L’anno nuovo si è aperto con la parola d’ordine: servono profonde modifiche strutturali al nostro paese per poter ripartire quando la crisi smetterà di mordere, per risolvere i problemi più gravi dell’Italia. Le proposte del centro destra vanno invece in direzione ostinatamente contraria
Fino a ieri sembravano non necessarie, oggi sono la priorità. Noi l’avevamo detto un bel po’ di tempo fa: le riforme economiche, anche se non hanno effetti sulla situazione
personale del presidente del Consiglio sono le più urgenti, come ha ricordato Giorgio Napolitano nel suo messaggio di fine anno. Il governo ha fatto poco finora, ma adesso sembra pronto a delineare o realizzare riforme importanti. Ma in quale direzione bisogna andare? Il presidente della Repubblica ha messo tra i problemi più rilevanti del paese, il tema delle condizioni di vita e della distribuzione dei redditi delle famiglie.
LE DIFFICOLTA’ ECONOMICHE – Ed ecco che l’Istat sforna subito un report sull’argomento. La foto è scattata alla fine del 2008, un momento prima dell’espoledere della crisi. Ma mostra cose interessanti. Cresce la quota di famiglie che arriva a fine mese con molta difficoltà (il 17%, rispetto al 15,4% dell’anno precedente. Aumentano le famiglie che non riescono a pagare le bollette regolarmente (11,9% contro l’8,8% dell’anno prima) e all’acquisto di abiti necessari (18,2% contro 16,9%), quelle che non hanno sempre soldi sufficienti per pagare le spese per i trasporti (8,3% contro il 7,3%) e di quelle in arretrato con il pagamento del mutuo (7,1% di quelle che hanno un mutuo, contro il 5% di un anno prima. Quasi un terzo delle famiglie non è in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 750 euro con risorse proprie. Questi problemi non sono però uguali per tutti: dipendono anche – in misura considerevole – dalla regione di residenza, dal numero di componenti della famiglia, dalla presenza o meno di figli, dal numero di stipendi o comunque redditi che entrano in casa, dalla tipologia di reddito (dipendente, autonomo, ecc.).
IDENTIKIT DELLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’ – Dal punto di vista territoriale, il mezzogiorno si trova in condizioni peggiori del resto d’Italia (il 25,6% delle famiglie arriva con difficoltà a fine mese, mentre nel nord sono il 12,6%). Le famiglie più numerose sono quelle in maggiore difficoltà (quelle con 5 componenti segnalano difficoltà nel 29,6% dei casi, quelle con due componenti solo nel 14,8%). Quelle monoreddito lo sono più di quelle con più percettori di reddito. Rispetto alla tipologia, le difficoltà maggiori si annidano tra le famiglie con 3 figli o più (il 30,7% ha difficoltà economiche), nelle famiglie con un solo genitore (24,2%) e negli anziani soli (18,7%). Le famiglie che hanno meno problemi sono le coppie senza figli, specie se “giovani” (solo 11,4% segnala difficoltà). Il profilo dell’italiano in difficoltà è dunque chiaro: se sei del Sud, e/o se hai figli piccoli e/o hai un solo reddito in casa, sei messo male. Se sei del nord e/o sei una coppia giovane senza figli e/o entrambi i componenti lavorano, sei messo meglio. Ovviamente questi dati sono in parte correlati tra di loro: ad esempio, le famiglie nel sud sono generalmente più numerose che a nord, così come l’età media e la diversa condizione professionale.
LE DISUGUAGLIANZE DEL REDDITO – Dai dati dei redditi e della loro distribuzione emerge anche un notevole squilibrio, in forte accentuazione, della distribuzione del reddito, dato che conferma sia le rilevazioni di fonte Agenzia delle entrate sia le stime di istituti internazionali. Dividendo in 5 classi di reddito la popolazione italiana, si nota che il 20% dei “poveri” percepisce solo il 8,4% del reddito, mentre il 20% dei “ricchi” si prende il 37%. Anche in questo caso, scendendo in dettaglio, si vede che le disuguaglianze sono più marcate nel Sud (soprattutto in Calabria, Campania, Sicilia) e nel Lazio, mentre una distribuzione molto più “uniforme” si ha nel triveneto. Le regioni
del sud sono anche quelle con redditi più bassi in assoluto, dove quindi la quota di popolazione “povera” è notevolmente superiore. La disuguaglianza è più forte nelle famiglie con molti componenti (le famiglie con 5 o più persone sono nel 36,4% tra i poveri, mentre solo per l11,7% tra i “ricchi”) in quelle monoreddito (più della metà appartiene ai due quinti di reddito basso e medio basso). Il segmento inferiore della distribuzione dei redditi è spesso occupato dalle famiglie con figli, soprattutto se minori. Le coppie con figli, infatti, nel 41,3% hanno reddito basso e medio-basso (contro il 34,2% dellle coppie senza figli), mentre appena il 13,5% delle coppie senza figli appartiene al quinto più povero, contro il 21,5%. Sono dati che coincidono con quelli delle famiglie in difficoltà, a cui si aggiunge la discriminante del livello di istruzione: i laureati hanno in media redditi superiori a quelli delle persone basso grado di istruzione, che sono quelli più frequentemente collocati nelle classi inferiori di reddito.



Ora, non per essere cattiva e perfida, ma se sei monoreddito cosa cazzo li partorisci a fare 3 o più figli?
Io, questa domanda, continuo a pormela.
Perchè non è possibile che io debba campare con le tasse la voglia di figliare conigliescamente altrui.
Certo, avere dei figli non può essere un lusso da ricchi. Ma non è che se prendi 400 euro al mese ne sforni uno ogni anno.
Oltretutto se vogliamo essere ancora più cattivi e perfiti (ma soprattutto, pragmatici), le famiglie numerose sono quelle che consumano di più. Ecco io con 7 mld di stronzi sul pianeta, le famiglie numerose le tasserei!!!
Forse usare un tono leggermente più educato potrebbe essere più utile al dibatto….
Innanzi tutto bisogna capire cosa si intende per reddito basso: conosco famiglie di soli due adulti che con 5.000€ (netti) al mese si definiscono poveri (!) e famiglie di 5 persone che con 2.000€ (netti) al mese si sentono ricchi… [domanda per Carlo: quale è la soglia di povertà? confesso di non aver letto tutto il rapporto....]
Secondo: a volte i figli scelgono di venire anche se provi a non farli venire… per diverse persone abortire per motivi economici non solo non rientra nella legge 140 ma soprattutto è un po’ schifoso…
Terzo: le famiglie con figli pagano le tasse come tutti e si pagano i servizi di cui usufruiscono e, per tua conoscenza, ci sono tasse come la TARSU (quella dei rifiuti che le famiglie numerose producono di più) sono più alte se il nucleo familiare è composto da più persone…
Quarto: sul fatto che consumano di più dovremmo prima capire cosa intendi per CONSUMO e poi ne riparliamo.
Nell’ultimo report Istat sull’argomento che puoi trovare qui:
http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20090730_00/testointegrale20090730.pdf
La soglia di povertà assoluta (l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano e per una determinata famiglia, sono considerati essenziali a conseguire uno standard di vita minimamente accettabile) per una famiglia di due componenti è rappresentata dalla spesa media mensile per persona, che nel 2008 è risultata pari a 999,67 euro. ovviamente per famiglie di più componenti va aumentata…per una famigli di 5 persone la scala di equivalenza dell’Istat la pone a 1.899,37
La soglia di povertà relativa è calcolata sulla base della spesa familiare rilevata dall’indagine annuale sui consumi
UN sorriso come vuoi
C.
Educazione? Suvvia, non chiamiamo in causa l’educazione quando questa non c’entra niente. Adoro essere provocatoria e le provocazioni non arrivano sempre e comunque indorate da qualche pillola dolce.
Giusta osservazione sul reddito. E’ soggettivo, ma non troppo. Ho sentito con le mie orecchie un segretario comunale da 170mila euro all’anno lamentarsi per il caro vita “con l’euro c’abbiamo rimesso”. Giuro, non scherzo. Potrei fare il nome, ma evito. In compenso la sua busta paga è pubblica.
Ordunque, è chiaro che se hai 5mila euro al mese e 4mila euro te li fotti in stronzate (lcd 400mila pollici, super vacanze, super suv, super boutique) è lapalissiano che ti vedi povero: hai solo mille euro da spendere per il resto!
Non conosco la soglia di povertà, ma penso alla pensione di mia nonna: 500 euro al mese. Seimila euro l’anno. Potremmo definirla povera? Se vivesse sola penso che lo sarebbe. Grazie al cielo vive con noi che non siamo certamente ricci ma nemmeno ridotti alla canna del gas!
Per quello che penso io, la povertà è uno stato che non ti permette di vivere normalmente. VIvere normalmente significa comprarti un paio di scarpe se ti servono e riuscire ad andare al supermercato senza patemi. Il resto è surplus (anche se a quanto pare la vacanza è diventato un diritto.. mah. a quando il diritto per il suv e la escort?).
Poi, la gente è pazza, c’è da dir questo. 5000e al mese in due è TAAAANTO. Io ne prendo un quinto e mi sembra troppo, fate voi (certo, tolte le rate e le spese fisse, mi rimangono 300 euro. di questo passo farò la bambocciona a vita).
La povertà è quando non riesci a mangiare o quando fai fatica a comprare un quaderno a tuo figlio. Di certo non è quando non riesci a comprare la borsetta burberry al cane.
Quanto ai figli. BASTA CO STA SOLFA CHE I FIGLI VENGONO COSì…porco giuda!!! siamo nel 2010!!! non troviamo i bambini sotto ai cavoli!!!!!!!!!!!!!!!!
I BAMBINI SI FANNO SE SI FA L’AMORE. Sei cattotalebano??? Ti dai all’astinenza e ti spari una pippa!!! Oppure non hai soldi per il condom??? Sempre stessa soluzione, optando però magari per il sesso orale (che è comunque piacevole). Non esiste che “i bambini vengono così”. Non esiste!!! Ecco perchè siamo sette miliardi.. perchè veniamo così! dal cielo!! Queste sono cose mi fanno ribollire il sangue. Dov’è il sesso responsabile? Dov’è l’educazione sessuale (questa sì che servirebbe)? Dov’è il controllo delle nascite??
Dio santo, l’aborto non c’entra nulla. L’aborto è, semmai, un’extrema ratio che si può sempre considerare. Ma se uno c’ha le fisime mentali per le merule (e sono rispettabilissime sinchè non le mette per legge), ci sono molti altri modi per evitare “bambini che vengono dal cielo”. A volte mi sembra di parlare a dei decerebrati (non parlo di te, parlo di gente che mi ha riferito quello che tu hai scritto: a volte penso che resuscitare Hitler sarebbe la soluzione finale contro la madre dei deficienti che è sempre incinta. Ma io son cattiva e perfida, mi disegnano così!!!)
Quanto all’inquinamento: la maggioranza della gente è carinovora. Hai idea dell’impronta ecologica di una famiglia di 6 persone che mangia in prevalenza cadaveri? No? Studia! Informati? Hai idea di quanto siano inquinanti e poco smaltibili i PANNOLINI? Sììì i pannolini!per i bambini sono inquinantissimi!!!! Ci sarebbero quelli lavabili con la parte assorbente in mais 100% riciclabile.. ma sai, usa e getta is better! meno fatica!!
E ancora.. luce e gas… i consumi quintuplicano.. tu dici “pagano”.. sti cazzi, pagano il consumo, non la CO2 che immettono nell’aria che va a sommarsi ad altra CO2.. e via dicendo.
Poi, in realtà dipende dalle persone ovvio. Se io avessi cinque figli probabilmente inquinerei meno di te da solo. Ma la maggior parte delle persone è sprecona.
In ogni caso ce l’avevo con quei morti di fame e di ignoranza che figliano come conigli e poi si lamentano che non arrivnao a fine mese. Mi spiace, non li reggo. Li odio profondamente. Oltretutto in questi casi la mancanza di servizi da parte dello stato c’entra poco. Qua manca proprio il sale in zucca alla gente. Una volta, a.. boh.. annozero credo.. fecero vedere un servizio nella quale si dipingeva una madre coraggio.
Questa SCIAGURATA era separata, già con una bambina. Una situazione di per sè difficile, no? COncordiamo? Ok. ‘sta stronza che fa? Si fa ingravidare da un altro coglione che la lascia nuovamente!!!! E lei che fa? Ne mette al mondo un’altro per poi lamentarsi “non riesco neanche a comprare le fettine”……
Cioè ma va al diavolo tu e le tue dannate fettine di merda. La domanda sorgeva spontanea”ma te l0ha ordinato il dottore di metterne al mondo un altro?”.. ma la giornalista zitta… zitta.. annuiva… quasi quasi gliela comprava lei la fettina. Io l’avrei mandata a zappare in montagna.
Ecco vedi, io sta gente la detesto. La detesto profondamente. E ce n’è pure tanta. Se non fosse così tanta non saremo 7 miliardi. Ma a nessuno importa se siamo così tanti. Il problema è che la bomba demografica prima o poi scoppierà.
Però continuate pure a dire che “i bambini quando arrivano.. arrivano..”.
Le tue “provocazioni” hanno il merito di gettare il sasso in molti stagni, ma non sono condivisibili, se non in minima parte.
Intanto perchè sei fuori tema rispetto all’articolo, perchè seguendo il tuo ragionamento, chi è monoreddito e ha due figli (non 12, 2) o anche uno solo se la deve prendere nel didietro mentre va premiato chi ha tre redditi in famiglia e solo un figlio.
IL disocrso non è sulle scelte soggettive, ma su come un sistema fiscale incentiva o disncentiva certi comportamenti sociali a danno di altri. Si chiama politica, politica economica.
La preferenza della collettività è per la “famiglia”? Allora un sistema fiscale deve essere orientato a incentivare (con vari mezzi) questa scelta a scapito delle altre, pur legittime.
Un eccessiva disuguaglanza del reddito è giudicata un problema? E allora, partendo dai punti di disagio maggiori (famiglie monoreddito e/o famiglie con più figli e/o famiglie del sud e/o altre situazioni descritte nel’articolo o anche proposte da altri) si deve disegnare il ssitema fiscale.
Al contrario: si pensa che una maggiore disuguaglianza sia preferibile (è un’opzione corretta per molti, sai)? Ok: allora il fisco deve gravare meno sui single e/o sui ricchi e/o su altro, e così via..
L’esatto contrario di uno stato, quale che sia, è dire una cosa (voglio incentivare le famiglie e ridurre le disuguaglianze) e fare l’esatto contrario con le sue politiche. Quello che sta accadendo da noi, insomma.
UN sorriso senza provocazioni
C.
Pingback: Disuguaglianza dei redditi e riforme del governo
Il discorso è certamente molto complesso.
Do ragione a Carlo per quanto riguarda il lato sistemico della questione: un sistema che non è in grado di supportare economicamente un nucleo familiare minimo che gli consenta perlomeno un equilibrio tra natalità e morte è un sistema fallimentare. E il nostro è un sistema fallimentare.
Del resto, è innegabile, dal punto di vista individuale e morale che, alla luce di questo sistema, chi mette al mondo dei figli in assenza di garanzie, si espone alle logiche conseguenze deducibili a partire da presupposti noti e versa lacrime di coccodrillo.
Soprattutto nel meridione è inveterata la prassi di generare figli per poi richiedere l’assistenza dello stato, quando questi vengono perlopiù mantenuti dall’economia sommersa.
Saltando molti passaggi oserei dire che votare Berlusconi e mettere al mondo dei figli è, per la maggior parte di noi, un atto di rara incoerenza.
Per quanto riguarda invece il discorso più serio della fiscalità, è chiaro che le uscite di Tremonti sono da leggere in pura chiave propagandistica: già la riduzione del carico fiscale complessivo sarebbe un miraggio, in quest’Italia oberata dai debiti…l’eliminazione o la riduzione delle aliquote fiscali poi, rientra nel novero delle minchiate in libertà tanto care in particolar modo a questa compagine governativa.
Non ci sarà mai nessuna riduzione delle aliquote.
Non ci sarà mai nessuna centrale nucleare in Italia.
Non ci sarà mai nessun ponte sullo stretto.