Barbato (Idv): l’urlatore di Montecitorio

07/01/2010 - “Berlusconi mafioso”, “dittatore”, “delinquente”, “buffone”, “la tiro io in faccia la statuetta!”, “lo butto dalla finestra”. Quando la politica diventa spettacolo. Sotto Palazzo Chigi con gli operai, sul tetto coi precari, in piazza col movimento, incatenato in Parlamento. Ha tanti

     
 

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“Berlusconi mafioso”, “dittatore”, “delinquente”, “buffone”, “la tiro io in faccia la statuetta!”, “lo butto dalla finestra”. Quando la politica diventa spettacolo.

Sotto Palazzo Chigi con gli operai, sul tetto coi precari, in piazza col movimento, incatenato in Parlamento. Ha tanti volti il modus operandi dell’onorevole dell’Italia dei Valori Francesco Barbato, eletto per la prima volta deputato grazie ad un ottimo posizionamento nella lista bloccata del partito dipietrista. Il suo collegio è di competenza è Campania 1, dove la fa da padrone il Pdl e l’Idv riscuote consensi nella media nazionale: nell’ordine imposto dal Porcellum Barbato alle ultime Politiche era quinto, ma davanti a lui c’erano Antonio Di Pietro, Silvana Mura e Massimo Donadi, che all’indomani del voto scelsero di essere eletti altrove. L’importante, con una legge elettorale che azzera l’importanza del radicamento sul territorio, è quello di farsi notare. E Barbato, questo, lo sa fare.

SLOGAN ANTICAMORRA – Abbiamo una concezione diversa di politica. Lui difende i camorristi”, aveva tuonato, senza usare mezzi termini, nel gennaio del 2009 in riferimento ad un suo compagno di partito e di banco alla Camera, Americo Porfidia, indagato per tentata estorsione, ma successivamente scagionato. Nel mese di novembre le indagini a suo carico saranno concluse. Ma quella non era la prima volta, e non sarà nemmeno l’ultima, che l’onorevole sferrerà attacchi del genere. Ad inizio legislatura aveva già provveduto a prendere di mira il deputato del Pdl Mario Landolfi, ex ministro delle Comunicazioni: “In questo Parlamento vi ho indicato un deputato che la mattina sta a Montecitorio e la sera armeggia con i camorristi”, dirà senza peli sulla lingua Barbato durante l’esame del decreto Alitalia. Un anno dopo, in occasione di una manifestazione in via D’Amelio a Palermo per ricordare l’attentato a Paolo Borsellino, ripeterà nuovamente le accuse. Oltre a Landolfi nel mirino finiranno però anche i colleghi del Pdl Paolo Russo e Nicola Cosentino: “Nel partito delle Libertà c’è una regola, almeno da noi in Campania: se non si fa praticantato con la criminalità organizzata non si fa carriera”, affermerà Barbato davanti al popolo delle agende rosse.

VIA AI SIT-IN - A settembre invece, sarà la protesta dei precari della scuola a Benevento, davanti alla sede dell’Ufficio Scolastico Provinciale, l’occasione propizia per tornare alla carica. L’onorevole dell’Idv dormirà una notte insieme ai manifestanti, prima su una panchina poi sui sedili della sua Lancia. “A Benevento è stata accesa una fiammella di resistenza molto importante – spiegherà  l’onorevole – Il governo ha attuato un vero disastro nel settore più importante della società: l’istruzione. La qualità della scuola è stata penalizzata da questi provvedimenti, soprattutto in Campania”. E ancora: “Vedersi, dalla sera alla mattina, buttati per strada è inaccettabile”, dirà ai giornalisti, come se nessuno avesse mai pubblicato le confessioni della sua ex collaboratrice, retribuita per diversi mesi in nero e licenziata senza troppi complimenti da un giorno all’altro. “Promise un contratto dopo un periodo di prova. Invece mi ha lasciata a casa – aveva detto pochi mesi prima la giovane Liliana in un’intervista – Metteva i soldi in una busta della Camera, senza buoni pasto, né assicurazione”.

GOVERNO MAFIOSO - Arriva ottobre e non mancano le occasioni per mettersi in mostra e conquistare la scena con urla ed exploit parlamentari capaci di far battere agenzie col proprio nome o almeno generare quel po’ di clamore sufficiente per finire sulle pagine dei giornali il giorno seguente. Una buona opportunità si presenta con le dichiarazioni di voto sullo scudo fiscale. Barbato scatena la bagarre in aula, costringendo la vicepresidente di turno della Camera, Rosy Bindi, a sospendere la seduta. Il deputato dipietrista accusa la maggioranza e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di essere “mafiosi”, di “aiutare la mafia con atti legislativi”. Parole pesanti che gli costeranno cinque giorni di sospensione dalla Camera dei Deputati, e il sostegno di nessun gruppo parlamentare al di fuori del suo. Passano venti giorni e il 21 ottobre continuerà ripetendo con la stessa verve frasi altrettanto pesanti nei confronti del Premier: “Berlusconi dittatore – griderà in occasione dell’ok al decreto salva-precari – è il più grande licenziatore d’Italia!”. E ancora: “Mafioso, delinquente, buffone!”. La maggioranza reagisce di nuovo e si scatena ancora una volta il caos tra i banchi di Montecitorio.

BERLUSCONI GIU’ DALLA FINESTRA - Ma non bastano le provocazioni e le frasi ad effetto. Un mese più tardi, il 17 novembre, Barbato si spinge oltre annunciando di candidarsi alla guida del suo partito e di presentarsi al congresso dell’Idv (previsto per febbraio) come outsider di Antonio Di Pietro: “Presenterò una mia mozione, il nostro sarà un congresso vero ed io sarò l’anti Di Pietro”, annuncerà. Passano solo dieci giorni e si ripresenta ancora una buona occasione per farsi notare. Il 27 novembre 720 dipendenti dell’Agile, ex Eutelia, sono a rischio licenziamento e manifestano sotto palazzo Chigi. “E’ la rivolta dei buoni – afferma  Barbato e se Berlusconi non si sbriga a risolvere la loro tragica situazione allora ci penserò io: vado su Palazzo Chigi e lo butto dalla finestra”.

STATUETTA IN FACCIA – Poi l’affondo di fine anno. Quale occasione migliore del lancio del souvenir in faccia al Cavaliere per partorire una nuova sparata che sia mediaticamente molto efficace? L’onorevole Idv coglie al volo l’assist servitogli dal gesto di Tartaglia: “Per ogni operaio della Fiat buttato fuori, la tiro io in faccia la statuetta a Berlusconi”, dirà  Barbato durante il sit-in di protesta degli operai Fiat a Roma. Questa volta interverrà perfino Di Pietro a prendere le distanze dalle parole del collega da lui stesso nominato in parlamento un anno e mezzo prima. Di lì a poco, nel giro di qualche minuto, l’onorevole napoletano provvederà a correggere il tiro.Dulcis in fundo l’occupazione di un ramo del Parlamento di inizio 2010. “Occupo l’aula di Montecitorio perché la politica e le istituzioni si devono mobilitare verso i lavoratori disoccupati e quelli che il lavoro non l’hanno mai avuto”. E’ solo l’ultimo atto della commedia di un urlatore. Molto probabile che ne vadano in scena altri.

     
 

3 Commenti

  1. luisa scrive:

    ben detto……calcola che hanno fatto più share del grande Fratello e Isola dei famosi e vari altri realty….

    Montecitorio come un reality….

  2. Matteo Coceani scrive:

    Barbato non è la pecca più grave dell’IDV, ma se fossi in Di Pietro non lo ricandiderei di certo

  3. Son rimasta di sale leggendo l’articolo della giornalista in nero.

    Però non è il solo caso in Italia dei Valori. Infatti anche la Sonia Alfano ha fatto fuori l’ufficio stampa che l’ha sorretta durante tutta la sua campagna elettorale. Nel giro di una settimana aveva un altro addetto stampa, che le ha confezionato la valigia per l’area radicale filo sionista del pd.

    Considerato come è stata sciolta la “tripletta” dei candidati alle europee e il famosissimo calcio a Carlo Vulpio, beh… che dire del partito?

    in Italia Non è tutt’oro quel che dichiara “Sono oro colato”…

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