Cultura

L’incubo di una cosa

15 gennaio 2010

Pier Paolo Pasolini: baluardo della sinistra o dell’onestà?

Nonostante la sua militanza a sinistra, Pier Paolo Pasolini fu uno di quegli inconsolabili conservatori che l’ala della morte sembra sempre accompagnare. Non era cristiano; era un pagano della cristianità, perché il paesaggio della civiltà cristiana costituiva il mondo nel quale la sublimata carnalità dell’uomo, e del suo lavoro, si faceva spiritualità d’artista, piuttosto che di filosofo: uno squarcio intatto di civiltà contadina; la pietra di un’architettura anche umilissima, purché ben stagionata; una suburra cenciosa, ma nobile se nei secoli fedele a se stessa; un vernacolo antico ed incorrotto, odoroso d’erbe e di sudori. Egli cercava una tangibile e quindi impossibile verità: cercava la vita cercando la morte, perché la vita è cambiamento e corruzione. E vita era anche quella “civiltà borghese” che tutto corrodeva e falsificava, e che egli non accettava. Solo così si può capire la sua contraddittoria adesione al partito della secolarizzazione brutale, il PCI: anch’esso ambiva ad una cristallizzazione finale della società, anche se nella direzione opposta a quell’impossibile cristallizzazione terrestre della vita che doveva dar forma al “sogno di una cosa” dello scrittore. Pasolini lo sapeva, ma non riusciva a preferire all’afflato parareligioso del Partito Comunista la mediocrità “borghese” dei partiti democratici. Vi si affiliò idealmente con l’animo di chi accetta o cerca un padrone, o un padre incapace di comprenderlo, in espiazione di qualche colpa misteriosa; nonostante i partigiani rossi gli avessero ucciso il fratello, partigiano bianco; nonostante il partito lo avesse espulso a causa della sua omosessualità. Fu disperatamente irregolare e tragicamente organico. Fedele a se stesso, e alla sua sensibilità, nel ’68 parteggiò per i poliziotti, figli del popolo, contro i dimostranti, figli di papà. Fedele, a suo modo, alla carne, si pronunziò contro l’aborto. Sottomesso al padrone, con l’intuito dell’artista, e con la straordinaria, umiliante, ingenuità di uno studentello, tradusse per il popolo in parole semplici il mito della diversità comunista che una propaganda instancabile aveva costruito per decenni. Lo fece nel 1974, dalle colonne del giornale principe della borghesia, il Corriere della Sera, senza che gli passasse neanche lontanamente per la testa l’ironia della cosa:

LE PAROLE - Ma non esiste solo il potere: esiste anche un’opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano. È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all’opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell’Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.  Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario – in un compatto “insieme” di dirigenti, base e votanti – e il resto dell’Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un “Paese separato”, un’isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel “compromesso“, realistico, che forse salverebbe l’Italia dal completo sfacelo: “compromesso” che sarebbe però in realtà una “alleanza” tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell’altro.

E CRAXI – Nessun dirigente di partito si sarebbe mai esposto così comicamente. Ci pensò l’uomo di cultura e compagno di strada a dire quello che il funzionario non poteva dire. Pasolini non ricevette ordini; si mosse con la perspicacia della vittima, e assolse benissimo il suo compito. Oggi lo possiamo dire, a quasi quarant’anni di distanza. Doveva essere chiara una cosa al popolo di sinistra, e soprattutto ai compagni che “sbagliavano”: la politica del “compromesso storico” lanciata un anno prima da Berlinguer non metteva in discussione la divisione antropologica degli italiani, non significava “legittimare” l’avversario politico. Qualche anno dopo, infatti, Berlinguer la esaltò di nuovo nella stagione funesta della “questione morale”. Ancor oggi, per un piccolo ma non trascurabile, e soprattutto influente, esercito di ultimi giapponesi composto da vecchi ipocriti, da fanatici, e da giovani ingenui, la questione italiana si ripropone nei medesimi termini. Non si lamentino allora coloro che, paventandola, rischiano di sorbirsi fra non molto, per la legge del contrappasso, la santificazione di Craxi.

13 commenti a L’incubo di una cosa

  1. La tesi di questo articolo, mi pare di sintetizzare così una prosa volutamente fumosa, è che Pasolini in realtà fosse comunista quasi per sbaglio, per un suo ghiribizzo intellettuale, nonostante in realtà il Partito Comunista gli si addicesse poco o nulla. Ebbene, ciò è totalmente falso; prima di tutto, temo di poter dare per scontato che la capacità di analisi politica di Pasolini fosse un pochino superiore alla mia o a quella dell’autore di questo articolo, ragion per cui credo che Pasolini potesse giudicare da sé dove aveva senso stare; in secondo luogo, tale presunta contradditorietà è spiegata mediante soltanto brevi accenni, che però sono tutti campati in aria. Che il PCI fosse il partito della brutale secolarizzazione è una ridicolaggine, peraltro contraddetta poche righe dopo da “afflato parareligioso” e soprattutto priva di riscontri nella realtà (dall’art. 7 al numero di dirigenti e intellettuali comunisti cattolici, molto complotta a smentire questa colossale balla). Senza accennare alla prova inversa, ossia il fatto che questo paese, in cui il PCI non ha mai governato, è stato nei fatti brutalmente secolarizzato. Forse chi si sente di centrodestra farebbe bene a interrogarsi su questo.
    Discorso simile si può fare per la posizione di Pasolini nel ’68: non era certo il PCI ad organizzare o anche solo appoggiare “i figli di papà” del Movimente Studentesco (si legga anche il “discorso dei capelli” per vedere come Pasolini analizzasse la deriva a destra dei movimenti giovanili), dunque questa presunta contradditorietà poggia sul nulla. E per quanto riguarda l’aborto, prima di tutto la sua conservatorietà era del tutto normale in un partito profondamente conservatore; in secondo luogo, non si pronunciò contro l’aborto per fedeltà alla carne, ma perché esso rappresentava la comoda liquidazione borghese di un grave problema di coscienza (“c’è da lottare contro la falsa tolleranza del nuovo potere totalitario dei consumi”: CdS, 19 gennaio 1975). Anzi, era tanto poco fedele alla carne che allegò alle sua argomentazioni una provocazione, sostenendo che in tempi di crescita demografica mondiale la nascita di un figlio era maledetta (stesso articolo).
    Ma mi pare comunque che tutte le piccole falsità poste all’inizio convergano verso quella lettura perlomeno forzata della citazione pasoliniana (quasi a voler dire: “Ecco, un uomo tanto strano e contraddittorio non poteva essere serio, e le sue parole non valgono nulla e non sono reali”). Ora, capisco che da decenni l’argomento principe della sempre più lamentosa vulgata di destra è che fosse il PCI in realtà a discriminare gli avversari politici, a creare steccati, a dividere gli italiani, eccetera, e che dunque la “diversità” illustrata da Pasolini non fosse che parte di questa manovra. Ma guardiamo ai fatti, senza voler indovinare le intenzioni di chi è morto e non può replicare: la diversità tra comunisti e altri, in termini politici, era dovuta al fatto incontestabile che i primi fossero esclusi, per convenzione eterna ed immutabile, dal potere, e quindi anche dai discutibili modi di gestione dello stesso che fanno parte della storia italiana. Che in questo senso il PCI, tagliato fuori dal governo, fosse il partito pulito e puro, è evidente; certamente non era per meriti propri che ciò accadeva, tuttavia accadeva. Di più, il PCI era il partito di chi sceglieva coscientemente di ritirarsi dal potere italiano e dalla sua gestione. Credo sia abbastanza per fondare una diversità. Deriva direttamente da ciò la questione morale e la riaffermazione della diversità: non una sfida lanciata agli altri italiani (basta con questi queruli noiosi lamenti, cristo), ma semplicemente il voler rassicurare la propria gente che se ci si avvicinava al potere era per cambiare l’Italia, non per mutare se stessi. Purtroppo, le cose andarono diversamente.
    Ma questo non toglie che non ci sia nulla di comico nelle parole di Pasolini e che le sue non fossero affatto le farneticaizoni di un frocio strano, come si vuol dare ad intendere. E mi pare offensivo liquidare così il più tragico e forse l’unico davvero grande dei nostri intellettuali.

  2. Lei vede contradditorietà tra la “brutale secolarizzazione” e l’afflato parareligioso o messianico del PCI? E’ invece sempre stato così per tutti i movimenti comunisti e in tutto il mondo: naturalmente si trattava della “loro” religione. E’ tanto difficile capirlo? E’ tanto strano che molti cattolici ne fossero atratti? Sebbene capissero in cuor loro che l’avvento della società “comunista” avrebbe significato senza alcun dubbio una laicizzazione estrema e perfino violenta della società?
    Io poi non ridicolizzo Pasolini: vedo una tragicità di fondo nelle sue scelte, dalla quale risulta una discrepanza clamorosa tra la sensibilità della sua vita artistica e la grossolanità delle sue opinioni politiche.
    Quando, a proposito dell’aborto, dico “fedele alla carne”, l’intendo nel senso lato datogli nella prima parte dell’articolo, laddove questa “sua” sincerità si contrappone, appunto, alla mediocrità “borghese”.
    Sulla diversità del PCI e sul valore delle affermazioni pasoliniane, che vuole che le dica? Come si fa ad insegnare che 1 + 1 = 2 ad una persona adulta, se costui si rifiuta di capire? Allargo le braccia, e mi dico che la malattia è ancora proprio grave.

  3. 1) Guardi, ammettiamo per comodità che ci fosse un obiettivo, da parte comunista, di “laicizzazione estrema e perfino violenta della società”. Il PCI, tuttavia, non ha mai governato, e dunque non ha mai avuto occasione di mettere in pratica il suo programma: ebbene, a lei pare che viviamo in una società anche minimamente cattolica? Lei, al di là forse dei crocifissi, vede nella vita quotidiana, nei media, nella politica, nei modelli trionfanti un’etica cattolica? Risponda onestamente a questa domanda e poi si chieda chi ha davvero nuociuto al Cristianesimo e alla tradizione cristiana e popolare di questo paese, se i fantomatici progetti comunisti o la realtà del Capitalismo.
    2) La grossolanità delle sue opinioni politiche è spiegabile col fatto che ai tempi di Pasolini esisteva un solo partito d’opposizione, uno solo, che rappresentava quindi l’unica alternativa per chi non era d’accordo con la pratica consumista e borghese (e sarà d’accordo che questa è l’idiosincrasia che fonda tutta la sensibilità e la produzione di Pasolini). Che un partito sostenuto e rivolto a circa un terzo della popolazione italiana non potesse essere granché raffinato mi pare un’ovvietà. Certamente Pasolini non ne era rappresentato in toto, come non poteva esserlo nessuno dei milioni di comunisti italiani. Ma credere che un partito possa rappresentare il singolo elettore è un’assurdità e una clamorosa affermazione di presunzione da parte di chi lo ritenga possibile, e magari dovuto.
    Sull’aborto e sulla diversità del PCI, non ho capito le sue argomentazioni (e non voglio essere malfidato sospettando che siano appositamente indeterminate e anche vagamente offensive). Mi perdoni, ho fatto le scuole pubbliche.

    • Asgardian

      Signor tamas, lasci stare. La retorica fumosa copre la volontà di fondo di non sentire alcunché. Al riguardo basta leggere gli altri articoli del signor “io so fare 2+2″. La colpa è sempre dei “sinistri”. Piove? Colpa dei sinistri che hanno governato (!) per 50 anni…

    • 1) Ho parlato non a caso del PCI (ma indendendo in senso lato anche il comunismo)come partito della “brutale secolarizzazione” e non della “secolarizzaione” e basta, perché, ma qui sarebbe un discorso lungo, ritendo la secolarizzazione stessa figlia della civiltà cristiana, ossia, per me, della civiltà occidentale. Il Cristianesimo non è il Tradizionalismo, se si intende con questo termine ciò che è legato alla nazione, alla cultura, alla lingua, ai “costumi”, e anche alla “moralità” dei costumi, nel senso più superficiale del termine. Tradizione che il Cristianesimo rispetta, ma non mette al posto di “Dio”. Nell’antichità la carica “corrosiva” del Cristianesimo era bene avvertita. Ancor oggi il suo Universalismo gli impedisce di andare d’accordo con il conservatorismo duro di chi non accetta nessun cambiamento. Come vediamo bene sui temi della globalizzazione o dell’immigrazione. Detto questo, era contraddittorio per uno come Pasolini appoggiare – visto che “sposare” sarebbe un termine improprio per uno come lui – un’ideologia che delle tradizioni faceva tabula rasa. Ma evidentemente l’alone messianico e puro del comunismo agiva su di lui.
      2) La “grossolanità” politica di Pasolini sta nel fatto che proprio a lui è toccato di farsi interprete della “pancia” della sinistra, dei suoi impulsi più gretti e violenti e veri. Ancorché in superficie democratici e legalitari. E’ come se questo urlo avesse bisogno di una firma illustre che ne dasse lustro e dignità. Mi son chiesto perché è toccato proprio a lui. E perché ci si sia prestato. E ci vedo qualcosa di tragico.

      • 3) Sul ’68. Pasolini nelle facce dei giovani che scendevano in piazza vedeva anche troppo bene i figli della “borghesia” con i loro capricci e le loro mediocrità. Solo che avviluppava il tutto nella sua mistica anti-borghese, che in realtà non voleva dire nulla, per cui lui ci vedeva solo decadimento morale, consumismo, e quindi un larvato “fascismo”. Una bella sensibilità, una bella sincerità, e una sociologia da quattro soldi. Mai e poi mai fatta propria dalla sosiologia da quattro soldi del PCI, che per di più era menzognera.

        4) Sull’aborto. Pasolini scrisse:

        “Sono traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano – cosa comune a tutti gli uomini – io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente. Mi limito a dir questo, perché, a proposito dell’aborto, ho cose più urgenti da dire. Che la vita sia sacra è ovvio: è un principio forte ancora che ogni principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo. (…) L’aborto legalizzato è – su questo non c’è dubbio – una enorme comodità per la maggioranza. Soprattutto perché renderebbe ancora più facile il coito, a cui non ci sarebbero più praticamente ostacoli. Ma questa libertà del coito della “coppia” così com’è concepita dalla maggioranza – questa meravigliosa permissività nei suoi riguardi – da chi è stata tacitamente voluta, tacitamente promulgata e tacitamente fatta entrare, in modo ormai irreversibile, nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito delle esigenze di libertà, diciamo così, liberali e progressiste e, facendole sue, le ha vanificate, ha cambiato la loro natura.”

        Gli accenni alla vita prenatale, alle “acque materne”: per questo parlavo della sua spiritualità come di una “sublimazione della carne”. La carne dell’uomo. E poi della sua opera e del suo lascito.
        E si veda come le sue successive considerazioni morali siano poi distorte da quella mistica anti-borghese di cui parlavo sopra. Che sempre al fascismo arriva. E che non fanno onore alla sua intelligenza e alla sua sensibilità.

        • 5) E nella sua tragica capacità d’ingannarsi, magari sperava che fossero proprio i progressisti, in quanto forza incorrotta, pura, moralmente sana, in quanto la sua Chiesa di questa Terra, ad opporsi all’aborto! Per lui, ma solo per lui, ciò avrebbe significato nient’altro che coerenza! Ma, appunto, era solo il “sogno di una cosa”.

  4. E inoltre fa ridere la storia del PCI escluso per convenzione immutabile dal potere, per due motivi:
    1) le sinistre in tutta Europa e durante tutta la Guerra Fredda fino al 1989 riuscirono a vincere le lezioni e ad andare al potere, compreso negli stati come Spagna e Grecia dove la democrazia era arrivata solo da qualche anno. Ma appunto quelle sinistre erano “socialiste” o “laburiste” e non “comuniste”. E allora non si può rivoltare la frittata incolpando gli avversari politici degli esiti derivanti dalle proprie “anomalie”.
    2) il PCI non governava, ma godeva di un potere reale vastissimo, in tutti i settori della società, e molta dell’attività legislativa andava avanti solo dopo un suo tacito od esplicito via libera. Il vero discrimine era la politica estera.

  5. 1) Mistificazione. In Spagna e in Grecia sistemi elettorali diversi, sebbene a base proporzionale, fanno sì che il partito di maggioranza relativa abbia usualmente più del 50% dei seggi. In Italia, per governare il PCI avrebbe avuto bisogno del 50% dei voti.
    2) Se i governi italiani avevano maggioranze troppo composite e indisciplinate per battere l’opposizione parlamentare, ne converrà, non è colpa dell’opposizione stessa.
    E comunque le sue due risposte non rispondono in nulla alle mie due osservazioni precedenti. Ragion per cui la lascio piangere e la saluto.

    • 1) Che c’entrano i sistemi elettorali? La gente risponde ai sistemi elettorali tendendo conto delle loro particolarità e conseguenze. Il problema era l’isolamento politico del PCI.
      2) La sponda PCI era ricercata dai governi non perché mancassero i voti, ma appunto perché il PCI era una forza temibile nella società e nella piazza.

  6. peccato, stava venendo fuori un bel dibattito (e per la prima volta vedevo Zamax in reale difficoltà) :D

  7. ricchiuti

    Il pezzo è perfetto, anni fa in giro si sviluppò una piccola discussione sul Pasolini che oggi sarebbe teo-con.
    Bellissimo al limite della sensualità l’accostamento dicotomico artista-studentello. Dicotomico si fa per dire perché poi pure l’ingenuità serve all’arte e soprattutto all’artista. Tutto fa brodo.
    Di nuovo complimenti, addio.

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