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	<title>Commenti a: L&#8217;esplosione della spesa corrente ed il debito pubblico</title>
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	<description>Riservato a molti eletti</description>
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		<title>Di: Le banche italiane e la &#8220;manina&#8221; del Tesoro sul debito pubblico</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/47292/lesplosione-della-spesa-corrente/#comment-59144</link>
		<dc:creator>Le banche italiane e la &#8220;manina&#8221; del Tesoro sul debito pubblico</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 08:59:58 +0000</pubDate>
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		<description>[...] stato della nostra Finanza pubblica. I motivi sono molteplici. Certo, il nostro enorme fardello del Debito pubblico, il ritardo nel varo delle riforme capaci di incidere profondamente ed in modo strutturale sui [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] stato della nostra Finanza pubblica. I motivi sono molteplici. Certo, il nostro enorme fardello del Debito pubblico, il ritardo nel varo delle riforme capaci di incidere profondamente ed in modo strutturale sui [...]</p>
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		<title>Di: francesco</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/47292/lesplosione-della-spesa-corrente/#comment-49817</link>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 11:15:15 +0000</pubDate>
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		<description>entrate e leggete cosa si puo fare per tutti!!!!!!!!!!!!!

scrivete su fecabook la parola magica &quot;il 3millennio&quot; e leggete
http://fransua.beepworld.it/progetto.htm</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>entrate e leggete cosa si puo fare per tutti!!!!!!!!!!!!!</p>
<p>scrivete su fecabook la parola magica &#8220;il 3millennio&#8221; e leggete<br />
<a href="http://fransua.beepworld.it/progetto.htm" rel="nofollow">http://fransua.beepworld.it/progetto.htm</a></p>
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		<title>Di: Leftorium©</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/47292/lesplosione-della-spesa-corrente/#comment-45769</link>
		<dc:creator>Leftorium©</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 08:03:33 +0000</pubDate>
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		<description>Perché rode pure a te?</description>
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		<title>Di: Z</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/47292/lesplosione-della-spesa-corrente/#comment-45762</link>
		<dc:creator>Z</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 00:26:17 +0000</pubDate>
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		<description>Cos&#039;è, un pizzino di Provenzano?</description>
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		<title>Di: Leftorium alias tutti gli altri</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/47292/lesplosione-della-spesa-corrente/#comment-45754</link>
		<dc:creator>Leftorium alias tutti gli altri</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 22:35:03 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie dei complimenti ma non eccedere. Che poi a qualcuno (sempre lo stesso) gli rode.

L&#039;ip di ora invece è 80.104.192.238</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie dei complimenti ma non eccedere. Che poi a qualcuno (sempre lo stesso) gli rode.</p>
<p>L&#8217;ip di ora invece è 80.104.192.238</p>
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		<title>Di: Comicomix</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/47292/lesplosione-della-spesa-corrente/#comment-45736</link>
		<dc:creator>Comicomix</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 18:47:46 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Di fatto, c’è un vero e proprio clima di rifiuto di cui nessuno si sente pienamente responsabile, mentre cresce quella tendenza al particolarismo, al “Ghe pensi mi”, col rifiuto di ogni forma di solidarismo economico, sociale e politico.&quot; Parole da incorniciare e che sottoscrivo pienamente...questo di Pietro è un editoriale nell&#039;editoriale..

Sulla montagna di debito, come ci siamo detti qualche tempo fa, stupisce questa sorta di rimozione collettiva non solo sulla sua entità, ma sulla sua natura. C&#039;entra in questo, ad esempio, anche il giudizio su Craxi, che da questo punto di vista ha più di una colpa, come sappiamo.

Insomma, il rischio è quello magari non di un default in piena regola, ma di un &quot;botto&quot;, dovuto magari a natura del debito, detentori dello stesso ed altre variabili che rischiano di mettere l&#039;Italia in una situazione di minorità proprio quando (questo è il paradosso), come ha scritto Luca a suo tempo, non è più un&#039;eccezione nel panorama mondiale.

Io continuerò ad essere preoccupato ed a seminare dubbi. Dal mio ovviamente bassimo punto di vista.

Un abbraccio

C.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Di fatto, c’è un vero e proprio clima di rifiuto di cui nessuno si sente pienamente responsabile, mentre cresce quella tendenza al particolarismo, al “Ghe pensi mi”, col rifiuto di ogni forma di solidarismo economico, sociale e politico.&#8221; Parole da incorniciare e che sottoscrivo pienamente&#8230;questo di Pietro è un editoriale nell&#8217;editoriale..</p>
<p>Sulla montagna di debito, come ci siamo detti qualche tempo fa, stupisce questa sorta di rimozione collettiva non solo sulla sua entità, ma sulla sua natura. C&#8217;entra in questo, ad esempio, anche il giudizio su Craxi, che da questo punto di vista ha più di una colpa, come sappiamo.</p>
<p>Insomma, il rischio è quello magari non di un default in piena regola, ma di un &#8220;botto&#8221;, dovuto magari a natura del debito, detentori dello stesso ed altre variabili che rischiano di mettere l&#8217;Italia in una situazione di minorità proprio quando (questo è il paradosso), come ha scritto Luca a suo tempo, non è più un&#8217;eccezione nel panorama mondiale.</p>
<p>Io continuerò ad essere preoccupato ed a seminare dubbi. Dal mio ovviamente bassimo punto di vista.</p>
<p>Un abbraccio</p>
<p>C.</p>
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		<title>Di: Leftorium©</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/47292/lesplosione-della-spesa-corrente/#comment-45712</link>
		<dc:creator>Leftorium©</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 13:59:16 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Cipiciani. La ringrazio della citazione. :)

Ha ragione (anzi, tolgo questo tono dottorale...) Hai ragione. C&#039;è una sottovalutazione del problema per diverse ragioni. Innanzitutto, l&#039;argomento è complesso. Sul debito pubblico, come sappiamo, esistono diverse teorie economiche. C&#039;è chi ha un approccio prettamente contabile, chi più politico chi, invece, addirittura psicologico. In passato, c&#039;è stato chi sosteneva che un debito eccessivo fosse quasi una manna (per via dei super rendimenti sui titoli di Stato). A me spaventa questa sorta di &quot;rifiuto&quot; del debito, inteso come il rifiuto di chi non si ritiene responsabile di un debito contratto da &quot;altri&quot;. E non è solo un riferimento politico. Spaventa anche l&#039;idea &quot;privata&quot; per cui i giovani possono pensare che devono pagare i debiti contratti dai padri; le regioni ricche (il Nord) pensano di dover pagare i benefici e gli sprechi fatto per le regioni povere (il Sud), i lavoratori pensano di dover pagare i vantaggi dati alle imprese; le imprese, a loro volta, pensano di pagare gli eccessi di uno stato sociale - dicono - dissennato. Le piccole imprese sono contro le grandi che beneficiano di incentivi, le grandi imprese sono contro le piccole che hanno evaso ed evadono tasse e contributi ed alimentano il mercato sommerso. La gente è - spesso a ragione - contro i partiti e i politici ecc. Di fatto, c&#039;è un vero e proprio clima di rifiuto di cui nessuno si sente pienamente responsabile, mentre cresce quella tendenza al particolarismo, al &quot;Ghe pensi mi&quot;, col rifiuto di ogni forma di solidarismo economico, sociale e politico.

In un quadro &quot;d&#039;irresponsabilità&quot; generalizzata è evidente che le nostre preoccupazioni (e di qualche altro commentatore economico, diciamo così, più autorevole di noi :) ) passano in secondo piano. Al più, se ci va bene, siamo dei seminatori a buon mercato di allarmismo sociale. Purtroppo, temo, che il rifiuto del debito (inteso come l&#039;incapacità a mettere mano a serie politiche di risanamento) possa portare non nel &quot;lungo termine&quot; (quando, diceva Keynes, saremo tutti morti), ma in tempi brevi all&#039;incapacità nella gestione dello stesso. Basta pensare che buona parte del nostro debito risulta collocato all&#039;estero, e che questo può trasformarsi in una forma di &quot;amministrazione fiduciaria&quot; da parte di altri paesi (non necessariamente UE, come sappiamo). 

Ormai - basta ascoltare Tremonti - l&#039;unica preoccupazione sembra essere diventata non tanto risanare i conti quanto non perdere qualche &quot;A&quot; nei giudizi delle varie agenzie di rating. La stessa &quot;politica economica&quot; di Parmalat, se ricordi...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Cipiciani. La ringrazio della citazione. <img src='http://www.giornalettismo.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ha ragione (anzi, tolgo questo tono dottorale&#8230;) Hai ragione. C&#8217;è una sottovalutazione del problema per diverse ragioni. Innanzitutto, l&#8217;argomento è complesso. Sul debito pubblico, come sappiamo, esistono diverse teorie economiche. C&#8217;è chi ha un approccio prettamente contabile, chi più politico chi, invece, addirittura psicologico. In passato, c&#8217;è stato chi sosteneva che un debito eccessivo fosse quasi una manna (per via dei super rendimenti sui titoli di Stato). A me spaventa questa sorta di &#8220;rifiuto&#8221; del debito, inteso come il rifiuto di chi non si ritiene responsabile di un debito contratto da &#8220;altri&#8221;. E non è solo un riferimento politico. Spaventa anche l&#8217;idea &#8220;privata&#8221; per cui i giovani possono pensare che devono pagare i debiti contratti dai padri; le regioni ricche (il Nord) pensano di dover pagare i benefici e gli sprechi fatto per le regioni povere (il Sud), i lavoratori pensano di dover pagare i vantaggi dati alle imprese; le imprese, a loro volta, pensano di pagare gli eccessi di uno stato sociale &#8211; dicono &#8211; dissennato. Le piccole imprese sono contro le grandi che beneficiano di incentivi, le grandi imprese sono contro le piccole che hanno evaso ed evadono tasse e contributi ed alimentano il mercato sommerso. La gente è &#8211; spesso a ragione &#8211; contro i partiti e i politici ecc. Di fatto, c&#8217;è un vero e proprio clima di rifiuto di cui nessuno si sente pienamente responsabile, mentre cresce quella tendenza al particolarismo, al &#8220;Ghe pensi mi&#8221;, col rifiuto di ogni forma di solidarismo economico, sociale e politico.</p>
<p>In un quadro &#8220;d&#8217;irresponsabilità&#8221; generalizzata è evidente che le nostre preoccupazioni (e di qualche altro commentatore economico, diciamo così, più autorevole di noi <img src='http://www.giornalettismo.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  ) passano in secondo piano. Al più, se ci va bene, siamo dei seminatori a buon mercato di allarmismo sociale. Purtroppo, temo, che il rifiuto del debito (inteso come l&#8217;incapacità a mettere mano a serie politiche di risanamento) possa portare non nel &#8220;lungo termine&#8221; (quando, diceva Keynes, saremo tutti morti), ma in tempi brevi all&#8217;incapacità nella gestione dello stesso. Basta pensare che buona parte del nostro debito risulta collocato all&#8217;estero, e che questo può trasformarsi in una forma di &#8220;amministrazione fiduciaria&#8221; da parte di altri paesi (non necessariamente UE, come sappiamo). </p>
<p>Ormai &#8211; basta ascoltare Tremonti &#8211; l&#8217;unica preoccupazione sembra essere diventata non tanto risanare i conti quanto non perdere qualche &#8220;A&#8221; nei giudizi delle varie agenzie di rating. La stessa &#8220;politica economica&#8221; di Parmalat, se ricordi&#8230;</p>
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