A 17 anni esatti dalla cattura di Totò Riina, avvenuta il 15 gennaio del 1993, questa sera alle 20.30 si terrà al Palauditore, a Palermo, la “Festa della Legalità”. All’evento sarà presente l’intera squadra che arrestò il boss, guidata dal Capitano Ultimo (il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio) e dal generale Mario Mori. Insieme a loro anche i familiari di alcune vittime della lotta alla mafia. La serata, realizzata con il supporto della nazionale italiana cantanti e servirà a raccogliere fondi per inaugurare la casa famiglia per i figli dei carcerati fondata dall’Associazione Volontari Capitano Ultimo nella periferia di Roma, al Prenestino.
Il generale Mario Mori è attualmente sotto processo a Palermo per favoreggiamento alla mafia insieme al colonnello Mauro Obinu a causa della mancata cattura, nel 1995, di Bernardo Provenzano. Secondo il testimone d’accusa, il colonnello Michele Riccio, smentito e querelato dai denunciati, furono Mori e Obinu ad avergli impedito di catturare Provenzano in un casolare di Mezzojuso, indicato dal mafioso suo confidente Luigi Ilardo, poi assassinato da cosa nostra subito dopo aver accettato di collaborare con la giustizia. Nel processo si è poi aggiunta la testimonianza di Massimo Ciancimino sulla cosiddetta trattativa stato-mafia e sul ruolo svolto da Mori come punto di incontro tra criminalità e istituzioni nel 1992.De Caprio invece, rinviato a giudizio dalla procura di Palermo, fu poi prosciolto dall’accusa di favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra. L’indagine era partita a causa dalla mancata perquisizione del covo di Salvatore Riina: dopo l’arresto del boss i carabinieri sotto il comando del capitano Ultimo dovevano perquisire l’edificio ma chiesero la sospensione della procedura per “esigenze investigative”, Nel frattempo il covo era stato ormai abbandonato dalla famiglia del boss e completamente svuotato.
E se saranno riscontrate le dichiarazioni del pentito Nino Giuffré, fino al 2002 braccio destro di Provenzano: “Tutti pensavamo che l’arresto di Riina fosse stato pilotato da Provenzano – ha ricordato l’ex mafioso – Era parte di una strategia portata avanti nell’interesse di Cosa Nostra. Lo stesso Provenzano diceva che Riina era diventato ingombrante, e noi ritenemmo che la sua cattura fosse un ’sacrificio alle divinità’, frutto di un accordo tra lui e altre parti che hanno avuto un ruolo in quella vicenda”, potrebbe saltare fuori che senza l’aiuto di Provenzano non avrebbero mai potuto catturare il Capo dei Capi. “Questo sbirro qua l’avete portato?”, griderà il figlio di Totò, Giovanni, condannato a tre ergastoli, all’arrivo di Provenzano nel supercarcere di Terni a pochi giorni dalla cattura dell’aprile 2006. Insomma, potremmo arrivare al paradosso che non ci sarebbe stato nessun anniversario da festeggiare se non fosse stato per Bernardo Provenzano.



