Perché il sequel fotocopia di un bell’horror non funziona? Se avrete i nervi saldi per verificarlo di persona comprate un biglietto al cinema. Altrimenti, se vi basta lo stomaco per reggere una mia recensione, ve lo spiego io.
Fare un sequel a Rec non era un’impresa facile. Perché il primo film di quella che si preannuncia essere u
na nuova e lunga serie non era né un capolavoro, né un brutto film. Era semplicemente una pellicola dalla fortissima personalità che ha saputo cogliere un genere affascinante (Blair Witch Project) e declinarlo con delle ottime idee. Purtroppo questo esperimento nella carriera di Balaguerò si è rivelato essere più unico che raro. Non ho mai fatto segreto, infatti, di mal digerire il regista del pessimo Darkness e del demenziale Fragile. Ma quel Rec nel 2007, frutto di una collaborazione con Paco Plaza, seppe ben impressionare. Si dichiarava subito onestamente come un piatto ed estremizzato esponente del cinema dell’ “Effetto BU!”: il trito espediente dell’horror senza idee che punta a spaventare i propri spettatori non con un abile orrore psicologico, o con splatter, o con tensioni dovute all’intreccio e alla situazione, ma con forti sbalzi sonori e banali apparizioni di mostri improvvise. Ma dietro Rec, come scoprimmo, c’era molto, molto di più.
RIPRENDI TUTTO – Rec 2 parte, letteralmente, dove si era concluso il primo episodio. Ovvero con la fine della fuga della reporter Angela Vidal nell’attico di una palazzina infestata da zombie assatanati e assetati di sangue. Qui a dominare la scena è una squadra dei corpi speciali di polizia, molto meglio equipaggiati di una troupe televisiva locale, ma altrettanto dotati di telecamere per riprendere tutto. Al loro capo sta un membro del ministero della salute che, a partire dal suo accento anglofono, nasconde sicuramente qualche cosa. Non passerà molto tempo prima che gli SWAT si trovino a dover fronteggiare la minaccia urlante. Prima con dubbi e incomprensioni, per poi lasciare spazio solo al panico e al terrore.
DOOM – Il cambio della squadra protagonis
ta, lo ammetto, mi ha fatto cadere nell’errore di un’aspettativa. Vedere SWAT dotati di telecamere sul casco e sapere il tipo di minaccia presente nella palazzina fa correre la mente su lidi infernali. Rappresentati, in questo caso, da un adattamento inconsapevole del vero spirito che animava il videogioco Doom, a dispetto dello scempio di qualche anno fa ad opera di Bartkowiak. Tuttavia le riprese in prima persona sono piuttosto poche, ma rappresentano alcune delle sequenze più efficaci. Comunque sia, Plaza e Balaguerò riprendono la sfida dei lunghissimi piani sequenza iniziati con il primo film, che rendono l’esperienza molto più personale e presente sulla pelle dello spettatore. Purtroppo permangono alcune scelte di stacchi di montaggio abbastanza inopportune (così come un cambio di prospettiva inatteso e, soprattutto, inutile: tanto valeva soprassedere e far durare il film un quarto d’ora in meno, ne avrebbero giovato tutti). Quello che spero per un Rec 3 è un’operazione quasi impossibile: tutto in digitale un enorme singolo piano sequenza sullo stile dell’Arca Russa di Sokurov. Una scelta quasi da suicidio per la sua complessità di realizzazione, ma che può essere attuata con moltissimo sforzo, pianificazione e un sapiente uso del picture-in-picture fumettistico già usato in questa occasione.




If I comumcnitaed I could thank you enough for this, I’d be lying.