La ministro dell’Istruzione ha proposto un tetto del 30% alla presenza di alunni non italiani per ogni classe. L’intenzione è “di favorire l’integrazione tra italiani e stranieri” e di evitare “la creazione di classi ghetto con soli stranieri”, dove l’offerta formativa è più scadente. E’ una proposta che da un punto di vista teorico non può che essere condivisa. Quando però si passa dal principio alla sua applicazione pratica, le cose cambiano.
Anche se viene prevista un’applicazione graduale, anche se nella quota non dovrebbero essere inclusi gli stranieri nati in Italia o comunque già dotati delle “competenze linguistiche necessarie”, le perplessità non mancano. La più rilevante è che l’eccessiva concentrazione di alunni di cittadinanza straniera nelle classi non è un problema generalizzato, ma specifico di alcune zone del nord est italiano e di alcune città grandi e medie, dove la presenza di comunità di cittadini non italiani è particolarmente elevata. Comuni in cui la quota di alunni non italiani è elevata, sopra il 50%, e la scuola più vicina è a decine di km. Quartieri di Torino, Milano, Roma ed altre città in cui la presenza di alunni non italiani è molto elevata.
In questi posti la soluzione sarebbe uno “scambio” di studenti tra scuole di comuni o quartieri vicini. Come si concilia la sacrosanta preoccupazione del ministro di favorire l’integrazione con il diritto allo studio di questi alunni, che dovrebbero necessariamente andare a scuola lontano dal luogo di residenza delle loro famiglie? E cosa succede se il tetto del 30% non si riesce a rispettare: si chiudono le scuole per “mancanza di italiani”? Si trasferiscono d’ufficio alunni in altre scuole, magari a decine di km di distanza?



…anche perché dove è possibile le Istituzioni Scolastiche locali hanno già “spalmato” i bambini stranieri in modo che sia uniformemente distribuiti nelle varie scuole di uno stesso Istituto o tra Istituti diversi…
Pensiamo invece a dare risorse per poter migliorare l’integrazione ossia non limitiamo i tetti di spesa (almeno per i Comuni con i conti in ordine) così che una scuola materna che ha un bacino di 100 domande l’anno e che ne può accettare solo 28 possa dotarsi di una sezione in più ( o meglio una succursale con 3 sezioni nuove) senza sentirsi rispondere dal Ministero che “NO, le classi non si possono aumentare altrimenti sforiamo i conti!!”… tanto i bambini possono stare a casa con i nonni e, se questi non ci sono, la mamma può sempre licenziarsi no????????
Perché prendi come cose serie le uscite del Ministro dell’ignoranza sia pubblica che privata,perché accrediti come interlocutore il ministro de “I carceri” e delle “Egìde”, la cui voce sembra che compaia centinaia di volte nelle intercettazioni partenopee,invece di cassarlo cin l’arma potentissima dell’indifferenza:non ti curar di lor,ma guarda e passa…
Ciao Ipazia.
Io ho massimo rispetto delle istituzioni, chiunque le rappresenti (anche quando disistimo chi le rappresenta, come in questo caso)
Ma ho l’abitudine di giudicare dai fatti e di “stanare” sui fatti le persone. Ma la soddisfazione di non dir loro – ovviamente nel modo piccino picciò che mi è proprio, io non sono un grande giornalista ma un semplicissimo scribacchino da 4 soldi- quello che penso si meritino e individuarne le contraddizioni non gliela darò mai.
Altrimenti, vincono loro per mancata presenza del contraddittorio
Ciao
C.
Pingback: Lo scarabocchio di Comicomix