La storia

Haiti: “Scegliete, o la vita della bambina o la vostra”

19 gennaio 2010

Mentre Port-au-Prince è ostaggio di saccheggi e linciaggi da parte di bande armate, c’è chi ancora lavora per salvare persone e a volte deve rinunciare.

Dopo appena un paio di giorni in cui ci sono stati solo alcuni saccheggi sporadici nella capitale haitiana, nel weekend, un vero e proprio record di episodi di violenza che riflettono la disperazione della popolazione nel dopo-terremoto. Uno di questi incidenti si è verificato domenica scorsa quando una squadra spagnola di salvataggio che cercava di aiutare una ragazza sepolta dalle macerie di una casa, è stata sorpresa da uno scontro a fuoco tra bande opposte.

Abbiamo lasciato il college e preso i cani per certificare che non c’era nessuno vivo“, ha riferito Paco Rivas, coordinatore del gruppo Castilla y León. “C’erano tantissimi morti per strada,ma insieme ai loro corpi senza vita c’era comunque un minimo spazio per la speranza”.”Siamo andati al Priscilla Hotel,il piano terra era crollato. L’ingresso era molto stretto. In un primo momento non abbiamo sentito alcun suono, ma appena siamo entrati l’abbiamo sentita. Era una ragazza sui 14 anni completamente sepolta e schiacciata. Siamo riusciti a liberarle la testa e a darle dell’acqua, ma le sue condizioni erano molto gravi“.

Sembrava che la storia potesse avere un lieto fine in mezzo a tanta tragedia. E invece.”Le abbiamo liberato il braccio con delle piccole seghe perché non si poteva utilizzare niente altro. Poi le abbiamo legato un laccio emostatico all’altezza dell’ascella per evitarle la sindrome da schiacciamento“, continua il capo della squadra di soccorso. “Siamo riusciti a liberarla fino alla vita, poi è arrivato un gruppo di supporto da Santo Domingo. Ci hanno aiutato a scavare un tunnel in un altro posto perché la ragazza era schiacciata ed era accanto alla madre già in stato di decomposizione”. “Però nel momento in cui si era quasi riusciti a liberarla, sono arrivati sulla scena degli agenti di sicurezza canadesi per esortarci a lasciare tutto e a scappare. “Ci sono stati spari e la gente è molto nervosa”. “Così abbiamo chiesto ancora una mezz’ora di tempo per portarla via, ma dopo soli due minuti ci hanno intimato: “O la vita della bambina o la vostra” e ci hanno prelevato con la forza. Ora siamo totalmente frustrati“.

Squadre di sicurezza che lavorano per proteggere squadre di soccorso. E’ questa la realtà di Haiti in questo momento.

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