Molti giovani d’oggi sono froci. Ma a Roma si dice che so’ tutti boni a fa’ i froci cor culo dell’altri. Che forse non c’entrerà niente ma come attacco del pezzo non è niente male.
L’8 Dicembre 2009 lo psichiatra Francesco Bruno se n’è uscito come uno stronzo dal culo (versione non diffamatoria ad uso del magistrato in caso di querela: “se n’è uscito maluccio”): “[L'omosessualità] un tempo era senza dubbio vista da tutti come patologia. Poi, recentemente, prima la società americana di psichiatria e dopo la organizzazione mondiale della sanità, l’hanno cancellata. Ma bisogna vedere in che modo siamo arrivati a questo risultato e le dico che non è una bella cosa. Come del resto si sa, le lobbies omosessuali, e non solo quelle, sono potenti e per ottenere quel risultato si sono mobilitate persino con una campagna porta a porta”. Fin qui l’argomentazione di Bruno si può ridurre a due punti: 1. L’omosessualità un tempo era senza dubbio vista da tutti come una patologia 2. Le dico che non è una bella cosa. Non perderemo tempo a disquisire sul punto 2. (per me non è
una bella cosa che la Lazio sia in Serie A) e ci concentreremo sul punto 1. “L’omosessualità un tempo era senza dubbio vista da tutti come una patologia”.
DOMANDE - A quale tempo si riferisce l’esimio prof. Bruno? Probabilmente non al tempo dell’Antica Grecia in cui Socrate si divertiva a fare il trenino con Platone. Temo quindi si riferisca agli anni ’50 del secolo scorso in cui esce la prima versione del DSM, il famigerato Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Come può notare anche il più sprovveduto tra i lettori – ma non lo psichiatra Bruno che pure dovrebbe averlo da qualche parte in libreria – si parla di disturbi mentali (in inglese “disorders“) e non di patologie o malattie. è una scelta terminologica ben precisa poiché “è evidente che in campo psicopatologico non si può parlare di malattie mentali al pari di malattie internistiche della medicina, proprio perché si ignorano le cause dei disturbi e i meccanismi attraverso cui si determinano e si esprimono le manifestazioni psicopatologiche” (Ammaniti M. 2001, p. 20). Il problema è che mentre in ambito non psicopatologico il concetto di malattia è sufficientemente chiaro e non suscita equivoci rilevanti (“Dottore ho il cancro!” “Non si preoccupi, secondo le lobby oncofile non è una malattia”) in ambito psicopatologico è lo stesso concetto di disturbo ad essere in discussione. Ad ogni nuova versione del DSM (finora ne sono uscite quattro e ne è in programma una quinta) compare una nuova definizione di disturbo mentale. Non solo, ma i disturbi mentali entrano ed escono dal DSM come i politici da Via Gradoli. Tutta la questione “l’omosessualità è una malattia? sì, no, dite la vostra” presuppone che si sappia cosa sia o non sia una malattia. La verità è che gli stessi psichiatri non lo sanno. Si usa in questi casi una definizione stipulativa: facciamo che “disturbo mentale è x”. E si procede per alzata di mano (se pensate che sia una battuta andatevi a leggere Ci fanno passare per matti di Kutchins e Kirk, edizioni Giovanni Fioriti. Molti disturbi mentali tra cui l’omosessualità sono stati depennati dal dsm per alzata di mano).
IL NULLA - Dal momento che gli psichiatri non sanno o non sono d’accordo su cosa debba essere considerato un disturbo è evidente che a seconda del vento che tira si deciderà a favore di un’inclusione o di un’esclusione. Non è solo l’omosessualità a essere stata depennata, ma anche, ad esempio, il disturbo masochistico di personalità, osteggiato dalla femministe (era diagnosticato soprattutto alle donne). Sul disturbo post-traumatico da stress si è discusso molto e in fine è passato (erano in gioco i risarcimenti per i veterani del Vietnam), sul disturbo da deficit d’attenzione ancora si discute (sono in gioco tra l’altro i profitti delle case farmaceutiche che producono stimolanti), sui disturbi di personalità se ne discuterà presto (Kutchins-Kirk 1997; Aragona 2006). Il problema è che si discute del nulla perché non è possibile stabilire cosa sia x se non abbiamo chiaro cosa x sia. è come non essere d’accordo su cosa si intenda per rosso e cercare ciononostante di dividere gli oggetti rossi da quelli non rossi. Tutta questa pippa che vi ho attaccato è per dirvi che se non è chiaro cosa sia un disturbo mentale (e attualmente non lo è) ogni discussione su se l’omosessualità sia o meno un disturbo mentale si riduce a cercare di portare l’acqua al proprio mulino ideologico con ogni mezzo logico, e meno logico, consentito. Quando in realtà ci si chiede se l’omosessualità sia o meno una malattia quello che ci sta chiedendo è: “Ho il beneplacito della scienza nell’essere omofobo? Devono morì ‘sti froci o nun devono morì? E ’nnamo su”. Oppure, dall’altra sponda: “Posso fare il cazzo che mi pare o devo chiedere il permesso al medico, al papa, o allo psichiatra? Posso avere il consenso della società nel giocare a giocagiuè con il culo del mio compagno o devo fare senza?”.
DISTURBATO! - Questo accade perché il termine “malattia” ha un’accezione fortemente negativa. Dire a qualcuno “sei malato” implica di conseguenza “ti devi curare”. Implica anche: “Tu puoi non sapere di essere malato, e quindi non ha alcuna rilevanza se pensi o meno di esserlo, io sono uno psichiatra e SO che tu lo sei e quindi IO dico che ti DEVI curare. E in altri tempi più propizi potrei addirittura arrivare a pretenderlo ed esigerlo, ma in attesa di questi tempi mi limito a preparare il terreno”. Il termine disturbo ha invece un’accezione più lieve. Una persona “disturbata” non è necessariamente un reietto appestato. Non è malato fracico e frocio perso, ha solo un disturbo (o come dicono gli anglofoni “un disordine“, è un tipo un po’ disordinato). Ma anche in questo caso è molto opinabile l’omosessualità rientri nel concetto. Facciamo quindi un po’ di storia. Nel 1952 esce la prima versione del DSM che elenca l’omosessualità come una “deviazione sessuale” al pari di sadismo, necrofilia, feticismo, pedofilia e vojuerismo. La categoria di deviazione sessuale “è riservata ai soggetti i cui interessi sessuali sono diretti principalmente verso oggetti diversi da persone di
sesso opposto, verso azioni sessuali non abitualmente associate con il coito, o verso il coito praticato in circostanze strane (sic)”. (Kirk-Kutchins, 1997). Insomma, “famolo strano” è una deviazione sessuale. I bucchini forse no perché sono “abitualmente associati” con il coito (cazzo vuol dire associati? mentalmente associati? fatti prima, fatti dopo? associati da chi? non è chiaro). Tra il 1962 e il 1979 in Germania dell’Ovest si sperimenta un simpatico trattamento contro l’omosessualità paragonabile per leggiadria alla clown-terapia di Patch Adams: la distruzione di parte dell’ipotalamo dove dovrebbe risiedere la collocazione del “centro femminile del cervello” (siamo concettualmente dalle parti del flogisto). (Kirk-Kutchins 1997). Nel DSM-II non si parla più di deviazione sessuale ma di disturbo dell’orientamento sessuale. Nel DSM-III l’omosessualità non è più un disturbo ma lo è l’omosessualità ego-distonica, “una diagnosi diretta contro chi è preoccupato dei propri impulsi omosessuali”. Si inizia a comprendere come un disturbo per essere tale deve essere disturbante per il disturbato. Se è disturbante solo per persone altre dal disturbato non è molto intelligente definirlo un disturbo perché si apre la porta a qualsiasi disturbizzazione di qualsiasi comportamento. La tirchieria è un disturbo? E la maleducazione? E avere un cane rognoso con le pulci? Metti che ho un’idiosincrasia per le bionde tinte, essere una bionda tinta è un disturbo? Si è aperta una piccola falla nella tassonomia psichiatria, falla che diventerà presto una voragine. Lasciamo da parte la consistenza logica, inverso molto scarsa, di questa nuova introduzione. Come è possibile che l’omosessualità sia un disturbo se reca preoccupazione a chi ne è affetto e non sia un disturbo se non reca questa preoccupazione? “Ho il cancro ma non me ne frega niente” “Ah, ok, allora sei sano come un pesce”.



Annosa questione di cui vi fu un serrato dibattito sul web qualche anno fa grazie anche alle divertenti (se si prendono come una boutade) dichiarazioni di quel Risè che non solo parla di, ma ahimè anche insegna, psichiatria…
Almeno qui si discetta dell’importantissimo concetto di malattia mentale, invece che straparlare della potente lobby degli omosessuali…
Comunque i disastri della terapia riparativa (che anche alcuni psichiatri nostrani propugnano) sono sotto gli occhi di tutti. E fanno orrore….
Il “vojuerismo” mi è nuova!
(…’starda)
è una nuova variante del voyeurismo, prevista dal DSM-V. se non le sai le cose salle.
Se non so le cose, quindi, dovrei andare a Salle?
un comune italiano di 304 abitanti della provincia di Pescara in Abruzzo…
è bellina questa Lucia vista da sottosopra. chi dalla redazione mi dà la mail?
grazie
E magari vorresti anche il telefono, eh? Tsk. Ma lo sai che noi webmasters per questioni di privacy siamo OBBLIGATI a tenerci per noi le mail (e quant’altro) delle lettrici carine? E se nun lo sapevi, sallo.
P.S: Se vuoi quella di Sbronzo di Riace, al massimo…
Andando in ot. Riflettevo sul fatto che la parola malattia abbia di per sé un’accezione piuttosto negativa nella nostra società. Sarà anche un fatto non positivo che qualcuno non sia in condizioni ottimali di vita ma la faccenda, l’essere malato, non dovrebbe comportare uno sdegno sociale
ma se uno ha una doppia personalità, una gay e l’altra etero? è malato oppure no?
dipende. sa una personalità si vuole inculare l’altra sì.
Scusate l’intrusione…ma si può sapere perkè ogni tre e 4 (ogni tanto),anzi troppo spesso,qualcuno si “azzecca” sulla questione dell’omosessualità?ke poi tanto questione non è…a meno uno ke non è coinvolto dalla cosa personalmente,e lì capirei lo scervellamento,nessuno rikiede commenti,critike (addirittura sproliloqui inutili e ridicoli sull’argomento).Se i tipi in questione sono omofobici,ke si facciano guardare davvero loro da uno psikiatra bravo,xkè è indice di vita vuota,aggressività repressa e troppo tempo libero (e nulla di serio e personale a cui pensare).Se sono essi stessi gay,che si accettino senza fare tante storie,perkè non è una scelta,ma ci si nasce,come con i capelli neri piùttosto ke biondi o arancioni!!(!).Infine kiudo(si fa per dire) regalandovi uno scoop(così smettete di disquisire su ca…. non vostri):L’omosessualità è una questione “ormonale”!!!…e bene si!!Durante la pubertà l’organismo umano sviluppa più ormoni maschili,nel caso del maskio,e femminili nel caso della femmina.Ed è xquesto ke poco prima i bimbi sono femminei,glabri e sembrano tutti uguali,asessuati,perkè hanno ormoni opposti in egual misura,fino appunto allo “sviluppo”.Ora la questione è un’alta.Gli studi hanno dimostrato ke l’esposizione a eccessivi ormoni femminili xil maskio e viceversa xla femmina,può avvenire già nel feto,durante la gravidanza.Nel pancione di mammina insomma.Ed è solo li ke inizia la tendenza verso lo stesso sesso,ke è un’attrazione chimica,ossia “ormonale”.Questo è uno studio grazie al quale si è scoperto addirittura ke anke l’eziologia dell’autismo non solo esiste,ma risale a quel periodo,il fetale,ma non mi dilungherò su quest’altro argomento.Insomma mettetevi l’anima in pace:c’è poco di psicologico nel divenire omosessuali,se non nell’accettarlo,e nell’accettare di vivere una vita dignitosa e sana,anke socialmente,visto ke i gay pagano le tasse come tutti e godono di oneri sociali come tutti.Basta.Senò,vista la vastità del lato “sociale” della questione (questa lo è) non me ne uscirei più.Piùttosto kiedo alla redazione di occuparsi di questo,invece di ipotizzare assurdità mediche e diagnostiche,a tratti offensive,anke se in tono ironico.Grazie.M.S.
leggendo tutte queste Lappa mi è venuta voglia di iscrivermi al KKK
passo e kiudo
Kappa non Lappa
ma chi non ce l’hai? sono d’accordo con tutto quello che dici, ma l’hai letto l’articolo?
e se gli omosessuali fossero veramente malati???
Avrebbero + dignità di quella che hanno ora???
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