E’ un Mario Baldassarri piuttosto deciso quello che si presenta sulle colonne di Libero a dare un ultimatum al ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Ma questa non è una sorpresa, visto che l’economista finiano era tra i promotori della prima fronda contro il responsabile di via XX Settembre, quella che verso novembre-dicembre mirava a sollecitare il ministro al taglio
delle tasse durante la discussione sulla Finanziaria.Il ragionamento di Baldassarri è noto, e l’intervista a Libero lo conferma per l’ennesima volta: non è possibile riformare il sistema fiscale a gettito invariato, perché bisogna tagliare la spesa. Per tagliare la spesa, bisogna intervenire sulle spese improduttive: negli ultimi cinque anni lo Stato ha speso 50 miliardi di più negli acquisti della Pubblica Amministrazione e in fondi perduti, che andrebbero, secondo Baldassarri, tagliati.
Quello che interessa di più è però l’ultimatum: “Sono stato io a inventare nel ‘94 lo slogan ‘Meno tasse per tutti’ – dice Baldassarri - Il taglio delle tasse è nel codice genetico del PdL ed è quello che ci contraddistingue dalla sinistra, che pensa ancora che con più imposte si possano avere più servizi. Quindi, è chi ritiene che le tasse e la spesa non si possano tagliare che è fuori dal partito“. Ma finché Tremonti resta a via XX Settembre sembra essere questa la musica, obietta Iacometti - “Ripeto, se non vuole ridurre le tasse e tagliare la spesa, è lui che si pone fuori dal PdL“, risponde Baldassarri. Che elenca prima tutta la serie di interventi che bisogna effettuare, a suo parere, per intervenire sulla spesa. La stessa cosa, sulle pagine del Giornale, ma in modo meno diretto, fanno Paolo Del Debbio e Francesco Forte: “Caro Tremonti, è un autogol abdicare sulle tasse“, scrive il primo; “Tagliare le aliquote è possibile: vi spiego come“, gli fa eco il secondo.
Insomma, il giorno dopo la grande guerra, i due giornali sembrano aver corretto il tiro: il responsabile dell’ignavia fiscale è il ministro dell’Economia, è lui il colpevole dell’impotenza di Berlusconi. Uno scenario in parte già sentito, e con gli stessi protagonisti, nella legislatura 2001-2006: all’epoca, sempre con Baldassarri, il casus belli fu la guerra di Tremendino alle fondazioni bancarie e un litigio clamoroso sui conti della Finanziaria. L’addio (o meglio, l’arrivederci, visto che il periodo di reggenza di Siniscalco durò pochissimo) era comunque il frutto di una guerra intestina alla coalizione che all’epoca si chiamava Polo delle Libertà, che con le tasse ci entrava assai poco: allora, come oggi, era la successione al trono ad essere in discussione. Fini e Tremonti sono tra quelli che ambiscono, e sanno benissimo che l’uno esclude l’altro. In teoria, alle parole di Baldassarri dovrebbe corrispondere una reazione e un dibattito, visto che siamo in democrazia. In pratica, probabilmente anche stavolta il tutto si esaurirà al massimo in un botta e risposta via stampa. Il confronto finale tra Fini, Berlusconi e Tremonti è soltanto rimandato. A dopo le Regionali.
(Vignetta da HCJ)























“Insomma, il giorno dopo la grande guerra, i due giornali sembrano aver corretto il tiro: il responsabile dell’ignavia fiscale è il ministro dell’Economia, è lui il colpevole dell’impotenza di Berlusconi.”
e come chiosava ieri il Dir?
“giusto, non è colpa di Berlusconi, ma di quello scemo che ha nominato Tremonti ministro. Ha detto Silvio che se lo becca se lo incula.”
http://www.giornalettismo.com/archives/47392/giornale-libero-aggrediscono-berlusconi/
insomma, sempre colpa di Tremonti. Silvio è innocente, generoso. Lui vorrebbe tante cose belle per noi. Lui è la cicala che allieta gli animi, che ci fa sorridere prestandosi oramai consapevolmente anche allo scherno e ridendo di se stesso, Tremonti è la formica che lavora lavora e pensa alle cose serie. Ma se davvero il taglio delle tasse è nel codice genetico del Pdl, allora, andassero tutti e due fuori dal partito, ecco
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