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pubblicato il 18 gennaio 2010 alle 11:55 dallo stesso autore - torna alla home

E’ imputato per appropriazione indebita, frode e falso in bilancio. Ma il procedimento sarebbe praticamente finito con la richiesta di sospensiva e la legge per l’immunità. Invece il tribunale rigetta la richiesta

Prima la lettera e poi la richiesta. Silvio Berlusconi aveva praticamente programmato tutto per il processo Mediaset e diritti televisivi, in cui era imputato insieme ad altri 13 (tra 20091116 131603 4D7DFE35 Berlusconi chiude il processo Mediaset, i giudici dicono nocui Fedele Confalonieri, Frank Agrama e David Mills, mentre le posizioni dei figli Piersilvio e Marina sono state stralciate), prima spiegando il perché della sua assenza e poi chiedendo, attraverso il suo difensore Niccolò Ghedini, una sospensiva al processo per valutare la possibilità di ricorrere al rito abbreviato. I due mesi che la Corte gli avrebbe concesso servivano a far approvare almeno una delle leggi che si trovano in Parlamento per fermare i processi fin tanto che il premier ricoprirà cariche pubbliche, e quindi tutti i problemi giudiziari sarebbero stati risolti nel modo migliore per il Cavaliere. Ma i giudici hanno detto no, perché la richiesta è giunta fuori tempo massimo e, nella loro interpretazione, la Corte non intendeva concedere un ‘tana libera tutti’ erga omnes.

LA LETTERA – Con una lettera inviata ai giudici della prima Sezione penale del Tribunale di Milano, dove è in corso il processo sui diritti tv, Berlusconi spiega di non poter essere presente oggi in udienza a causa di «accadimenti sopravvenuti» che hanno determinato un cambio degli appuntamenti in agenda. Per oggi, infatti, la presidenza del Consiglio aveva dato, nel novembre scorso, la disponibilità del premier a poter essere presente in aula. «Fermo restando l’interesse ad esser presente al processo», scrive ancora Berlusconi, «autorizzo a procedere» in sua assenza anche perchè, per oggi, sono in discussione alcuni aspetti procedurali. Nella missiva inviata ai giudici il premier spiega poi che era sua intenzione rendere dichiarazioni in aula ma che i suoi difensori lo hanno sconsigliato poichè non è ancora esaurita la fase dedicata all’audizione dei testi.

LA SOSPENSIVA - Nel frattempo, Niccolò Ghedini, uno dei difensori di Silvio mediaset1 thumb Berlusconi chiude il processo Mediaset, i giudici dicono noBerlusconi nell’ambito del processo in corso a Milano sui diritti tv, ha chiesto ai giudici «termini di tempo congrui» al fine di valutare una eventuale richiesta di processo con rito abbreviato per il presidente del Consiglio. Il legale ha fatto riferimento ad una specifica sentenza della Corte Costituzionale. Proprio quella sentenza sulla base della quale il governo aveva avanzato l’ipotesi di fare una legge ai primi di gennaio, ritirando poi l’idea quando al ministero della Giustizia si sono resi conto che non ce n’era bisogno, essendo le decisioni della Consulta immediatamente esecutive (come era successo per il Lodo Alfano). Analoga richiesta era stata avanzata, poco prima, da Nicola Mazzacuva, legale di Gabriella Galetto, una delle imputate al processo il quale aveva spiegato che la contestazione suppletiva formulata in passato dal pm in aula era stata tardiva e basata non su nuovi elementi emersi nel corso del dibattimento ma su dati già presenti agli atti con il decreto che dispone il giudizio. I giudici si sono ritirati verso le 10 e mezza  in camera di consiglio per decidere sulle richieste formulate. A mezzogiorno la fumata nera. Perché i legali del premier avrebbero dovuto formulare la richiesta di rito abbreviato quando fu formulata dal pm la contestazione suppletiva che ha allungato i tempi della frode fiscale all’ottobre 2004. “La pronuncia della Corte costituzionale – hanno aggiunto – è dichiarativa di un diritto esistente, non è una generale rimessione in termini” per tutti gli imputati che vogliono chiedere il rito abbreviato.

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