Cultura

Facebook: il colore del reggiseno non cura il cancro

14 gennaio 2010

Il gioco degli status, che nei giorni scorsi era stato portato alla ribalta come meme nato per sensibilizzare contro i tumori femminili, comincia ad essere aspramente criticato.

Ne abbiamo parlato da poco, ma già sembra passato molto tempo: sul social network più famoso del mondo la vicenda si è evoluta, diventando un mezzo per uno scherzo malizioso, e generando una discussione planetaria. E, nonostante all’iniziativa sia stato dato l’imprimatur da una delle più importanti associazioni che si occupano di sensibilizzare le masse in materia di prevenzione sul cancro al seno, la Susan G. Komen Foundation, ora cominciano a fioccare le prime polemiche. E’ stato veramente utile?

PRIMA L’UOVO O LA GALLINA? – Se lo chiedono un po’ tutti e Kurt Von Moos nel suo blog ci da una risposta: sembrerebbe infatti che il messaggio originale che si è propagato a velocità warp 9 su Facebook non contenesse alcun accenno al cancro e nessun intento pedagogico o sociale, ma fosse semplicemente un gioco, il gioco del colore del reggiseno per l’appunto. Solo in seguito si sarebbe trasformato per opera di qualcuno, e come spesso succede, per puro caso, le nuove mail hanno avuto una diffusione più veloce e capillare di quelle originarie. Anzi, Von Moos dice di più, e in modo più pesante; infatti afferma: “Nulla aiuta a diffondere stronzate come una buona causa, giusto?” Insomma, si tratterebbe di puro e semplice spam, e di qualcuno molto cinico che ha utilizzato i sensi di colpa degli internauti: del resto nulla appaga come fare qualcosa di assolutamente non faticoso e gratuito per appoggiare una buona causa,ci si sente con la pancia piena fino alla prossima tragedia.

PEGGIO CHE SPAM – Quale azione di sensibilizzazione infatti, per quanto mirata ad un problema esclusivamente femminile, rinucerebbe per diffondersi alla metà della potenziale platea? Infatti gli utenti maschili del social network sono stati esclusi dalla catena, e questo per una campagna con intenti benefici significa un rallentamento nella propagazione o, nella peggiore delle ipotesi, il fallimento dell’iniziativa. Non solo: il buon Kurt, e non solo lui si chiede in che modo il messaggio ha rappresentato qualcosa di positivo e di propositivo: “Un altro indizio che potrebbe far pensare che si tratti di un gioco sporco è il fatto che nessuna organizzazione benefica, o di ricerca si sia fatta vanti per patrocinare l’iniziativa. Se tu fossi a capo di  una campagna di sensibilizzazione per la cura e le prevenzione del cancro al seno, non vorresti che il mondo sappia chi c’è dietro per poter fornire informazioni che possano aiutare la gente? Che razza di consapevolezza si crea se non si indirizzano le persone a qualcosa di concreto come ad esempio donare soldi per la ricerca sul cancro, o eseguire un esame? “

GOOGLATE, GENTE, GOOGLATE - ” Le donne affette da cancro al seno non si curano affatto delle vostre sterili speranze, dei vostri sogni o del colore del vostro reggiseno. Hanno problemi più grandi.” Insomma una faccenda piena di superficialità e di vacuità, nel migliore dei casi, o addirittura un’azione premeditata a puro scopo goliardico. Ma il web, e Facebook, non sono da buttare via, sono dei mezzi, e si possono usare in tanti modi; ecco perchè probabilmente invece di seguire effimere chimere è molto più utile, anche se meno romantico forse, usare le risorse che internet offre per informarsi su cosa fare per salvaguardare la propria salute, cercare chi  realmente si adopera per chi sta soffrendo, e per evitare che altre donne muoiano.


3 commenti a Facebook: il colore del reggiseno non cura il cancro

  1. ma durerà ancora per molto questa storia? :D

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