La storia

Google vs Cina, oppure il contrario

13 gennaio 2010

Mountain View annuncia che toglierà i filtri concordati con il governo al suo motore di ricerca, dopo un attacco hacker che ha colpito la privacy dei suoi utenti. Lo farà davvero?

Google è entrata in Cina sottomettendosi a vincoli imposti dal governo cinese riguardo la censura di determinati siti e parole chiave, sin dal 2007, ma recentemente l’accordo è stato messo in forse da alcuni virulenti attacchi che i servizi segreti cinesi hanno lanciato contro Gmail per accedere ad informazioni private su alcuni attivisti politici oppositori del regime.

UNO SCONTRO OVVIO – Che uno Stato cerchi di controllare il mondo delle idee è ovvio, e nei regimi nondemocratici questo prende forme particolarmente violente e virulente, mentre in quelli democratici ci si limita ad avere scuole, università e media di proprietà statale e a restringere e regolamentare l’accesso dei privati a questi settori chiave per influenzare le ideologie politiche della popolazione. Nel caso di Google, l’accordo del 2006 obbediva ad una logica chiara: il governo cinese comanda oltre un miliardo di potenziali navigatori, che grazie allo sviluppo economico saranno sempre di più, e ha tutto il potere necessario per permettere o impedire a chiunque di offrire questo tipo di servizi ai propri sudditi. Quindi l’accordo è del tipo “obbedisci o perdi miliardi di dollari potenziali”. E’ difficile pensare che qualcuno possa non sottomettersi ad un’offerta di questo tipo, ed è impossibile che nessuno lo faccia, visto che, se non ci fosse Google, ci sarebbe qualcun altro, e se non ci fosse nessuno, comunque ci penserebbe il governo cinese, con il motore di ricerca Made in China (e quindi potenzialmente più controllabile di Google) Baidu.

SE LA GRANDE G. SALUTA - Se Google lascia la Cina, i cinesi avranno un servizio in meno e forse l’economia cinese subirà delle perdite, ma è realistico pensare che il governo cinese preferisca subire queste perdite piuttosto che perdere il controllo totale sui contenuti ottenibili da internet. Argomenti riguardo i vantaggi economici sono poco rilevanti per capire le politiche, perché i governi, soprattutto se hanno paura dei propri cittadini, preferiscono spesso mantenere il proprio potere anche a costo di imporre pesanti perdite all’economia. La minaccia di Google è poco realistica: non solo rappresenterebbe un costo ridotto per il governo cinese, visto che comunque qualcun altro (magari Baidu) prenderà il posto di Google, ma rappresenterebbe un costo enorme per Google. Perdere miliardi di dollari per dare uno schiaffetto quasi impercettibile ad un governo non sembra avere granché senso come minaccia, ancor meno di quelle di Ryanair di interrompere i voli perché le autorità italiane preferiscono privilegiare Alitalia piuttosto che i consumatori italiani (per questo motivo, il mercato tenderà sempre, per la propria logica interna, a sottomettersi al potere, quando questo muove centinaia di miliardi di dollari di ricchezza, visto che per ogni imprenditore che si rifiuta, ce ne sarà qualcun altro che accetta).

4 commenti a Google vs Cina, oppure il contrario

  1. Pingback: Ventinove Settembre

  2. Caro Pietro,
    Il tuo articolo, che sostanzialmente condivido, e soprattutto la sua conclusione, mi ha messo un po’ di malinconia.

    Nonostante la mia veneranda età, evidentemente sono ancora un ingenuo. E odio le dittature, sotto qualsiasi forma (anche dolce) esse si manifestino. Quando capisco che “la fredda logica dei fatti” è dalla loro parte, mi piange il cuore

    Un caro saluto

    C.

  3. Io ho un firewall cinese che separa la mia comprensione del mondo politico dalla mia reazione emotiva a quello che vedo. In sostanza, in base al proverbio Apache “dammi la forza di cambiare il modificabile e la saggezza di accettare l’immodificabile”, io sono molto saggio e poco forte. :-)

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