di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:33 del 12 settembre 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Ricapitoliamo le ultimissime puntate: Augusto Fantozzi, il commissario straordinario esente da responsabilità legali per quello che firma secondo la legge ad personam varata dal governo, dice l’altroieri: “o si firma giovedì o aprirò le procedure di mobilità”; Sacconi, ministro del Welfare ieri: “O accordo stanotte, o mai più”. Risultato finale, ore 7 e 35 di stamattina: “L’aggiornamento del confronto con Cai e il governo è fissato per le 13. Lo ha chiarito il segretario generale della Fit-Cisl, Claudio Claudiani”.

Non è una novità: la storia degli ultimi 3 anni di Alitalia è fatta di continui penultimatum: o si risana l’azienda entro un anno o si muore; o si risolve la situazione in tre mesi o portiamo i libri in tribunale; o chiudiamo entro domani o l’ira di Jahwé vi colpirà. Tutti scaduti senza conseguenze. Per questo, ogni volta che un ente fa la voce grossa sul tema, gli osservatori esterni si guardano tra di loro con un sorrisetto ironico. Della situazione odierna le varie sigle e siglette sindacali hanno responsabilità perlomeno uguali a quelle dei manager e della politica, e bene fa Sergio Rizzo oggi sul Corriere a ricordarne privilegi e furberie. Ma fa ancora più specie leggere la lettera inviata sempre al Corriere da Fantozzi, nella quale il commissario Basettoni dichiara che gli asset verranno venduti “a prezzo di mercato”, senza spiegare però perché, se così davvero sarà, perché non si è scelta la procedura dell’asta pubblica, come trasparenza vorrebbe, invece della trattativa privata che permette di tenere all’oscuro tutti su come andranno le cose. Perché dobbiamo fare in fretta? Ma allora, tutti gli ultimatum scaduti? Ieri un lavoratore Atitech si è cosparso d’alcool minacciando di darsi fuoco (un metodo innovativo per gestire gli esuberi?) e nella notte sono girate voci (poi smentite) di dimissioni dell’a.d. Rocco Sabelli - alimentate dal fatto che questi non si è presentato a Palazzo Chigi, dove ad un certo punto il governo e la Cai si sono rintanati alla ricerca di una linea comune -, oggi, come nulla fosse, si riprende un confronto che andrà avanti ad libitum. Se non chiudono nel pomeriggio, se ne parlerà di nuovo fino a notte fonda, e poi domani e così via: perché il grumo di interessi che si è coagulato attorno alla Cai non può permettersi di saltare in aria, l’esecutivo non può permettersi di fallire dopo aver sbandierato ai quattro venti di avere in tasca la soluzione. Non importa se questa sarà a discapito dei cittadini, dei consumatori, della concorrenza. E che quella di Alitalia sia una barzelletta infinita che non fa più ridere.

E ieri, sempre a proposito di Alitalia, è stato contestato Raffaele Bonanni. E non se ne capisce davvero il motivo! Perché, lavoratori, ve la prendete con il sindacalista amico intimo di Carlo Toto (patron di Air One, che passerà insieme ad Alitalia alla cordata italiana), che durante le trattative tanto ha fatto insieme ad Angeletti per far scappare Air France - la quale avrebbe passato ai piloti e agli assistenti lo stesso contratto dei suoi lavoratori - arrivando persino a diffondere dati falsi e allarmistici sugli esuberi, che poi alla fine si sono rivelati comunque minori nel piano di Spinetta rispetto a quello italico? No, davvero, perché ve la siete presa con lui all’uscita da un dibattito sul libro “L’altra casta: un’inchiesta sul sindacato” gridandogli “Buffone, vergognati!”? Solo perché ha dichiarato qualche giorno fa che lui avrebbe firmato comunque l’accordo, prima ancora di leggerlo nei dettagli? Vabbeh, comunque la Cisl ha detto che quelli erano soltanto “quattro provocatori”: non dubitiamo quindi che il sindacalista avrà una gran voglia di presentarsi davanti alla folla osannante che in questi giorni si è raccolta sotto i luoghi delle trattative, per prendersi il doveroso tributo che merita.

Gustosa cronaca di Repubblica dell’intervento di Berlusconi ad Atreju: ” Il premier si dice intenzionato a investire molti soldi in “medicina predittiva”. “Credo che non sia così impossibile portare presto l’età media da 77 a 120 anni“, afferma annunciando di voler sostenere una struttura ad hoc di Don Luigi Verzé. Chi punta alla leadership è servito”. Intanto, l’ex ministro leghista della Giustizia Roberto Castelli ha difeso Sabina Guzzanti dall’accusa di vilipendio.

Qui si parla della situazione di difficoltà di Lehman Brothers, considerata sull’orlo del fallimento. I manager stanno pensando alle possibili soluzioni: vendita di assets, e così via. Pare che stavolta il governo Usa non sarà tanto tenero, come per Freddie Mac e Fannie Mae. La cosa divertente è che “una delle possibilità prese in considerazione semrebrebbe sia quella di una soluzione in stile-Alitalia, con la scissione e la creazione di due banche, una con in dotazione gli asset “traballanti”, e una che invece manterrebbe invece quelli sani. Il problema, viene fatto notare, è che però una soluzione del genere funziona solo se c’è qualcuno disposto a comprare la parte “malata” per molto di più di quel che vale”. Già. Si potrebbe chiedere al governo italiano.

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