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“Mi hanno amputato un piede per colpa del medico”

Pino Buongiorno, ex vicedirettore di Panorama, racconta al Fatto quanto gli è accaduto durante l’estate:

 

E allora partiamo dall’inizio: quando hai scoperto il diabete?
A 40 anni, ereditato da mia mad re .
La diagnosi non ti ha impedito di proseguire con il lavoro, fino a quando…
Un anno fa compare una piccola ferita su un piede. Passa del tempo ma non si rimargina. Dopo alcuni consulti mi spediscono a Roma dal luminare del “piede diabetico”.
Che ti consiglia…
Delle medicazioni, tutte private.
Al costo?
Dipende: o 150 o 200 euro e per una o due volte la settimana.
La situazione migliora?
Macché. Per questo mi sottopone a un intervento di angioplastica per far affluire maggior sangue. Dice.
Risultato?
Nessuno. Così mi amputa le dita del piede.
A questo punto non hai pensato di cambiare medico?
In casi di emergenza si stabilisce un rapporto strettissimo con chi ti cura. Una sorta di Sindrome Svedese, dove sei imprigionato. Lui mi diceva: “Non andare da nessun’altro, altrimenti te lo tagliano tutto. Io te lo salvo”.
In famiglia cosa dicevano?
Volevano un altro consulto. Per questo ci sono state delle forti tensioni.
Riprendiamo. Poi cosa è accaduto?
Sul piede esce una protuberanza. Gli assistenti diagnosticano la patologia di Charcot, sempre legata al diabete. Il luminare non ci crede. Rimanda. Nel frattempo inizio a trovarlo di meno, era sempre in giro per convegni pagati da casa farmaceutiche.
Ma quanti ne organizzano? Sei tu l’esper to…
Tanti, te lo dico io.
Quindi?
Mi sottopongo a una lastra. Il radiologo sbianca. Te la faccio breve: mi consigliano un centro di eccellenza a Cotignola, vicino Ravenna. E lì? Ho scoperto che riescono a salvare il 97 per cento dei piedi affetti dalla mia patologia. Per me era troppo tardi. Quindi le parole dell’equipe: “Le restano 48 ore prima di morire di setticemia”.
Hai denunciato il medico precedente?
Ci sto pensando. Ho una forte spinta a farlo, anche da parte dei miei cari. Ma adesso l’obiettivo è guarire.

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