Volano alti gli avvoltoi sulle ali del buon cuore degli internauti. E speculano sulla morte. L’Fbi a caccia degli speculatori
Era già successo all’indomani dello tsunami nelle Isole Samoa. Ne avevamo assaggiato il virale gusto subdolo navigando nei social network. Come era facile presupporre, gli infami profittatori delle disgrazie del mondo sono tornati a lavorare alla grande per la tragedia di Haiti. Sono le aziende legate alla sicurezza online a lanciare l’allarme.
USATE LA TESTA, E POI IL CUORE - Lo raccoglie l’FBI, e lo rilancia in un comunicato stampa giovedì scorso, nel quale, in “parole povere”, raccomanda: non date i vostri soldi a chiunque e proteggete i vostri dati personali. Per aiutare Haiti usate il cuore ma anche la testa, anzi, l’”occhio critico”. Verificate che le richieste di donazione provengano da siti affidabili… Qui, anche in rete, c’è infatti un manipolo di eroi dell’infido abili a speculare sulle nostre emozioni, pronti a cavalcare sull’impeto della nostra generosità. I cyber-truffatori possono farsi beffa di noi essenzialmente in due modi: attraverso l’invio di email fasulle che richiedono donazioni, o cavalcando l’onda dei termini maggiormente cercati sui motori di ricerca e postati nei social network negli ultimi giorni. Parole come “Haiti” e “terremoto” servono a noi per cercare una rotta di navigazione, a loro per dirottarci in posti specifici. Dove vogliono, spesso in covi di malware. Metaforicamente, anche e soprattutto, nelle loro tasche. Il Websense Security Labs ha monitorato il fenomeno. In un post sul blog evidenzia come utilizzando tecniche SEO gli sciacalli riescano a conquistarsi spesso posti di prim’ordine nei risultati delle ricerche effettuate su google e su bing. Non solo. Grazie ad uno strumento di tecnologia avanzata, la ThreatSeeker Network, che passa in rassegna più di 40 milioni di siti e 10 milioni di email all’ora, ha scovato tantissimi indirizzi spam e malevoli, associati all’ hashtag #haiti sui SN (come era capitato a noi ai tempi dello tsunami nelle isole Samoa), tante mail fraudolente, in gergo, “scam”, che sollecitano alla donazione, mettendo a rischio i nostri dati personali-oltre che dei nostri soldi-, il nostro computer, le nostra buona intenzione di fare qualcosa per aiutare.




e dire che da poco avevamo scritto che gli hacker si stavano dando da fare per Haiti: è proprio vero che ci sono ladri e ci sono gentiluomini.
C’è anche chi va in crociera ad Haiti..
http://www.canisciolti.info/news_dettaglio.php?id=17245
ma non ci dire…
http://www.giornalettismo.com/archives/47870/haiti-disastro-vale-crociera/
Spero solo che per colpa di alcuni cyber-avvoltoi le persone non siano restie a donare. I modi, se davvero si vuole mandare un aiuto, ci sono, come avete menzionato voi nell’articolo: basta affidarsi ai siti delle associazioni internazionali umanitarie di buona reputazione e compilare un conto corrente.
Mi sembra il modo più semplice e sicuro.