Il governo taglia i fondi, le scuole cadono a pezzi mentre i Comuni alzano bandiera bianca. Capita persino che i genitori, su richiesta del dirigente scolastico, siano costretti a comprare cassino, gessetti e a tinteggiare le pareti. Ma c’è a chi va pure peggio: aule senza riscaldamento, mentre dal tetto piove.
Il Governo Berlusconi vi ama, perciò taglia le gambe alla scuola pubblica. E mentre ci
appassioniamo ai cerotti del premier, alla sua storia d’amore tormentata con Gianfranco Fini e ad un eventuale ritorno di fiamma con Casini, si guarda fuori dalla finestra il temporale mentre la casa brucia. A far da Nerone tra i banchi della scuola pubblica, il ministro Mariastella Gelmini. Al di là delle arringhe accorate sul rigore e la meritocrazia l’unico obiettivo che pare aver realizzato è la riduzione in povertà di tutti gli istituti scolastici sparsi sul territorio italiano. Sembra ieri di sentir tuonare dai pulpiti slogan commoventi a rimembrare i bei tempi che furono, la scuola seria di una volta, con il maestro uscito dalle pagine del libro di De Amicis.
TAGLIARE, TAGLIARE, TAGLIARE - Belle parole che si son rivelate dettate dalla necessità di risparmiare e tagliare il più possibile i costi della spesa pubblica destinati alle scuole elementari, ecco spiegato il provvedimento adottato per il ritorno del maestro unico. Mentre stando alle classifiche internazionali la scuola elementare italiana viene considerata tra le migliori del nostro sistema di istruzione. Ma a spregio della qualità, il governo ha cominciato a tagliare 12 mila posti di lavoro nella scuola primaria e le stime calcolano che alla fine del triennio ad essere stati tagliati saranno stati ben 100 mila tra docenti e personale tecnico. Gli altri tagli riguarderebbero la riduzione di orario in tutte le scuole, nonché la chiusura e l’accorpamento delle scuole più piccole. Niente più tempo pieno nelle scuole primarie per mancanza di fondi, niente più laboratori, le famiglie arrivano al punto di doversi autotassare per garantire un minimo livello qualitativo dei servizi scolastici ai propri pargoli. La Gelmini aveva garantito, rassicurandoci tutti, che i costi a carico delle famiglie sarebbero diminuiti, eppure stando ai dati diffusi lo scorso agosto da Federconsumatori-Adusbef ci sarebbe stato un aumento di circa 400 euro a studente, tra libri, lezioni di riparazione, varie ed eventuali. Vediamo adesso un paio di casi concreti di “Mala istruzione” di cui siamo venuti direttamente a conoscenza.
UN ARCOBALENO “PAY PER VIEW” - Nella scuola Quarati, al Vomero, nella cosiddetta Napoli “bene” quindi, qualche giorno fa è stata consegnata ai genitori degli alunni del 38° circolo didattico, una lettera della direzione scolastica in cui si legge che si “richiede la presenza fattiva e collaborativa dei genitori, qualora si volesse abbellire l’edificio “Falcone-
Belvedere” nei giorni del 23-24 e 25 gennaio“. “L’abbellimento - prosegue la missiva – è inserito nel cosiddetto “progetto arcobaleno” che si è dato il circolo didattico“. Ad un primo acchito si potrebbe pensare che si tratti, sicuramente, di una doverosa comunicazione da parte degli organi scolastici ai genitori, magari per avvisarli di qualche possibile disagio ma, anche, per metterli al corrente di quanto la scuola fa per migliorare le condizioni di studio per i loro figli. Invece, scorrendo la missiva troviamo che per “abbellimento” s’intende: “Anche vari tipi di riparazione come maniglie, infissi e altro ancora, come l’imbiancatura delle aule scolastiche“. Alcuni genitori hanno aderito mentre molti altri, invece, si sono indignati. “La scuola non ha soldi per provvedere alle spese“, denuncia un padre sulle pagine napoletane di Repubblica. Una madre, invece, sostiene che “i tagli della Gelmini non permettono alla dirigente neppure di chiamare i supplenti. Noi genitori acquistiamo persino gesso e cassini, ma chiamarci ad imbiancare le aule ci sembra troppo“. Non meglio va con le riparazioni: ora gli infissi rotti, ora il bagno intasato. Al Comune, dicono, fanno quel che possono. Anche sull’ente locale di Palazzo San Giacomo, come in quasi tutta Italia del resto, si è abbattuta la scure dei tagli alla spesa imposti dal governo Berlusconi. Alcuni genitori si sono così organizzati ed hanno scritto un’ulteriore lettera alla dirigente scolastica della Quarati. Ma pure tra questi ultimi non c’è pieno accordo. Alcune mamme e papà, infatti, hanno avviato una colletta per acquistare pittura e pennelli.




Anna Esposito non ha collaborato ma ha contribuito in modo determinante e in egual misura (e forse più) del sottoscritto alla stesura di questo articolo.
CARA ANNA ESPOSITO ,CHISSA PERCHE TUTTI QUESTI PROBLEMI NELLE SCUOLE AL SUD ,MENTRE AL NORD LE COSE VANNO ,DICIAMO ABBASTANZA MEGLIO .
LO SANNO ANCHE I BAMBINI ORMAI CHE SE IL GOVERNO INVIA 1 MILIONE DI EURO AL SUD PER UNA SCUOLA ,900 MILA SPARISCONO SUBITO ,MENTRE GLI ALTRI SI UTILIZZANO PER FARE LAVORI DI SCARSA QUALITA’ .PER POI STARE DAVANTI ALLE TELECAMERE A PIANGERE .
LA SANITA’ IN CAMPANIA RICEVE TANTI SOLDI QUANTO L’EMILIA ROMAGNA ;RISULTATO ? NEANCHE A DIRLO DOVE FUNZIONA MEGLIO
L’ITALIA DOVREBBE ESSERE DIVISA IN DUE ,PERCHE QUELLO CHE UNISCE UNO STATO E’ LA STESSA MANIERA DI VIVERE E PENSARE ,QUINDI NON HA SENSO CHE L ITALIA SIA UN PAESE UNITO ,COSI DIVERSO TRA NORD E SUD .
NON E’ LA PASTA CHE RENDE UNITO UN PAESE
POVERI NOI
E poi su, una che si chiama Esposito… Orrore.
Egregio e illustre nonchè nordico e di razza superiore Enrico,
al nord state tutti meglio, la scuola sì che funziona…lo saprà di certo che nelle scuole del nord lavorano gran parte dei laureati che si spostano dal sud dove non trovano lavoro. Gli illeciti verrebbero commessi dalla cintola in giù dello stivale? Al nord però sostenete e votate il modello berlusconiano, ma non è che avete un po’ le idee confuse? Al di là delle sue affermazioni da clac di Borghezio sono d’accordo che spesso i soldi si perdono per strada, e non solo tra i terroni, mio esimio, ma il problema a mio avviso è il ruolo assistenzialista dello stato, come una figura paterna che vede e provvede. Cosa che fa da anni con la Fiat ad esempio. Che la Fiat è terrona ora?
*dove clac sta per claque chiaramente!
Sì, per questioni di tempistica,ieri sera chi ha montato il pezzo aveva concordato con Anna Esposito. In ogni caso, poichè ci piacciono le collaborazioni stiamo facendo nascere il tandem Esposito-Salvato per i prossimi articoli
Gentile Makia (senza accento, che suona pure dell’originale grecofono) la ringrazio per la puntuale precisazione
Gentile Makia (senza accento, che suona pure meglio dell’originale grecofono) la ringrazio per la puntuale precisazione
che roba è cassino?
siano costretti a comprare cassino, gessetti e a tinteggiare le pareti
ehm
a Napoli è il cancellino per lavagne
Uhm, perché tu con cosa la “scancellavi” la lavagna?
a sputi
a parte gli scherzi mai sentito chiamare il cancellino in quella maniera però sospettavo che fosse un nome localizzato solo che giornalettismo è letto in tutta Italia
hai ragione, ma quello è il corsivo di una dichiarazione di un genitore napoletano
Guarda che c’è persino sul dizionario Italiano-Inglese: Dust-cart. Tipica espressone: “He pulls the dust-cart in the face of the professor”
Pietro l’è modesto!
qui si sta puntando allo sfascio, per poi additare la scuola pubblica come inefficiente e prendere questa come scusa per chiuderla e destinare le poche risorse che rimarranno a quella privata. Hanno già cominciato ad aumentare gli aiuti alla scuola privata…
Questo sta accadendo con la sanità in Lombardia, nonostante i continui scandali sempre coperti dall’amministrazione di Formigoni, legata a doppio filo con la sanità privata. Non passa anno che un ospedale/clinica privata lombarda venga indagata per cartelle di rimborso gonfiate, interventi non necessari, ecc.
Noi puntiamo al modello statunitense, mentre gli USA cercano di virare verso il modello europeo, che paradosso.
@Sbronzo di Riace
sm
disco di cimosa arrotolata per cancellare quanto è scritto sulla lavagna
il dizionario, questo sconosciuto…
non credo sia presente in tutti i dizionari
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Sì, l’attuale governo, nelle figure Tremonti-Gelmini, “punta allo sfascio della scuola pubblica”. Dato questo, secondo voi autori e commentatori di questo mirabile articolo, i docenti e i dirigenti (e il personale ATA) che posizione devono assumere? Salvare il salvabile o lasciare che tutto vada a rotoli secondo le direttive governative?
In fondo, chi si iscriverà alla scuole private saranno sempre pochi privilegiati a permetterselo: invece, la gran parte della popolazione che ha figli in età scolare vivrà sulla pelle tale sfascio e, presumibilmente, se lo ricorderà alla prossima tornata elettorale.
Queste collaborazioni dovremmo farle più spesso tra noi, perchè ho notato che alcuni dei pezzi migliori che facciamo sono frutto di questi “scambi”…
Il pezzo mette in rileivo in modo perfetto cosa si cela dietro le vane parole di efficentismno di cui è stata imbevuta parte della pubblica opinione.
Se si pensa che è così che rasileremo le classifiche PISA di rendimento scolastico dei nostri ragazzi, significa non avere senso della realtà..
Sull’Italia piove. E sul mezzogiorno diluvia.
Bravissimi
C.
Credo che tra breve (direi questioni di minuti) ne faremo una io e lei
Le do un indizio “10%”…
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La squola la conosco piuttosto bene e vi dico che – molto più di come la squola dovrebbe essere – conta la squola come la usano in concreto le famiglie. Ebbene, un 2/3 abbondante dei genitori richiede che la squola tenga i figli fuori di casa una mezza giornata. Nessuna vera richiesta per formazione e didattica. Se la squola è uno shelter, ecco allora che ha senso tagliare i costi e costringere chi ancora ci manda i figli a pagarsi da soli gessetti, ritinteggiature e simili. Del resto, la retta è di meno di cento euro l’anno, cosa si pretende? Solo in Italia ci si lamenta di una situazione del genere.
Non so se è uno scherzo, se lo è, fateci una crocettina(per esempio) così ci ridiamo e non facciamo la figura dei fessi a replicare.
Non è uno scherzo. Confermo che una scuola che costa poco e offre niente non può che finire così. Confermo che un’ampia maggioranza dei genitori non richiede alla scuola vera formazione, ma essenzialmente babysitteraggio (meno vero alle materne/elementari, sempre più vero alle medie/superiori). Del resto lo sfascio della scuola non inizia certo con la Gelmini: generazioni e generazioni di insegnanti “di sinistra” hanno prodotto una società priva di tessuto connettivo, che fa prevalere politicamente un personaggio incredibile come Berlusconi con aspettative addirittura messianiche e tifo da stadio. Molto, molto triste. Per fortuna i bambini se la cavano lo stesso, in un modo o nell’altro.
Perché girare intorno al problema?Questi quattro o cinque ex picchiatori fascisti che oggi ricoprono incarichi ministeriali i più vari,durante la loro adolescenza e prima giovinezza hanno frequentato edifici scolastici nei quali la loro agibilità politica era scarsamente tutelata;ritengono maldestramente che le scuole fossero covi di comunisti,cosa mille miglia lontana dalla realtà.Per questo cercano oggi una sorta di rivincita,spazzando via l’istituzione pubblica e con essa la loro sudditanza intellettuale e la loro terrificante ignoranza.Il piano finale di tutta l’operazione,attraverso l’abolizione del valore legale del titolo di studio,è quello di consegnare l’istruzione nelle mani dei preti e dei padroni,per costruire generazioni prone,attraverso la loro deculturazione,meglio praticata attraverso il ruolo determinante che hanno oggi,nella formazione dell’ideologia,i mezzi di comunicazione,all’idea che la libertà consista nell’inginocchiarsi di fronte a chi gestisce il potere sotto qualsiasi forma,attraverso la ben nota scansione trinitaria di dio,della patria e della famiglia.Che questa operazione permetta poi a lor signori di travasare migliaia di miliardi dalle tasche metaforiche degli studenti italiani verso le proprie,è questione sì rilevante,ma di minore significato prospettico.Che poi,al termine del percorso,la nostra scuola tornerà ad essere un orribile strumento di selezione classista,è cosa talmente ovvia che non merita neppure di essere sottolineata.
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Il risvolto positivo di questa vicenda è che i nostri figli non giocheranno più col pongo o col das, ma con la zappa e col rastrello, se vorranno mangiare a pranzo.
Sembrerebbe che nessuno abbia ancora fatto presente a Berlusconi che le zappe e i badili pesano molto di più delle riproduzioni del Duomo di Milano
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