L’Umbria, una regione rossa, dove una volta uno su due votava comunista. Una regione che potrebbe anche finire al centrodestra, senza neppure bisogno di Berlusconi. Non è la Puglia: è peggio
C’era una volta una regione piccola, dove la sinistra prendeva il 65% dei voti, dove in molte amministrazioni comunali la scelta del Sindaco era tra Pds e Rifondazione comunista. Negli ultimi tempi c’è stato un calo di consensi. Ma invece di trovare una soluzione unitaria, si è scatenata una guerra tra bande di capi e capetti locali
sul candidato alle future elezioni regionali. In cui, manco a dirlo, s’inserisce anche la guerra D’Alema-Veltroni.
VIA LA LORENZETTI! – Il caso Umbria meriterebbe un’analisi un po’ più approfondita di quelle caricature che talvolta ne fanno alcuni che da queste parti forse non sono mai neppure venuti in gita. La crisi dei consensi della sinistra tradizionale degli ultimi anni ha molte ragioni, ma come ogni regola ha le sue eccezioni. La più grande è la grande popolarità e fiducia di cui gode l’attuale Presidente della Regione, Maria Rita Lorenzetti.Lo dicono tutti i sondaggi: anche dopo la batosta del Pd alle ultime elezioni europee, l’Istituto Piepoli dava comunque per le regionali il centro sinistra al 54%, e soprattutto indicava che la Lorenzetti aveva la fiducia del 63% degli umbri. Insomma è una che sfonda anche nel centro destra. Una così, direbbe Veltroni, la devi candidare subito, senza se e senza ma. E invece, da mesi il Pd Umbro è agitato attorno ad un’unica questione: impedire alla Lorenzetti di candidarsi, dopo 10 anni di governo alla Regione.
IL NODO DEL TERZO MANDATO – Lo statuto del Pd prevede che dopo due mandati elettivi un politico debba passare la mano. Regola sacrosanta: andrebbe applicata a tutti i parlamentari, ex presidenti del consiglio, ex segretari di partito. Ma se così fosse, Veltroni da tempo avrebbe dovuto dedicarsi a scrivere libri, D’Alema alle regate, Fassino alla bagna cauda. Invece c’è la “scappatoia”: può essere concessa la deroga. Per ottenerla, serve il “permesso” dei due terzi dell’assemblea regionale, pari al 66% dei componenti del “parlamento” regionale. Vista la situazione dell’Umbria, dove la Lorenzetti è sicura vincitrice, la soluzione sembrerebbe scontata. Un po’ comìè accaduto a Vasco Errani, Presidente dell’Emilia Romagna e ricandidato per il “terzo mandato”. Invece in Umbria, subito dopo le elezioni europee, è esplosa una guerra tra bande in piena regola. Non sui programmi, non sulla linea politica. Nessuno dice che la Lorenzetti ha governato male, anche se non mancano le questioni irrisolte, dall’eccesso di enti ed agenzie pubbliche, alle relazioni con la lobby del cemento, in Umbria molto potente. Ma sono cose che in un’altra regione (Lombardia, tanto per dirne una) farebbero sorridere.




Cari tutti,
di tutti i film mai visti questo è il più tragico… perchè si tratta della realtà.
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