Se telefonando io potessi dirvi addio

di - Il Presidente impantanato nelle indagini sulla trattativa tra Stato e mafia

Se telefonando io potessi dirvi addio
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Chissà se Giovanni Fasanella di Panorama avrebbe mai immaginato che la ricostruzione delle telefonate tra Giorgio Napolitano e Nicola Mancino, intercettate nell’ambito del’inchiesta sulle minacce ai corpi dello Stato nel periodo 1992-1993 avrebbe creato tutto questo clamore.

LE INTERCETTAZIONI - Ricordiamo che Fasanella ha descritto in maniera sommaria il contenuto delle stesse, senza virgolettati, come già altri quotidiani avevano fatto prima di lui. Anche se queste telefonate sono state intercettate proprio in piena crisi dei mercati con dimissioni di Berlusconi. Parliamo del bimestre novembre-dicembre 2011. La storia nel suo complesso è però iniziata qualche mese prima e più precisamente il 15 giugno 2011. Sulla stampa cominciano a circolare conversazioni risalenti ai mesi precedenti, tra Mancino e il magistrato Loris D’Ambrosio, consigliere per gli Affari giuridici del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. ”Ci si deve opporre ad ogni tentativo di destabilizzazione del Paese, inteso a minare in radice la sua credibilità. Il Paese saprà reagire a difesa dei valori costituzionali incarnati in modo esemplare dal Presidente Napolitano e dal suo impegno instancabile al servizio esclusivo della Nazione e del suo prestigio nella comunita’ internazionale”.

L’INDIGNAZIONE DEL QUIRINALE - Un comunicato del Quirinale ha definito il Presidente della Repubblica ” non ricattabile. Il Presidente -continua il testo- non ha nulla da nascondere e terrà fede ai suoi doveri costituzionali” per combattere “una campagna di insinuazioni e di sospetti”. “La campagna in questione ha raggiunto un nuovo apice con il clamoroso tentativo di alcuni periodici e quotidiani di spacciare come veritiere alcune presunte ricostruzioni delle conversazioni intercettate tra il Capo dello Stato e il senatore Mancino. Alle tante manipolazioni si aggiungono, così, autentici falsi”.

 

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IL PRESIDENTE NON E’ RICATTABILE - “Il Presidente -prosegue il comunicato- ha chiesto alla Corte costituzionale di pronunciarsi in termini di principio sul tema di possibili intercettazioni dirette o indirette di suoi colloqui telefonici, e ne attende serenamente la pronuncia. Quel che sta avvenendo, del resto, conferma l’assoluta obbiettivita’ e correttezza della scelta compiuta dal Presidente della Repubblica di ricorrere alla Corte costituzionale a tutela non della sua persona ma delle prerogative proprie dell’istituzione. Risibile percio’ e’ la pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter “ricattare” il Capo dello Stato”.

LE MANOVRE TORBIDE DI BERSANI - La prima difesa arriva da Mario Monti che riferisce in una nota di aver espresso solidarietà al capo dello Stato Giorgio Napolitano. ”Ci si deve opporre ad ogni tentativo di destabilizzazione del Paese, inteso a minare in radice la sua credibilita’. Il Paese sapra’ reagire a difesa dei valori costituzionali incarnati in modo esemplare dal Presidente Napolitano e dal suo impegno instancabile al servizio esclusivo della Nazione e del suo prestigio nella comunita’ internazionale”. E’ quanto sostiene Mario Monti che riferisce in una nota di aver espresso solidarieta’ al capo dello Stato Giorgio Napolitano, come riporta l’Agi. Pier Luigi Bersani ci va ancora più pesante: ”E’ chiaro che ci sono delle manovre torbide in giro che mirano a ledere il presidio piu’ alto della Repubblica in questo momento”.  Il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri esprime “solidarietà piena e totale al Capo dello Stato come istituzione e all’uomo Giorgio Napolitano, che con una vita spesa in serietà e rettitudine non merita tutto questo. Chi offende l’immagine di Napolitano Capo dello Stato offende tutto il popolo italiano”. Da parte mia -ha aggiunto la responsabile del Viminale- esprimo massima indignazione e se nella mia attivita’ potro’ essere utile in qualche cosa, state tranquilli che faro’ tutto quello che posso”.

E QUANDO LE VOLEVA IL PDL? - Si unisce al coro degli indignati anche Angelino Alfano, segretario del Pdl: ”Siamo stati contro ogni abuso delle intercettezioni e della loro pubblicazione quando a subirle è stato il presidente Silvio Berlusconi e per questo abbiamo proposto una legge che le regolasse, impedendo distorsioni, elusioni e violazioni. La pensiamo allo stesso modo anche oggi che a subire gli abusi è il presidente della Repubblica Napolitano. Siamo sempre dalla stessa parte: dalla parte della civiltà, del diritto e delle regole’. Lo sottolinea il segretario del Pdl, Angelino Alfano, parlando del caso delle intercettazioni telefoniche Napolitano-Mancino.

CHI DIFENDEVA SILVIO? - A ruota sono arrivate anche le parole di Silvio Berlusconi: “Avevo ragione io, quando dicevo che la legge andava fatta e anche subito”. Silvio ne avrebbe approfittato anche per lamentarsi della disparità di trattamento nei suoi confronti quando era a capo del governo. “Quando stavo a palazzo Chigi e ogni giorno certi pm mi buttavano fango addosso, violando la mia privacy a colpi di intercettazioni, chi mi difendeva?”, si sarebbe sfogato l’ex presidente del Consiglio con i suoi nelle ultime ore. In effetti all’epoca venne difeso solamente dai suoi giornali i quali iniziarono a tambureggiare sulla necessità di una legge che regolasse le intercettazioni mentre Repubblica si mosse contro la “Legge Bavaglio”.

NESSUNA DISTANZA - Ed ora che l’imbarazzo riguarda Napolitano, che si fa? In attesa di una campagna simile, il Pdl attacca accusando gli avversari, ed in particolar modo la sinistra, di aver usato due pesi e due misure.  Ufficialmente, dunque, il Cavaliere non prende le distanze dal settimanale di famiglia “Panorama’ e darà battaglia in Parlamento sugli “ascolti” ma anche sulla responsabilità civile dei magistrati, all’esame del Senato. Se i giudici sbagliano, anche loro devono pagare, va ripetendo in questi giorni a Villa La Certosa. Mario Monti, quindi, è avvertito.

PRENDE POSIZIONE ANCHE SANDRO BONDI - Mentre il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, invita ad accelerare sulle intercettazioni, l’ex ministro Altero Matteoli osserva: “Esprimiamo solidarietà a Napolitano, ma valga per tutti, non dimentichiamo che la sinistra usò le intercettazioni contro Berlusconi per fini politici”. Usa toni di fuoco, come al solito, Daniela Santanchè: “Napolitano ridia l’incarico di premier a Berlusconi, perchè, se il contenuto di queste intercettazioni venisse confermato, tutto cio’ dimostrerebbe che la democrazia e’ stata sospesa per volontàdi chi dovrebbe fa rispettare la Costituzione e la democrazia”. Anche Sandro Bondi veste i panni del falco e punzecchia il capo dello Stato: “Le rivelazioni di Panorama non comportano alcun tentativo di destabilizzazione nei confronti della presidenza della Repubblica, che non puo’ essere esente da critiche e da giudizi di carattere politico”.

ED ORA IL PD CHE FARA’? - “Secondo alcuni esponenti del Pd, l’IdV si è esclusa dall’alleanza di centrosinistra quando ha osato criticare Napolitano. In democrazia mi sembra lecito muovere delle obiezioni sul conflitto di attribuzioni sollevato dal Quirinale, che mette in difficoltà la Procura di Palermo impegnata a far luce sulla trattativa tra Stato e mafia. Invece il Pd fa lo schizzinoso con noi solo perché chiediamo a gran voce la verità, che certo non può essere insabbiata in nome di una presunta infallibilità del Capo dello Stato, mentre governa con chi ha sempre infangato le istituzioni. Però finalmente, grazie a ‘Panorama’ e al suo editore (la Mondadori di Berlusconi), per i dirigenti democratici la situazione sarà più chiara: l’articolo sul contenuto delle famigerate conversazioni ha mostrato in maniera lampante chi vuole giustizia, come l’Italia dei Valori, e chi invece strumentalizza la vicenda e vorrebbe ricattare Napolitano per fini politici. Scommettiamo che adesso faranno la legge-bavaglio?”. Lo scrive sul suo blog il Capogruppo dell’IdV in Senato, Felice Belisario.

L’IDV NON ATTACCA NESSUNO - “Temo proprio che tutta questa storia – prosegue – finirà con una bella norma che legherà le mani agli organi inquirenti, chiuderà la bocca ai giornalisti con la schiena dritta ed impedirà ai cittadini di vedere ciò che accade davvero nei palazzi del potere. Allora, cui prodest? Chi è che sta usando l’inchiesta della Procura di Palermo a proprio piacimento, noi o il Pdl? Siamo noi che ne approfittiamo per destabilizzare Napolitano, o piuttosto è il Cavaliere che vuole prendersi la rivincita e cavalca la polemica per realizzare i suoi antichi propositi? Adesso – ha sottolineato il capogruppo Idv- è innegabile che non è l’Italia dei Valori ad ‘attaccare’ Napolitano, a noi interessa che nessuno intralci la magistratura impegnata a far luce su una delle pagine più buie della Repubblica. Punto e basta”.

MACCHE’ CENTROSINISTRA - Ad avvelenare i pozzi della politica è invece il solito tentativo, ribadito con l’articolo di Panorama, di sfruttare le istituzioni per farsi gli affari propri. Basti considerare lo scambio di amorosi sensi tra Cicchitto e Casini. Da sempre Berlusconi vuole cancellare le intercettazioni per garantire l’impunità della malapolitica. Mi auguro che il Pd, ormai abituato a votare di tutto, non si presti anche a questa manovra per una norma delle tre scimmiette: altrimenti poi la smetta di usare la parola centrosinistra, perché – conclude Belisario – quest’ennesimo inciucio, finalizzato ad eliminare un fondamentale strumento di indagine e conoscenza, con la sinistra non c’entra un bel niente: è solo un’altra legge ad castam”.

LA DIFESA DELLA SEVERINO - Il ministro della Giustizia, Paola Severino ha espresso la sua più piena soidarietà al Capo dello Stato 2che subisce oggi l’ennesima campagna di insinuazioni e sospetti”. La Severino ha aggiunto: “Il Capo dello Stato si è fatto carico, nell’esclusivo interesse dell’istituzione e nel pieno rispetto della correttezza procedurale, di chiedere alla Corte Costituzionale una pronuncia sul regime processuale delle intercettazioni di conversazioni che abbiano tra gli interlocutori il Presidente della Repubblica”.

LA STRANA CORTESIA DI GIANNI LETTA - Infine è necessario riportare le parole di Gianni Letta, il quale è andato al Quirinale per esprimere la sua solidarietà al Capo dello Stato. “L’ho fatto doverosamente e volentieri, nello stesso spirito con cui, negli anni in cui ho ricoperto l’incarico di sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, ho tenuto il rapporto tra il governo e il Quirinale. Per testimoniare percio’ la correttezza di quel rapporto e lo spirito di collaborazione che non e’ mai venuto meno, e per smentire certe ricostruzioni arbitrarie e ingiuste, comunque, assolutamente lontane dalla verita’”. Viste le premesse prepariamoci. La legge sulle intercettazioni sarà realta tra molto poco. (AdnKronos / Agi / Photocredit Lapresse)

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4 Commenti

  1. inciucio scrive:

    democristiani e comunisti hanno fatto inciucio in tutto,facendo finta di essere contapposti,ma in realtà dividendosi tutto,quindi che c’è di strano….la realtà esige che ad una certa età ci si faccia da parte,sopratutto se la vita politica è stata un agrovigliarsi di contraddizioni,condivisioni e ripudio di ideologie

  2. Andrea B. scrive:

    La cosa buffa e Berlusconi che si lamenta delle intercettazioni pur pubblicandole/inventandole lui sui suoi giornali, Panorama è di famiglia..

  3. mario R. scrive:

    quindi la libertà di stampa da difendere è quella di poter fare articoli ricostruendo telefonate e usando tutti i condizionali possibili..?robe da chiodi

  4. ernesto ameglio scrive:

    Ieri sera, con l’emissione della 7, abbiamo visto e appreso, la situazione reale italiana. La popolazione forse per la prima volta, senza alcuna spinta politica o sindacale, ha manifestato e espresso la sua opinione in merito all’essenziale di come vorrebbe vivere: magari con meno auto, meno ostentazione di benessere, ma in città e paesi puliti, sani, dove i bambini crescono in buona condizione fisica, con asili nido in numero sufficiente, scuole dove s’ impara a essere veri cittadini. Tutti i nostri dirigenti, presidente in testa, hanno raccolto solo biasimo o note appena sufficienti. Viviamo tra gente, dico tra e non con, vi è differenza, attratta solo dal guadagno, vittime coscienti di una corruzione considerata come modo legale di riuscita. La massa, la mente offuscata dalla costituzione,” Una nazione basata sul lavoro” ha perso, specie nel Sud, l’iniziativa individuale e ricaduta nella fatalità dello stato sovrano che ci pensa. Ho udito, in merito alla miniera di alluminio, il sindacalista presente in sala,dire che il profitto esiste, ma si pensa di chiudere perché giudicato inferiore alle aspettative. In breve, chi ci mette il capitale dovrebbe farlo con spirito di beneficienza e non di lecito profitto. La TV da anni ci mostra schiere di operai smarriti, senza alcun spirito di iniziativa, radunati sui tetti, sui tralicci,riuniti nelle gallerie, veri martiri dell’impotenza, capaci solo di proferire minacce, di giungere sino all’auto mutilazione, per conservare il posto. La costituzione come è redatta in diversi paragrafi, rimane un’ insolenza, riflette il miraggio di un comunismo in attesa di avere il possesso assoluto dove lo stato rimane padrone e dispone su quali basi riposa la nazione,’ sul lavoro da schiavi). Gli operai, gli impiegati, chiunque apporti sudore e fatica, deve avere la sua parte e il diritto di operare in ambienti appropriati, ma come i militari, abbisognano di mezzi e di chefs capaci. Abbiamo vissuto, il vergognoso tutti a casa, nel quasi fine guerra; oggi viviamo il “tutti in piazza, nel quasi fine crisi, perché difettano i capitali e i capi capaci. Quando vedo lo stato di molti ospedali principali italiani, come sono organizzati, i “pronto soccorso”, la sorte riservata ai vecchi, magari con pensione ritagliata e avendo superato i 90 anni, mi chiedo quale sarebbe la mia vita, se fossi rimasto in patria. Quando penso alle numerose manifestazioni del passato per protestare contro alcune stranezze personali dell’ultimo presidente del governo democraticamente eletto, mi dico: visto e considerando dove la repubblica è giunta, i politici dell’opposizione, i sindacati e certi cardinali impiccioni, sono da condannare, colpevoli di averci ridotti a delle nullità. E ricordate i nostri due marinai, colpevoli o meno, Italiani come noi, e con famiglia, ancora ritenuti in India! E buona sorte. Ameglio

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