Chiedi e ti sarà dato
14/01/2010 - IL BALLO DEL MATTONE – Più scontato trovare ben 6 società immobiliari (Ipi, Pirelli Re, Gabetti, Uniland, Aedes, Risanamento per 900 milioni complessivi) costrette a presentarsi con il cappello in mano a Piazza Affari. Ricapitalizzazione rischiose per chi vi ha
IL BALLO DEL MATTONE – Più scontato trovare ben 6 società immobiliari (Ipi, Pirelli Re, Gabetti, Uniland, Aedes, Risanamento per 900 milioni complessivi) costrette a presentarsi con il cappello in mano a Piazza Affari. Ricapitalizzazione rischiose per chi vi ha aderito visto che sono tutti gruppi molto indebitati i cui attivi (gli immobili
posseduti) hanno perso di valore e lo recupereranno molto lentamente. Eppure tranne alcune situazioni molto compromesse (Ipi e Risanamento su tutte) queste operazioni sono tra le più lineari dell’anno: molti soci, specie banche, hanno contestualmente svalutato i crediti vantati sulle società aumentandone le possibilità di sopravvivenza. Per le immobiliari i partecipanti alla ricapitalizzazione sono in larga parte soci preesistenti, imbarcatisi in un’avventura rischiosa e che ora cercano di limitare i danni.
MONEY FOR NOTHING – Infine le banche (Unicredit, Bpm, Ubi banca, Bpm, Popolare di Spoleto, Banca Profilo,Credito Valtellinese, Banca Profilo) che in 13 mesi (gennaio 2009 – febbraio 2010) si porteranno a casa più di 10 miliardi, cifra che quasi si raddoppia considerando i vari strumenti di raccolta del risparmio (prestiti convertibili, obbligazioni perpetue, etc) non considerabile come debito a tutti gli effetti. È evidente che il capitale di rischio (che costa zero o poco più), è stato di gran lunga preferito ai Tremonti Bond (a cui va corrisposto un interesse superiore all’8%). Anche qui vanno fatte delle distinzioni: l’iniezione di sostanze fresche chiesta da Banca Italease (1,2 miliardi) va senza dubbio assegnato alla categoria “Ancora tu” delle crisi preesistenti, mentre Banca Profilo (soli 30 milioni) ha chiesto i soldi per finanziarie la nuova avventura di Matteo Arpe. In generale però la grande facilità con cui proprio gli istituti di credito (il settore più colpito e dalla prospettive più incerte) riescono a ottenere capitale fa emergere il vero interrogativo: “Quale il ritorno che si devono aspettare gli azionisti e in quanti anni?”. La lunga lista di delusioni e perdite inflitte agli azionisti negli ultimi dieci anni, sia dalla borsa milanese in generale, sia dai molti dei titoli coinvolti in questa tornata di ricapitalizzazioni non sembra aver accresciuto la diffidenza dei risparmiatori o di chi amministra il loro denaro. Le crisi passano, il parco buoi resta.












