Esteri

Attacco alla Liberty

18 gennaio 2010

Durante la Guerra dei Sei Giorni gli israeliani assaltarono una nave militare americana uccidendo decine di marinai. Alcuni sostengono che si trattò di un atto deliberato.

Il fatto. L’8 giugno del 1967, pochi giorni dopo l’inizio del terzo conflitto arabo-israeliano, una nave spia americana, la USS Liberty in navigazione al largo della penisola del Sinai, fu improvvisamente e ripetutamente attaccata da jet e motosiluranti israeliane che la danneggiarono gravemente provocando la morte di 34 uomini del suo equipaggio. Gli israeliani dichiararono di aver scambiato la nave americana per una unità militare egiziana e le inchieste successive confermarono questa versione dei fatti. Le autorità israeliane riconobbero un risarcimento di quasi otto milioni di dollari per le vittime e di sei milioni di dollari per i danni materiali provocati alla nave.

LE CRITICHE - Subito dopo l’attacco l’allora segretario di stato americano Dean Rusk inviò una nota di protesta all’ambasciatore israeliano in USA nella quale evidenziava che al momento dell’attacco sulla USS Liberty era issata in modo visibile la bandiera americana e sui fianchi della nave spiccavano i contrassegni identificativi, per cui non era verosimile che i militari israeliani fossero incorsi in un errore di riconoscimento. Tuttavia l’allora presidente Lyndon Johnson assunse una posizione totalmente diversa, avvallando definitivamente la versione israeliana. Nelle sue memorie, pubblicate nel 1971 con il titolo The Vantage Point, Johnson minimizzò la tragedia limando perfino il numero delle vittime, indicato in 10 anziché 34. Nel corso degli anni, l’idea che l’attacco israeliano fosse stato premeditato ha acquisito sempre più forza ed è esplosa nel 2003 a seguito della pubblicazione del volume The Liberty Incident: The 1967 Israeli Attack on the U.S. Navy Spy Ship da parte del giudice e storico A. Jay Cristol cui si deve il merito di aver ottenuto la desecretazione dei documenti relativi all’incidente. Cristol ha avvallato la versione secondo cui l’attacco fu determinato da un’errata identificazione della nave, ma il suo libro ha scatenato una serie di reazioni durissime da parte dei sostenitori della teoria avversa. Tra questi ultimi si contano, oltre al citato Rusk, il capitano Ward Boston che partecipò all’inchiesta ufficiale, l’allora direttore della CIA Richard Helms, l’ufficiale James Ennes che sopravvisse all’attacco, e numerosi altri militari, politici e pubblici ufficiali all’epoca in servizio. Al coro di dissenso si sono poi aggiunti vari giornalisti e scrittori americani, europei, russi e finanche israeliani.

LA TEORIA DEL COMPLOTTO – Come per molte altre vicende, anche qui esistono numerose teorie cospirazioniste. Quella più semplice vuole che gli israeliani abbiano deciso di attaccare la Liberty perché infastiditi dalla presenza di una nave spia americana in grado di intercettare e controllare comunicazioni e movimenti delle loro forze armate. Ce ne sono però anche di più complesse, come quella che sostiene che gli israeliani colpirono la nave americana in quanto temevano che i russi, a loro volta, intercettassero le sue comunicazioni e scoprissero i piani militari israeliani per poi riferirli all’Egitto e agli altri paesi contro cui Israele era in guerra. La teoria più contorta è quella secondo cui gli israeliani intendevano affondare la Liberty e dare la colpa agli egiziani, per scatenare contro di essi la reazione militare americana. La versione ufficiale, o storica, o comunemente accettata, è quella corretta. A suo favore depongono una serie di fatti, documenti e considerazioni di ordine logico. Innanzitutto partiamo dall’inconsistenza delle teorie complottiste e delle affermazioni (peraltro molto qualificate) che le supportano. Mentre la verità storica è una, e una sola, le teorie complottiste sono parecchie e in contraddizione tra loro. Questa circostanza costituisce una chiara indicazione del fatto che esse non sono supportate da prove, che necessariamente dimostrerebbero la validità di una sola teoria rendendo le altre insostenibili. Le stesse affermazioni (talvolta spacciate per testimonianze dirette) di vari pubblici ufficiali direttamente o indirettamente coinvolti nei fatti, sono in realtà frutto di considerazioni, opinioni e valutazioni personali. Nessuno di loro, infatti, ha presentato prove o documenti o ha fatto rivelazioni su fatti e circostanze di cui è stato diretto testimone. Certamente, si tratta di opinioni espresse da persone estremamente qualificate, talvolta superstiti dell’attacco, e pertanto vanno attentamente valutate. Tuttavia restano solo opinioni, e da questo punto di vista anche le opinioni di segno opposto sono numerose e altrettanto qualificate. Questo è perfettamente normale: nella società americana si contrappongono da decenni la lobby favorevole a Israele e quella favorevole agli arabi. Inoltre l’episodio della Liberty ha provocato profondo dolore e rabbia negli ambienti militari, politici e culturali americani.

DEBUNKING - Tutti questi elementi possono influenzare notevolmente le convinzioni e le opinioni di chi ha vissuto direttamente o indirettamente quella tragedia. Un altro fattore che porta a escludere l’attendibilità delle teorie complottiste è di natura squisitamente politica. Gli Stati Uniti erano (e sono) il principale alleato di Israele, e nel 1967 erano la sua principale garanzia contro l’eventualità di un intervento russo a favore dei paesi arabi. Nessun capo di stato avrebbe mai potuto autorizzare un simile attacco contro un alleato così importante e vitale. E’ del tutto illogico. Ma sono soprattutto i fatti, i documenti e le inchieste a rendere inattaccabile la verità storica. Innanzitutto ci sono le inchieste. Sull’episodio della Liberty c’è stata un’inchiesta giudiziaria israeliana (sulla quale è lecito nutrire dubbi, perché non solo esclude ogni responsabilità dolosa dei propri militari, ma cerca di sollevarli anche da qualsiasi addebito di colpa) e un’inchiesta giudiziaria americana. Sempre dal alto americano c’è poi stata un’inchiesta dello Stato Maggiore della Difesa, una a livello presidenziale, una della CIA, e infine ben due inchieste congressuali, una nel 1967 e una nel 1971. In tutto disponiamo quindi degli accertamenti e dei risultati di ben sette inchieste a livello militare, giudiziario, politico, di intelligence. Tutte concordano sul fatto che l’attacco fu conseguenza di un tragico errore di identificazione. E’ del tutto inverosimile che tutte queste inchieste siano state addomesticate. Poi abbiamo una ricerca storica indipendente, quella del giudice Cristol, il quale ha ricostruito l’intera vicenda dopo aver ottenuto la descretazione dei documenti fino a quel momento classificati. Questi documenti sono oggi liberamente consultabili online e si aggiungono alla vasta raccolta che Cristol ha pubblicato sul sito The Liberty Incident. Un lavoro serio, altro che complottisti. Infine abbiamo i documenti, gli archivi, le registrazioni delle comunicazioni radio, perfino le videoriprese dell’attacco. Una tragica sequenza di errori. Questo materiale può essere liberamente scaricato e analizzato da chiunque. Esso dimostra senz’ombra di dubbio che la tragedia fu determinata da una implacabile sequenza di errori e che non solo gli israeliani identificarono erroneamente la Liberty per una nave egiziana, ma addirittura anche gli americani sotto attacco non riuscirono a identificare con certezza i loro attaccanti. I documenti dimostrano, inoltre, che la nave spia americana non era attrezzata per intercettare le comunicazioni israeliane ma solo quelle sovietiche e dei loro alleati arabi. In nessun modo, quindi, la sua presenza poteva costituire una minaccia per Israele. Emergono anche le responsabilità americane: alla Liberty era stato ordinato con largo anticipo di lasciare quella zona, ma l’ordine fu ricevuto solo dopo che la tragedia si fu consumata. Ancora, gli israeliani interruppero immediatamente l’attacco non appena si resero conto che il bersaglio non era nemico, e inviarono tempestivamente alcuni elicotteri di soccorso. Anche tutte queste comunicazioni sono state registrate non solo dagli israeliani ma anche da un aereo spia americano in volo in quei paraggi.

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