Alcoa abbandona Portovesme

01/09/2012 - In giornata è arrivata la conferma

Alcoa abbandona Portovesme

La multinazionale Usa ha avviato le operazioni che provvederanno a fermare lo stabilimento sardo. A niente sono valse le proteste dei lavoratori in merito all’accordo sottoscritto il 27 marzo 2012.

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IL CASO -  ”Il processo di fermata dello smelter, della fonderia e del reparto produzione anodi richiederà alcune settimane per essere completato. Per mantenere concreta la possibilità del riavvio è di cruciale importanza che lo svolgimento delle operazioni di fermata avvenga in modo corretto e senza ritardi, in conformità al piano di fermata predisposto da Alcoa” questa è la nota con cui l’azienda invita alla collaborazione, tenendo conto delle manifestazioni dei suoi dipendenti che continuano a protestare. Un invito alla collaborazione, affinché tutto si svolga nel migliore dei modi come se la disoccupazione fosse un tassello necessario per il bene dell’umanità.

 

MOTIVAZIONI - ”A questo fine, siamo pertanto fiduciosi che le Organizzazioni Sindacali ed i dipendenti dello stabilimento coopereranno responsabilmente al processo di fermata nel miglior comune interesse. Siamo sinceramente dispiaciuti che fattori al di fuori del nostro controllo, tra i quali la situazione economica e gli oneri imposti dal sistema regolatorio europeo abbiano contribuito in maniera cosi pesante alla decisione. Ribadiamo tuttavia che Alcoa manterrà l’impianto in condizioni tali da permettere una ripartenza con un altro operatore per un anno intero, tempo durante il quale le condizioni economiche potranno migliorarsi e garantire un futuro più sereno per Portovesme” ha precisato l’azienda, in pensiero per i lavoratori che lascia a casa.

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GARANZIE – Alcoa assicura garanzie per i dipendenti come Cassa Integrazione, Mobilità, assistenza per la formazione e riqualificazione per trovare un nuovo impiego ma questo non basta e non è sufficiente: “Abbiamo votato l’impegno a porre in essere ogni mezzo politico, normativo, finanziario e legale per scongiurare l’avvio delle procedure di fermata degli impianti. Abbiamo unanimemente votato questo e l’indirizzo politico generale di ridisegnare la qualità del confronto-scontro istituzionale con il Governo, inadempiente verso la Sardegna e i sardi su troppe questioni, difesa e rilancio delle attività industriali ed economiche, trasferimento delle risorse sulle nuove entrate (ormai si avverso i 2 miliardi di euro), trasporti e continuità territoriale, sistema energetico regionale, per citare i più rilevanti” ha dichiarato Luciano Uras, capogruppo di Sel-Misto in Consiglio regionale della Sardegna.

IL RIFIUTO – Gli operai non ci stanno e rilanciano attraverso il Partito comunista dei lavoratori della Sardegna: “Gli impianti non vanno fermati, l’Alcoa va occupata, nazionalizzata senza indennizzo per i padroni e la produzione va posta sotto controllo operaio. L’unita’ tra i lavoratori delle fabbriche del Sulcis con i minatori deve guidare il fronte di lotta coinvolgendo pastori, artigiani e studenti, per accendere la rivolta sociale, che partendo dal Sulcis deve rovesciare il governo Monti e l’Europa dei banchieri per aprire la strada al governo dei lavoratori”. Dopo la conferma dello stop, le rappresentanze sindacali e i dirigenti dell’azienda si sono incontrati per bloccare le prime celle: “La fabbrica è patrimonio anche dei lavoratori, che sono persone responsabili. Faremo tutto il possibile per rallentare al massimo la procedura di fermata, in vista dei prossimi incontri a Roma. Il 5 settembre ci organizzeremo per essere di nuovo nella capitale” ha detto il segretario provinciale della Cgil del Sulcis, Roberto Puddu.

MALAFEDE? - C’è chi non crede alle buone intenzioni di Alcoa e tuona: “La decisione dell’azienda di avviare lo stop degli impianti nonostante sia ancora in corso la trattativa con Glencore dimostra ancora una volta la malafede della multinazionale americana che aveva già da tempo pianificato la dismissione della fabbrica di Portovesme. Sin dall’inizio del 2012, dopo molti colloqui con le Rsu, avevamo avvisato il Governo di questo disegno nefasto per l’economia del Sulcis Iglesiente, senza però essere ascoltati” sono le parole di Federico Palomba, segretario regionale della Sardegna e deputato Idv, che ha concluso: “Siamo al fianco dei lavoratori ma non possiamo che constatare l’incapacita’ del Governo e della Regione Sardegna – ha detto – di opporsi a questa scellerata decisione. Richiamiamo pertanto alle proprie responsabilità le forze politiche che a Cagliari si stracciano le vesti ma a Roma si adeguano a qualunque decisione presa contro i sardi e la Sardegna”.

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