The final Ricchiuti

The Final Ricchiuti #416

15 gennaio 2010

Tutti, dalla A di Aiutateli tutti alla doppia W di Tiger Woods, aiutano a quattro palmenti la parte di Haiti che sulle macerie forse mangerà. Una prece del Santo Padre, un minuto di raccoglimento in Coppa Italia, un fiore in meno al camposanto, uno spuntino alla memoria, un salvadanaio rotto, una canzone in dedica alla radio, un profumo nuovo, il nuovo nome di una stella, un chilo di dolore in più in loro onore. Tutto serve. Un lucchetto al Ponte Milvio, la squalifica di Flachi, un milione d’euro in baci ai bambini, la sospensione dei trapianti a Genova, tramonti meno belli, un civile ogni 10 haitiani morti, un po’ di pace alle tre nei condominii. Haiti ora che è rotta tutto l’aggiusta. Haiti ora che è rotta rompe. E’ un dito Medio Senza Frontiere.

Un commento a The Final Ricchiuti #416

  1. redmail

    Se un bambolotto pieno di aghi facesse prudere, dico solo prudere, il fondo rotondo della schiena o l’inizio sodo delle gambe a un ometto lugubre dal sorriso finto, dai conti off-shore, dal predellino mobile, dalla mano morta, dalla moglie ipotecata, dalle fermate d’autobus spostate insieme ai processi, dai ”mi consenta”, dai ”scendo in campo”, dal patto con gli illusi, dal partito con la testa, allora scambierei volentieri un telepatico effetto a distanza, con la distanza di dolore che un effetto produce, quando si mette tra noi e il luogo in cui si è prodotta la causa.
    Ma ho la strana sensazione che tutto resterà come adesso.
    Chi nel culo se lo è preso dal destino, è difficile che se lo gratti.

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