Esteri

Fort Hood, il report del Pentagono sul fallimento

16 gennaio 2010

“Le difese militari contro le minacce dall’interno sono obsolete e inefficaci”. Il Segretario alla Difesa Robert M. Gates ha illustrato il risultato sul rapporto che è seguito alla strage del 5 novembre.

Sulle minacce alla sicurezza interna del personale, Mr. Gates ha citato mancanze significative di coordinamento fra le comunicazioni , e il fallimento totale della vigilanza sul maggiore Nidal Malik Hasan, lo psichiatra militare autore della sparatoria. Il maggiore Hasan si era sempre comportato in modo strano e aveva già avuto degli alterchi con un chierico radicale nel corso degli anni e nei mesi prima del massacro che ha ucciso 13 persone e ferite 28. “Diversi ufficiali devono essere ritenuti responsabili per non aver controllato il maggiore Hasan, durante il suo training psichiatrico nella zona di Washington”, ha affermato Gates.

COMPORTAMENTI INQUIETANTI - Nel corso di una conferenza stampa del Pentagono, Mr. Gates ha riferito le raccomandazioni all’ esercito e anche se non ha fornito tutti i dettagli, l’Associated Press è certa del fatto che almeno otto ufficiali di rango potrebbero subire azioni disciplinari. Il rapporto formale, rilasciato dal Pentagono, ha rilevato che “alcuni ufficiali medici non hanno applicato le norme del caso nel giudicare Hasan, e che l’attenzione maggiore avrebbe dovuto focalizzarsi sul suo rendimento globale e non solo sul suo curriculum di studi”. L’indagine preliminare è stata condotta da Togo West, un ex segretario dell’Esercito, e dall’ ammiraglio Vern Clark, un ex capo delle operazioni navali. “E ‘chiaro che, come dipartimento, non abbiamo fatto abbastanza per adattare la sicurezza interna delle truppe americane e delle strutture militari alla continua evoluzione della minaccia che è emersa negli ultimi dieci anni“, ha detto Gates. Il segnale più recente è la scoperta che il governo non ha saputo coordinare agilmente le comunicazioni tra le agenzie di intelligence, che è stata chiesta dopo gli attentati dell’ 11 settembre 2001. Il rapporto raccomanda che il lavoro del Pentagono sia più strettamente collegato al lavoro dell’ F.B.I. che gestisce una task force contro il terrorismo in collaborazione con altre agenzie. La task force utilizza investigatori, analisti, linguisti, che studiano i rapporti di intelligence sui possibili legami tra soldati e terroristi o gruppi estremisti.

DUBBI IN POWERPOINT - Gli ufficiali che andranno incontro ad azioni disciplinari sono i supervisori di Hasan che hanno omesso di trasmettere informazioni inquietanti sul suo comportamento e sulle manifestazioni durante le fasi della sua carriera militare: durante la sua formazione di medico presso l’ Uniformed Service University dell’ Università degli Studi in Scienze della salute, i suoi studi in psichiatria al Walter Reed Army Medical Center di Washington e una borsa di studio prima di essere assegnato ad una unità di combattimento di Fort Hood dove gestiva i veterani e i traumatizzati in arrivo. Le raccomandazioni sulle azioni disciplinari della relazione sono state riportate durante la scorsa notte dal Lost Angeles Times  e dall’ Associated Press. Il maggiore Hasan, 39 anni, è nato e cresciuto in Virginia, figlio di Palestinesi immigrati che gestivano un ristorante e un negozio a Roanoke, dopo aver conseguito il diploma al Virginia Tech, ha intrapreso la carriera militare contro la volontà dei suoi genitori. Durante la sua specializzazione, ha allarmato alcuni colleghi, mostrando posizioni nettamente contrarie alle guerre in Afghanistan e in Iraq. Le preoccupazioni per i conflitti e il ruolo dei militari americani nella lotta contro i musulmani d’oltreoceano furono riassunti ad un certo punto in una presentazione PowerPoint che alcuni colleghi psichiatri trovarono del tutto inquietante. Ma le autorità di vigilanza minimizzarono la questione, giustificandola come una sua legittima preoccupazione per la gestione dei soldati musulmani nelle zone di combattimento.

2 commenti a Fort Hood, il report del Pentagono sul fallimento

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  2. Certo che c’è davvero da star tranquilli sulle capacità delle autorità di polizia e militari di “proteggere la sicurezza” dei cittadini…

    C.

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