“Il Nord è nella melma per colpa del Sud”
di Redazione - Lo dice un sondaggio SWG secondo la Padania
Mezza Italia pensa che il Nord sia nella melma per colpa del Sud. Lo dice la Padania, che cita i risultati di un sondaggio SWG:
Spiega Andrea Ballarin nell’articolo:
Alla domanda “alcuni dicono che il Nord sia discriminato rispetto al Sud, nel senso che viene penalizzato ingiustamente per via degli sprechi e della bassa produttività del Meridione. Lei con questa affermazione si trova…”, il 46 per cento degli intervistati non ha esitato un istante a rispondere “assolutamente d’accordo” (16%) o “abbastanza d’accordo (30%).
Chissà che ne pensano i cittadini dei giornali che con i soldi di Roma arrivano in edicola, invece.
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Da almeno 20 anni dico che l’acqua del Po è inquinata,( e non solo da metifici scarichi industriali), non è bevibile ne adatta alle coltivazioni intensive di broccoli e rape(che sono diventate, da bianche che erano, verdi di bile)…….ma loro, tosti di rapa, ogni anno a bere dall’ampolla magica, a fare il bagno al naviglio, a mangiare crauti e scolare fiumi di birra…..
mica e’ la baviera questa
bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
con queste scorreggiate padaneeeeeeeeeeeeeeee
loro sono in mezzo la merda come lo e’ tutta l’ Europa
spero che alle prossime elezioni la lega sparisca
Ma la lega non ha governato questo paese per molti anni, cosa ha fatto per migliorarlo?
Non è che siamo tutti “nella melma” proprio perchè hanno governato loro per tutto questo tempo?
grandissimo figlio di bottana.
Analfabeta:
ricorda che i mille ASSASSINI non sono partiti dall’aspromonte, ma da genova.
analfabeta:
ricorda che non si è trattato di unità d’italia,
ma,
analfabeta,
di annessione del sud ricchissimo e industrializzato con banche stracolme di danaro, con il banco di Napoli che batteva moneta,
alnord povero e famelico.
La banda cavour-sabaudi avevA bisogno di danaro e venne a rubarlo nel meridione, nel regno delle due sicilie
Anaslfabeta,
ricorda che il primo lager fu costruito dagli annessionisti savoiardi alle spalle di torino e ivi sono stati imprigionati e fatti morire di fame e di freddo tutti i meridionali dissidenti sfuggiti ai fucili del totò riina del tempo:leggi cavour-sabaudi.
Analfabeta leggi cosa c’è scritto sul sito fenestrelle,lager copiato, successivamente, da hitler per gasare sbrei e dissidenti:
fenestrelle:
“”"”Unità d’Italia e pulizia etnica: Fenestrelle, lager Savoia
Cinquemiladuecentododici condanne a morte, 6564 arresti, 54 paesi rasi al suolo, 1 milione di morti. Queste le cifre della repressione consumata all’indomani dell’Unità d’Italia dai Savoia. La prima pulizia etnica della modernità occidentale operata sulle popolazioni meridionali dettata dalla Legge Pica, promulgata dal governo Minghetti del 15 agosto 1863 “per la repressione del brigantaggio nel Meridione”. Questa legge istituiva, sotto l’egida savoiarda, tribunali di guerra per il Sud ed i soldati ebbero carta bianca: le fucilazioni, anche di vecchi, donne e bambini, divennero cosa ordinaria e non straordinaria. Un genocidio la cui portata è mitigata solo dalla fuga e dall’emigrazione forzata, nell’inesorabile comandamento di destino: “O briganti, o emigranti”.
A migliaia questi uomini furono concentrati dei depositi di Napoli o nelle carceri, poi trasferiti con il decreto del 20 gennaio 1861, che istituì “Depositi d’uffiziali d’ogni arma dello sciolto esercito delle Due Sicilie”. La Marmora ordinò ai procuratori di «non porre in libertà nessuno dei detenuti senza l’assenso dell’esercito». Per la maggior parte furono stipati nelle navi peggio degli animali (anche se molti percorsero a piedi l’intero tragitto) e fatti sbarcare a Genova, da dove, attraversando laceri ed affamati la via Assarotti, venivano smistati in vari campi di concentramento istituiti a Fenestrelle, S.Maurizio Canavese, Alessandria, nel forte di S.Benigno in Genova, Milano, Bergamo, Forte di Priamar presso Savona, Parma, Modena, Bologna, Ascoli Piceno ed altre località del Nord.
In quei luoghi, veri e propri lager, ma istituiti per un trattamento di “correzione ed idoneità al servizio”, i prigionieri, appena coperti da cenci di tela, potevano mangiare una sozza brodaglia con un po’ di pane nero raffermo, subendo dei trattamenti veramente bestiali, ogni tipo di nefandezze fisiche e morali. Per oltre dieci anni, tutti quelli che venivano catturati, oltre 40.000, furono fatti deliberatamente morire a migliaia per fame, stenti, maltrattamenti e malattie.
Quelli deportati a Fenestrelle, fortezza situata a quasi duemila metri di altezza, sulle montagne piemontesi, sulla sinistra del Chisone, ufficiali, sottufficiali e soldati (tutti quei militari borbonici che non vollero finire il servizio militare obbligatorio nell’esercito sabaudo, tutti quelli che si dichiararono apertamente fedeli al Re Francesco II, quelli che giurarono aperta resistenza ai piemontesi) subirono il trattamento più feroce.
Fenestrelle, più che un forte, era un insieme di forti, protetti da altissimi bastioni ed uniti da una scala, scavata nella roccia, di 4000 gradini. Era una ciclopica cortina bastionata cui la naturale asperità dei luoghi ed il rigore del clima conferivano un aspetto sinistro. Faceva tanto spavento come la relegazione in Siberia. I detenuti tentarono anche di organizzare una rivolta il 22 agosto del 1861 per impadronirsi della fortezza, ma fu scoperta in tempo ed il tentativo ebbe come risultato l’inasprimento delle pene con i più costretti con palle al piede da 16 chili, ceppi e catene.
Erano stretti insieme assassini, sacerdoti, giovanetti, vecchi, miseri popolani e uomini di cultura. Senza pagliericci, senza coperte, senza luce. Un carcerato venne ucciso da una sentinella solo perché aveva proferito ingiurie contro i Savoia. Vennero smontati i vetri e gli infissi per “rieducare” con il freddo i segregati. Laceri e poco nutriti era usuale vederli appoggiati a ridosso dei muraglioni, nel tentativo disperato di catturare i timidi raggi solari invernali, ricordando forse con nostalgia il caldo di altri climi mediterranei.
Spesso le persone imprigionate non sapevano nemmeno di cosa fossero accusate ed erano loro sequestrati tutti i beni. Spesso la ragione per cui erano stati catturati era proprio solo per rubare loro il danaro che possedevano. Molti non erano nemmeno registrati, sicché solo dopo molti anni venivano processati e condannati senza alcuna spiegazione logica.
Pochissimi riuscirono a sopravvivere: la vita in quelle condizioni, anche per le gelide temperature che dovevano sopportare senza alcun riparo, non superava i tre mesi. E proprio a Fenestrelle furono vilmente imprigionati la maggior parte di quei valorosi soldati che, in esecuzione degli accordi intervenuti dopo la resa di Gaeta, dovevano invece essere lasciati liberi alla fine delle ostilità. Dopo sei mesi di eroica resistenza dovettero subire un trattamento infame che incominciò subito dopo essere stati disarmati, venendo derubati di tutto e vigliaccamente insultati dalle truppe piemontesi.
La liberazione avveniva solo con la morte ed i corpi (non erano ancora in uso i forni crematori) venivano disciolti nella calce viva collocata in una grande vasca situata nel retro della chiesa che sorgeva all’ingresso del forte. Una morte senza onore, senza tombe, senza lapidi e senza ricordo, affinché non restassero tracce dei misfatti compiuti. Ancora oggi, entrando a Fenestrelle, su un muro è ancora visibile l’iscrizione: “Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce” (ricorda molto le scritte dei lager nazisti).
Un ulteriore passo avanti nella studio di questa fase poco “chiara” del post-unificazione è stato fatto recentemente, quando un ricercatore trovò dei documenti presso l’Archivio Storico del Ministero degli Esteri attestanti che, nel 1869, il governo italiano voleva acquistare un’isola dall’Argentina per relegarvi i soldati napoletani prigionieri, quindi dovevano essere ancora tanti. Questi uomini del Sud finirono i loro giorni in terra straniera ed ostile, certamente con il commosso ricordo e la struggente nostalgia della Patria lontana. Molti di loro erano poco più che ragazzi.
Era la politica della criminalizzazione del dissenso, il rifiuto di ammettere l’esistenza di valori diversi dai propri, il rifiuto di negare ai “liberati” di credere ancora nei valori in cui avevano creduto. I combattenti delle Due Sicilie, i soldati dell’ex esercito borbonico ed i tanti civili detenuti nei “lager dei Savoia”, uomini in gran parte anonimi per la pallida memoria che ne è giunta fino a noi, vissero un eroismo fatto di gesti concreti, ed in molti casi ordinari, a cui non è estraneo chiunque sia capace di adempiere fedelmente il proprio compito fino in fondo, sapendo opporsi ai tentativi sovvertitori, con la libertà interiore di chi non si lascia asservire dallo “spirito del tempo”.”"”"”
Coglione, studia prima di fare il razzista.
CONCORDO IN TOTO…..
E RICORDIAMOCI,INOLTRE, CHE NELLE INDUSTRIE DEL NORD CI HANNO LAVORATO E PORTATO AVANTI, QUELLI DEL SUD, TRATTATI COME SCHIAVI……
RICORDATELO CARO MARONI ,QUANDO PARLI GNURANT
Nel Simposio, Platone raccontava il mito dell’anima gemella, in cui gli dei avevano separato le anime primordiali, ermafrodite, in due, dando vita a uomini e donne: confessa, te sei l’altra metà dell’unico neurone di Borghezio…
per il bene dell’Italia…
Via i terroni e via i leghisti.
E torniamo tutti a occuparci del nostro bel Paese, da nord a sud (dal Brennero a Salorno)
l’avatar di NOCOLA
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imbecille.
allevando le vacche e i porci e fabbricando salumi e formaggi.La naturale vocazione dei popoli del nord.
Per non parlare dellla tendenza al furto del danaro pubblico. la lega docet.
Crucco?
Terün?
Come ho già detto in un altro mio post,il solito,antico e inguaribile vizio degli italiani era ed è-purtroppo-quello di odiare altri italiani;la storia-antica e recente-del nostro paese è molto rattristante in merito,e sembra non aver mai insegnato nulla a nessuno;quando si capirà che la colpa non è dei meridionali,nè dei settentrionali o dei”romani”,ma solo di circostanze e situazioni storiche,politiche ed economiche,interne ed internazionali che hanno fatto prendere decisioni(il più delle volte sbagliate),ai governi e ai re di turno,che poi una volta fallite si sono rovesciate e scaricate sul groppone del popolo bue,sia del nord,del centro e del sud Italia,sarà sempre troppo tardi!
Ci avete invaso, occupato le nostre terre, mandati su migliaia di terroni a “italianizzarle”.
Impara la Storia, prima di esprimere giudizi idioti.
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Non vi volevamo allora, non vi volevamo dopo, non vi vorremo mai.
Nel 1861, il regno delle due Sicilie, di denaro mise più del doppio di tutti gli altri messi assieme, per formare la nuova entità statuaria.
Nell’ultimo dopoguerra, con le rimesse in valuta pregiata degli emigranti meridionali, fu ricostruito il paese.
La misera industria padana, non sopravviverebbe senza il mercato del sud, ma soprattutto non ce la farebbe l’economia padana se non assorbisse più il PIL del sud che è notevole (il 22% dell’intero nazionale).
Il sud produce anche il 10% del fabbisogno di petrolio dell’Italia, se fosse autonomo sarebbe autosufficiente e la benzina costerebbe 40 centesimi al litro.
Tutto questo invece finisce nel calderone di questo stupido stato polentofobo, in mano a gente che 150 anni ha ampiamente dimostrato la totale incapacità a gestire un grande stato (del resto nella storia non ne hanno mai avuto uno).
Il grande problema del sud è il vampiro che gli succhia il PIL,
ricevendo in cambio il contentino di molte assunzioni nella pubblica amministrazione del tutto inutili al paese, ad ulteriore dimostrazione dell’incapacità del nord a gestire lo stato.
Se voi polentoni, facce di patate lesse, non ne siete convinti,
lasciate in pace i terroni e fate per cazzi vostri. Temo però che tutto il baccano che fate ha il solo fine di denigrare il sud, per far si che l’epicentro della vita politica ed economica del paese non si sposti dal nord, ad andarvene non ci pensate neppure.
Per questi motivi, credo che i movimenti indipendentisti del sud debbano unirsi per discutere il cambio di strategie, magari anche più persuasive.
W IL SUD LIBERO
Sempre la solita lamentela per teste non pensanti…….Maroni vai a studiare……e poi canditi tuo figlio!!!!
Guerra fra poveri, litigano per Gli stracci