La vera riforma fiscale: pagare tutti per pagare meno

15/01/2010 - CHI DEVE ESSERE AIUTATO? – Ci torneremo più avanti. Diamo per scontato che le risorse si trovino in modo “indolore”. A questo punto si possono comunque fare decine di riforme  alternative: per aumentare l’equità, per far crescere l’efficienza economica, per

     
 

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CHI DEVE ESSERE AIUTATO? – Ci torneremo più avanti. Diamo per scontato che le risorse si trovino in modo “indolore”. A questo punto si possono comunque fare decine di riforme  alternative: per aumentare l’equità, per far crescere l’efficienza economica, per incrementare l’efficienza tributaria. Obiettivi che tra loro possono anche essere in conflitto. Va quindi trovato il mix più utile per il Paese, perché il fisco è un mezzo per redistribuzione il reddito ma è soprattutto uno dei principali strumenti di politica economica, che orienta il sistema in materia di ambiente, famiglia, lavoro, imprenditorialità, ecc.. Da quello che si è capito, il cuore della riforma sembrerebbe la vecchia proposta di 15 anni fa: riduzione a sole 2 aliquote fiscali sull’imposta dei redditi al posto delle attuali 5, la più bassa del 23 per cento per i redditi fino a 100 mila euro, la più alta del 33 per cento per tutti i redditi superiori. Una proposta che ridurrebbe le tasse a quasi tutti, quindi molto costosa dal punto di vista del gettito, e che favorirebbe in modo marcato i redditi da 75mila euro in su. Un milione e mezzo di contribuenti su 41 milioni. Occorrerebbe anche vedere il meccanismo correttivo di detrazioni o deduzioni, ma una riforma come questa riduce fortemente il gettito favorendo i più ricchi. Controverso che sia efficiente, sicuramente riduce la progressività.

LA PROGRESSIVITÀ – E anche vero che la progressività può essere raggiunta in molti modi. Il ministro Brunetta ha detto che ci sarà una riduzione delle tasse sul reddito e un aumento di quelle sui consumi. Può andar bene, ma va capito come e quanto si vuole spostare la tassazione. Perché una riduzione di gettito di 20 miliardi di Irpef non si finanzia aumentando solo le aliquote Iva sui beni di lusso: bisogna incidere anche sui beni di più largo consumo. Ma così l’effetto sarebbe ancora una volta di colpire di più i contribuenti medi e medio bassi. Se invece si pensa che l’obiettivo prevalente sia l’equità, tassando di più chi ha più soldi, allora bisogna andare in un’altra direzione. Ad esempio, come dice la Cgil, si deve passare per il taglio della prima aliquota di tassazione e poi per l’armonizzazione della tassazione sulle rendite al 20% e per una nuova imposta sulle grandi ricchezze, i patrimoni sopra gli 800mila euro. Tito Boeri ha proposto di aumentare la tassazione dei redditi non da lavoro almeno al livello dell’aliquota Irpef più bassa (23%), lasciando il sistema a 5 aliquote. In questo modo si colpirebbero i più ricchi, quelli che detengono gran parte dei “redditi da capitale”. Secondo lui si potrebbero ricavare circa 25 miliardi di euro in questo modo.

LA GRANDE RIFORMA: LOTTA ALL’EVASIONE – Si tornerà a discutere ed accapigliarsi sul livello di governo a cui affidare i vari tipi di imposte, sul giusto equilibrio tra imposte sul reddito, il patrimonio ed il consumo, su quante e quali basi imponibili, su quante e quali aliquote per ciascun imposta. Qui c’è un’accurata disamina delle proposte. Ma la discussione non dovrebbe prescindere da un grande obiettivo, che tra l’altro servirebbe a trovare le risorse per finanziare il taglio delle tasse, rendendo il fisco italiano più equo e più utile all’innalzamento della competitività: la lotta all’evasione, elusione e erosione fiscale. Si stimano circa 100 miliardi l’anno di evasione, 300 miliardi di imponibile, quasi un quinto del Pil. Ridurre l’evasione a livelli fisiologici è la vera priorità: non si può avere un sistema fiscale più giusto e efficiente finché tra il 50 e il 75%, a secondo delle stime, dei redditi da lavoro autonomo, piccola impresa e liberi professionisti è sconosciuto per il fisco. Non è accettabile che il 50% delle imprese italiane risulti in perdita permanente, perché un’impresa in perdita dopo un po’ chiude. Non si può vedere che i contribuenti con dichiarazioni superiori ai 100.000 euro all’anno siano un numero infinitesimale mentre le auto di grossa cilindrata, le barche, lo stile di vita di molti italiani fa pensare a ben altri livelli di reddito.

QUAL È L’OBIETTIVO? – Le soluzioni tecniche vanno studiate. “Possiamo immaginare un sistema di costi deducibili più ampi e si può pensare di legare la deducibilità a un sistema di tracciabilità”, dice l’ordine dei dottori commercialisti, che parla anche pro domo sua. Ma che sia necessario mettere un punto fermo sull’evasione fiscale, quindi porsi quale primo obiettivo della riforma un ritorno a livelli fisiologici dell’evasione fiscale è una certezza. Da questo lato purtroppo il governo non ci sente. Anzi, fino ad ora ha varato provvedimenti in direzione opposta, a partire dallo scudo fiscale o meccanismi di verifica dei redditi da lavoro autonomo. E’ una buona cosa la calma e la prudenza di Tremonti, che dice che bisogna discutere e confrontarsi con tutti. Meno buona è l’ansia di Berlusconi, che sembra più che altro pensare alle elezioni regionali. Per quanto ci riguarda, dipende dall’obiettivo. Se si vuole davvero fare un fisco migliore, questa volta non si può stare che dalla parte del ministro. Se invece è la solita aria fritta, il tema sparirà ben presto dal dibattito politico. E l’Italia avrà perso l’ennesima occasione.

     
 

6 Commenti

  1. Leftorium© scrive:

    Carlo, questa volta anticipo tutti ed i complimenti te li faccio io, subito. Torniamo al discorso di ieri: “Il rifiuto”. Non pagare le tasse è l’esempio più lampante del rifiuto solidaristico di cui si parlava. In questo caso, poi, c’è un altro macigno grosso quanto una casa. La credibilità in tema di “rigore fiscale” di questo governo. Dal 1994 ad oggi, ogni volta che la destra è andata a governo ci sono stati: condoni fiscali, edilizi, contributivi, scudi, concordati ecc.

    Ieri (avevo quasi pensato di scriverci su qualcosa) i soliti tg… hanno dato la notizia che “nessun governo europeo ha recuperato tanto quanto quello italiano dall’evasione”. Hanno “dimenticato” di dire, ovviamente, che l’Italia è in pole position in quanto ad evasione fiscale in Europa e, di conseguenza, anche i “recuperi” sono per forza di cosa maggiori rispetto agli altri paesi dove le tasse le pagano (spesso, in cambio di servizi efficienti). Mettiamoci pure che nel “recupero” ci sono, con ogni probabilità, calcolati anche i proventi di quel 5% di capitali illegali scudati… e come dicono Napoli: “Ti ho fatto il conto e l’imbasciata”…

  2. meno tasse per Totti è l’unica promessa che Silvio potrebbe riuscire a mantenere

  3. merlin0 scrive:

    e i baroni pagano le tasse?

  4. Marcello scrive:

    Mi duole fare un’osservazione sgradevole ma decisiva. Se l’elettorato è diviso tra chi paga le tasse e chi no, e se chi paga le tasse vota per chi non le paga, ma di che stiamo parlando, scusate?

  5. Pingback: Corte dei conti: occorre un intervento da 46 miliardi l'anno - Pagina 5

  6. gianfranco scrive:

    Giusto che tutti patghino le tasse, se si va al bar pretendere lo scontrino e così via. Ma se si va del meccanico il quale chiede 380 euro per il lavoro, naturalmente senza ricevuta gli euro diventano 250, che fare? Dal dentista stesse cose, cifre enormi fortemente ridotte denza fattura. A questo punto quanti di noi pretendono la ricevuta o preferiscono risparmiare somme enormi sull’ammontare da pagare? Ci sarebbe però una mezza soluzione, se tutti potessero dedurre le ricevute, del meccanico, del dentista, dell’imbianchino ecc. dedurre dalla dichiarazione dei redditi allora molto probabilmente si pretenderebbe la fattura, ma il governo non ci pensa, preferisce che evadono. Inutile fare la pubblicità alla TV paghiamo tutti le tasse e pagheremo meno, pochi la seguono.

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