandazione de sta attenti a nun repetere la fissaria,,,,
e nun ce vedo lo santo padre imitallo, almeno per ora
nun me funzionano li accenti
Secondo me l’europa la dobbiamo non hai monaci, a addirittura ancora prima…… alla proliferazione di Papa Borgia!!!!
Papa Borgia …..primi del 1500
monaci medioevo….500 al 1400
PENTITI PECCATORE e ALLONTANA SATANA QUANDO LEGGI LA STORIA
Eppure, che ci piaccia o no, l’Abbazia di Montecassino è la base fondante di quest’Europa di cui molti di noi farebbero a meno.