Tangentopoli? Fu una tragedia

7 gennaio 2010

Paese paradossale, l’Italia: il più esplicito critico di Tangentopoli è colui che da Tangentopoli ci ha guadagnato di più: Silvio Berlusconi, ovviamente. Fra coloro che invece si sono dovuti accontentare delle briciole (la sinistra), permane l’ambiguità. Su Tangentopoli stessa, in realtà, c’é poco da discutere: il giudizio è addirittura analitico, nel senso che la sua verità è necessariamente vera – date certe premesse: fu una manovra politica da parte di non eletti; e quindi, per definizione, non-democratica ed anzi anti-democratica, visto che la manovra era contro partiti e politici che erano stati, invece, eletti.

Che la manovra non fu democratica è la conclusione, appunto necessaria, del sillogismo. Ci rimane quindi solo di difenderne le premesse: che i magistrati non siano eletti è, in Italia, un dato di fatto. Si può discutere sul merito di questo sistema, e su quanto sia importante per la democrazia che i magistrati non vengano eletti: negli Stati Uniti, per esempio, lo sono. Ma il dato di fatto rimane. Seconda premessa è che l’operazione fu opera di magistrati: sono in molti a pensare che i magistrati furono e sono manovrati politicamente: questo è per esempio l’attuale teorema berlusconiano.

Io la penso diversamente: i magistrati furono mossi da motivazioni politiche, ma motivazioni politiche proprie, che è cosa ben diversa dall’essere manovrati da politici – nonostante ovviamente molte di tali motivazioni e idee politiche quei magistrati condividevano con una precisa parte politica, basta guardare con chi sia stato eletto, per esempio, D’Ambrosio. Si può dissentire con la mia tesi che i magistrati agirono autonomamente, anche se politicamente. Ma questo certo non gioverebbe alla causa dei difensori di Tangentopoli.

Infine, la terza ed ultima premessa: che la manovra fu politica. Si potrebbe pensare che se le motivazioni per quelle azioni giudiziarie raccolte sotto il cappello di Tangentopoli furono in effetti politiche, allora anche quelle azioni risultano necessariamente politiche. Ma questo implicherebbe un internalismo che non condivido: cioé che la natura delle azioni sia determinata dalle motivazioni con le quali queste azioni vengono compiute.

Penso invece che il carattere politico di quell’operazione dipenda non solo dalle motivazioni politiche (che non sono sufficienti e, probabilmente, nemmeno necessarie); ma che invece dipenda dal contesto, dalle conseguenze, e dalle proporzioni di quelle azioni e dal fatto, importante, che quel contesto, quelle conseguenze, e quelle proporzioni, non potevano essere ragionevolmente ignorati – e infatti non lo furono – dai magistrati. Che il contesto e le conseguenze di quelle azioni furono politiche lo capisce anche un bambino: basta avere una qualche familiarità con la figura di Silvio Berlusconi, la prova vivente – e governante – della natura politica di Tangentopoli. Mani pulite fu, insomma, una tragedia: ne dovrebbero convenire, prima di tutto, i “tartaglisti”.

14 commenti a Tangentopoli? Fu una tragedia

  1. continuo a vedere con grandissima difficoltà la logica secondo la quale una manovra di un giudice, in quanto non eletto, è una manovra politica. E conosco un metodo infallibile per non farsi beccare da un giudice a rubare: non rubare.

    • giuspe

      Giustizialista!!1!

    • MI associo incondizionatamente

      C.

    • nullo

      Gregorj, la logica non e’ che


      una manovra di un giudice, in quanto non eletto, è una manovra politica

      la logica e’ che

      una manovra di un giudice, in quanto non eletto, non e’ una manovra democratica

      questo non implica che sia ‘politica’ (ne’ che sia in se’ un male, anzi). che sia politica lo dimostra l’annullamento della politica italiana come la conoscevamo che ne e’ conseguito, e soprattutto il fatto che quelle conseuguenze non potevano e non furuno ignorate dai magistrati. che non e’ la stessa cosa di sostenere che l’azzeramento era esattamente quello che i magistrati volessero, ma e’ cmq sufficiente.

      vedi nota 2 (alla fine della prima frase dell’ultimo paragrafo):


      Nel senso che mettere al gabbio un qualunque politico corrotto puo’ anch’esso avere delle piccole conseguenze politiche: l’assessore, consigliere, o deputato in questione dovra’, per esempio, essere sostituito. Niente pero’ a che vedere con l’azzeramento della politica italiana che ha spalancato i portoni di Palazzo Chigi a Berlusconi.

      non tutti gli interventi di garanzia della magistratura – che sono ovviamente necessari al buon funzionamento di una democrazia – sono percio’ politici, semplicemente in virtu’ del fatto di coinvolgere un qualche politico.

      quello fu pero’ un intervento di sistema – l’unico altro metodo per ottenere un risultato del genere risiede nella celebrazione piu’ alta della democrazia, le elezioni. il problema risiede quindi nelle proporzioni.

      (spero questo risponda anche agli altri)

      • ogni manovra di un pm, in quanto non eletto, non è quindi una manovra democratica: anche quando inquisisce il mio fruttivendolo. Quindi, vabeh, non c’è nessun problema a non considerarla democratica.

        Da un altro punto di vista, però, la democrazia è legalità. E uno che fa rispettare la legalità (il giudice che condanna o assolve) fa rispettare la legalità, e quindi serve la democrazia.

        Il giudizio sull’intervento di sistema, e sulla questione delle elezioni, invece è accettabile soltanto se dato a priori in quanto storico: è effettivamente vero che storicamente una classe politica è caduta in seguito alle iniziativa giudiziarie. Ma che invece dal punto di vista storico questo atto fosse voluto da parte dei giudici non è dimostrato.

      • Matteo Coceani

        Francamente io avrei trovato molto positivo che la classe dirigente politica nel suo complesso avesse trovato una soluzione politica basata sulla limpidezza, la selezione rigida e l’autocontrollo; se tutto questo fosse avvenuto decenni fa, quando il sistema partitico nacque, avremmo evitato non solo Mani Pulite, ma soprattutto un sistema illegale che mangia(va) su quello legale, una quasi bancarotta evitata solo con un salasso fiscale inaudito (la famosa finanziaria Amato), un apparato clientelare terribilmente diffuso, incompatibile con la meritocrazia, che non può non essere un concetto basilare in un regime politico a democrazia indiretta ecc.
        Purtroppo così non è stato; il sistema non è stato stroncato in tempo, forse anche per delle omissioni e collusioni da parte di singoli magistrati più attaccati ad un potere di casta che al senso del dovere ed alla dignità professionale.
        Proprio dal fatto che Tangentopoli era un sistema è nata la necessità di creare un pool, un gruppo di procuratori, dato che è umanamente impossibile e psicologicamente difficile che un singolo procuratore possa indagare con la dovuta serenità e cautela metodologica su centinaia o migliaia di casi, oltre all’ordinaria, imponente massa di lavoro estranea ad un sistema criminale.
        Spesso si parla di “soluzione politica”, che sarebbe stata preferibile a quella giudiziaria, ricordo un bellissimo dialogo di alcuni anni fa fra Ferrara e Davigo; ma creare un doppio binario basato sullo status politico, indipendentemente dall’esercizio di una data funzione, è a mio parere inammissibile nel caso in cui si voglia mantenere il principio di legalità.
        E’ innegabile che Tangentopoli abbia contribuito non poco al crollo del sistema politico, anche se la considererei la miccia più che il o uno dei motivi profondi; dunque sono d’accordo sul fatto che questa gigantesca inchiesta multipla abbia avuto una valenza politica, di cui certo i magistrati stessi erano consci; lo stesso Davigo a Blu Notte ammise che all’inizio l’idea di affiancare Di Pietro lo spaventava.
        Ma non considero il crollo del vecchio sistema politico come un frutto di una loro idea politica né tantomeno di un progetto, dato che finora tale ipotesi non ha avuto a mio parere alcuna dimostrazione convincente.

        “Penso invece che il carattere politico di quell’operazione dipenda non solo dalle motivazioni politiche (che non sono sufficienti e, probabilmente, nemmeno necessarie)…”

        Essi hanno semplicemente seguito ed applicato la legge, come decine di “inchieste” fra procedimenti disciplinari, processi e ispezioni ministeriali volute da guardasigilli di destra e sinistra, hanno ormai acclarato.

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  3. paolo

    All’articolista chiedo solamente: Ma per Lei, le persone oneste sono solo dei fessi?

  4. Matteo Coceani

    Concordo con Gregory, ed aggiungo sul collegamento politica-democrazia.

    Un magistrato è un pubblico ufficiale che deve agire secondo legge: il suo operato può influenzare sulla realtà politica, se bisogna agire su un personaggio politico eventualmente reponsabile di reati all’interno o al di fuori delle proprie funzioni. Ma se non agisse solo perché questo personaggio ha avuto un incarico tramite elezioni, questo suo comportamento, oltre che manifestamente criminale, sarebbe in palese contraddizione con il principio di eguaglianza giuridica, uno dei punti cardinali del pensiero liberale su cui si fondano gli stati “occidentali” ed a cui DICONO di ispirarsi i difensori dei tangentisti beccati con le mani nella marmellata.
    Un’elezione non immunizza dal principio di legalità cui tutti devono sottostare, persone, aziende, società, istituzioni ecc.; i magistrati sono incaricati di individuare e sanzionare coloro che violano le leggi, nel rispetto delle leggi stesse. Senza principio di legalità non c’è democrazia, in quanto non sono solo le elezioni fare una democrazia, ma soprattutto le leggi, universali, aatratte, generali, che devono informare e regolare una società e che devono essere promulgate, modificate o annullate dal parlamento eletto democraticamente. Leggi democratiche che pubblici ufficiali devono rispettare e far rispettare; non vedo dunque cosa ci sia di non democratico o anti democratico nel giudicare personaggi politici, che tra l’altro, se colpevoli, hanno evidentemente tradito il loro mandato elettorale, tradendo anche l’ideale democratico, che prevede un incarico per il buon governo “in vece” del popolo, non per i comportamenti criminosi ai danni del popolo.
    Si può ovviamente discutere sulla proposta di eleggibilità dei magistrati, ma la loro non eleggibilità non rende antidemocratico il loro operato.

    A questo riguarda segnalo la bella discussione fra Spinelli e Violante

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6679&ID_sezione=&sezione

  5. Pietro

    Penso che la confusione sia tra il concetto di democrazia e quello di democrazia liberale, la democrazia liberale contempla una separazione dei poteri, mentre per esempio anche le repubbliche socialiste come la germania dell’Est si potevano tranquillamente chiamare democrazie.
    Quindi un governo che pretende di essere immune dall’applicazione del codice penale, e di sotituirsi al parlamento nell’attività legislativa è perfettamente democratico, è soficente che poi non pretenda anche di essere considerato liberale, lo è tanto quanto quello di Chavez.

  6. nullo

    un paio di chiarimenti sui commenti di Gregorj, Matteo, e Pietro:

    io non sto sostenendo l’immunita’ di politici o, addirittura, interi governi (x pietro). solo che quando le proporzioni di un’inchiesta implicano il possibile azzeramento del sistema politico, allora quell’inchiesta e’ necessariamente politica. ora non sto neanche dicendo che questo significhi che tale inchiesta vada necessariamente fermata – in questo caso ci sono delle chiare difficolta’. ma semplicemente che questa inchiesta non faccia il bene del paese e della sua vita democratica. tutto qui – ma e’ tantissimo, vedi gli ultimi vent’anni. e’, appunto, una tragedia, per il paese e per la sua vita democratica.

    e da questo punto di vista vale anche la pena distinguere tra le proporzioni, il contesto e le conseguenze nel caso di tangentopoli e le proporzioni, il contesto e le conseguenze nel caso dell’attuale presidente del consiglio. l’analogia tra l’attuale situazione giudiziaria di berlusconi e tangentopoli non la condivido – ma credo che proprio questa analogia, difesa da berlusconi stesso ed altri (vedi Stefania Craxi), motivi alcune delle obiezioni qui sopra.

    infine un punto sulle motivazioni: e certo che non avete trovato dimostrazioni o argomenti (x gregorj e matteo) del teorema che i magistrati fossero politicamente motivati ad azzerare una classe politica. perche’ non ho sostenuto questo. appunto l’opposto. cioe’ che per far di tangentopoli una tragedia, perche’ manovra politica, non e’ necessario ne’ sufficiente che i magistrati avessero quelle intenzioni.

    • Matteo Coceani

      @ Ezio

      Purtroppo la situazione legale di adesso è per tanti versi peggiore di quella di tre lustri fa: il sistema illegale è se possibile diventato ancora più grosso e difficilmente scopribile (cosa diversa dalla sanzione penale), inoltre ancora una volta secondo me siamo sull’orlo del collasso, come certe manovre fiscali di Tremonti sembrano dimostrare. E’ insomma per certi versi una situazione simile a quel contesto sociale, politico ed economico che favorì l’emergere, il rafforzarsi ed infine l’eplosione di una inchiesta che, al contrario di altre (pensiamo ad esempio al linciaggio subito dai pretori dello scandalo dei petroli) non fu soffocata sul nascere.
      Una crisi di vecchi equilibri economico-imprenditoriali e di vecchi accordi transpartitici più o meno legali che favorì l’implosione parziale del sistema.
      Ma secondo me l’attuale situazione è figlia più della Reazione conseguente a Mani Pulite che non del clima “popolare” e spesso forcaiolo conseguente alla popolarità dell’inchiesta: molti reati tipici di quella inchiesta sono stati cambiati o depenalizzati più volte dopo il 1994, per non parlare dell’istituto della custodia cautela. Alla “terapia” è eseguito l’aggravarsi della “malattia”, anche perché l’inchiesta ha riguardato Milano con il suo distretto giudiziario, non il Paese intero. Ma se ciò è avvenuto, se molte cose sono peggiorate, non solo dal punto di vista della legalità, secondo me il conto non va presentato a chi ha fatto semplicemente il proprio dovere, ma a chi ha avversato un salutare processo di legalizzazione (vecchia battaglia radicale) ed ha vinto, anzi ha trionfato.
      Dunque per il nesso di causalità non credo che quell’inchiesta abbia fatto il male del Paese e della democrazia, ma sia stata la reazione, contraria, negativa ad essa.
      Su Craxi e Berlusconi, ci sono indubbie somiglianze psicologico-politiche fra Craxi e Berlusconi, al di là delle loro indubbie differenze, dato che il primo era un politico nato, l’altro un mercante straordinario. Entrambi inoltre potrebbero vivere una situazione circostanziale analoga, dei Premier che sono insieme figli par excellence di una data situazione e che ne sintetizzano ed incarnano al tempo stesso le caratteristiche salienti.
      Entrambi ambiscono ad un maggiore potere. Credo però che il primo volesse il presidenzialismo anche perché vi vedeva una soluzione positiva ai problemi di allora, un desiderio rafforzato dall’incredibile e snervante pastrocchio partitico che allora caratterizzava l’arco parlamentare; il secondo, credo, lo vuole soprattutto per tirarsi più facilmente d’impaccio, stanco dei tanti ricatti combinati periodicamente dalla Lega. Può anche darsi che l’autoritarismo, cosa piuttosto normale negli imprenditori, abbia un ruolo notevole in questo.
      Se poi questa analogie comporteranno un analogo esito, chissà, è possibile. Un altro scossone epico….
      Forse è per questo che Napolitano è stato finora molto poco severo nel confronti di Berlusconi e del suo governo; ha paura di doversi trovare in una situazione di crisi analoga a quella vissuta da Scalfaro, che si ritrovò nella posizione non invidiabile di “guardiano” della Costituzione nella traumatica fase di passaggio da una Repubblica ad un’altra.
      Ma basta, sto uscendo dal seminato e me ne scuso.

      Sul secondo chiarimento, devo aver capito male il senso delle sue parole, pardon; il “non solo” evidentemente mi ha confuso. La mia osservazione comunque ha e vuole avere una valenza generale, che va al di là della nostra discussione.

  7. Foxxya

    La fallacia legislativa di chi la pensa così sta nel fatto che non capisce un beneamato di ordinamento giudiziario.
    I giudici applicano le leggi, tanto che se non dovessero applicarle nel modo corretto per giudicare una questione, la cassazione boccia la sentenza di assoluzione o condanna emessa dai giudici in primo o secondo grado.
    Si fa notare che la sentenza della Cassazione è motivata, così come quella dei giudici a fronte dei fatti.
    La Cassazione infatti indica dove il giudice si è sbagliato e che legge ha sbagliato ad interpretare nel giudicare chichessia.

    Brutto simbolo se su questo sito scrive gente così politicizzata ed al tempo stesso ignorante di ciò che sta dicendo

  8. Foxxya

    EDIT: ma allora la colpa di tangentopoli è tutta del legislatore, ovvero dei politici stessi? Si la colpa ricade in chi ha fatto le leggi o le ha abrogate.
    In effetti se tangentopoli è un privato cittadino che paga un politico perchè scelga non per il bene degli elettori ma per il bene del singolo pagante, Berlusconi e la sua politica nascono proprio qui, ovvero nell’accomunamento fra il concussore ed il concusso.
    Questo è il conflitto d’interessi: la semplice evoluzione del sistema delle tangente in pieno accordo con il detto: chi fa da sè fa per tre.
    Non è un caso che la seconda repubblica si distingua proprio per le leggi ad personam.

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