Dopo la tragedia romana, nel Partito Democratico si alzano voci di dissenso. Interno, esterno, obliquo. Addirittura il padre dei DS critica Veltroni. Intanto una sponda arriva dall’”amico” inatteso: Torre Argentina
“La sconfitta di Rutelli alle elezioni comunali di Roma suggella la crisi profonda del progetto del Partito Democratico. Un progetto legato a una visione aristocratica della politica, incapace di cogliere i fermenti popolari della societa’ italiana”. La solenne bocciatura arriva addirittura da Achille Occhetto, primo
segretario e autore della svolta che condusse alla nascita del Partito Democratico della Sinistra, poi DS. Occhetto, che parla ai microfoni di Radio 101, è un fiume in piena: “Paradossalmente una grande parte della sinistra guarda ai salotti buoni del neoliberismo mentre la destra coltiva i quartieri popolari, gli operai, la povera gente. Di fronte alla congiura di palazzo io dico che Veltroni non deve dimettersi, ma capire, aprire un processo nuovo. Sarebbe necessaria una nuova costituente dello stesso Partito Democratico per riaprire la strada del grande Ulivo. C’e’ anche il problema di un gruppo dirigente logoro. Non saprei dove mettere le mani nel Pd. Fanno tutti parte di una vecchia nomenclatura. Bisognerebbe veramente ringiovanire”. Un pò, insomma, quanto all’indomani della disfatta Rutelliana hanno urlato da più parti gli analisti politici che pure avevano salutano la nascita del PD come una grandissima novità. Contribuendo forse a far crescere una speranza rivelatasi, col senno di poi, tanto infondata quanto – forse – dannosa.
LA QUESTIONE DI BASE – Il nodo principale di questi giorni, tuttavia, resta il problema della sicurezza: mentre Alemanno indica le prime azioni in cantiere, che verranno attuate “senza pietà” (armi ai vigili urbani, espulsioni facilitate), Occhetto offre una sponda al centrosinistra allo sbando: una speranza c’è, “Il problema della sicurezza deve essere affrontato in maniera piu’ completa di quanto non faccia la destra. E’ pero’ un tema che non deve essere nascosto o evitato. [...] La sinistra non ha fatto [...] una scelta. Per questo
ora è passata l’idea dello sceriffo”. Forse ribaltando l’ottica di un problema che, guardando superficialmente alle statistiche razziali di reato, non coglie un problema profondo che è quello del malessere. Poco scalfito da espulsioni facili che, alla lunga, non provocano che un riciclo costante di autori dei reati ma mai una diminuzione degli stessi. Più controllo, dunque, ma come? Se non è la soluzione “sceriffo” quella più giusta, bisogna allora guardare alle città per aumentarne la vivibilità, favorendo un controllo - prima che sulle persone – sui luoghi: magari agendo per diminuire la possibilità di “agguati” spesso favoriti dalla disastrata situazione di molte periferie delle città italiane. Una soluzione di portata più ampia e sicuramente meno “di destra” delle sbiadite fotocopie sottoposte all’elettorato nei mesi scorsi.
L’UNIONE FA IL PD? – Le parole di Occhetto fanno intuire la soluzione concettuale di base: spostarsi a sinistra. Anzi, arrivare ad una sinistra moderna, libera dai preconcetti ideologici che hanno richiamato alla testa dell’elettore un ancoraggio - a periodi tra-passati – non compatibile con la situazione di oggi. Un po’ quel “socialismo europeo” di matrice zapateriana che può e deve offrire una valida alternativa alla
rediviva destra dei giorni nostri, che – malgrado le macchiette da ventennio offerte recentemente – è riuscita a dare di sé un’immagine moderna e “vincente” (e poco importa che lo sia davvero o no) anche a scapito di una sinistra poco efficace. Questo spostamento oggi sembra essere obbligato, e in tal senso si deve (anche se considerando l’involontarietà del mittente) leggere la missiva che dai Radicali di Torre Argentina è arrivata in queste ore ai vertici del Loft: Al centro della lettera, la federazione. Un patto che riconosca nel gruppo parlamentare del Pd la ‘componente radicale‘. Non “in astratto” ma tramite “l’attribuzione delle forme, dei mezzi, delle persone, delle responsabilita’ e delle strutture che ci consentano di esercitarla e di avviare un percorso comune, federale e federativo. Altrimenti, ci troveremo costretti a far valere la nostra funzione e identita’ nell’altra unica posizione che ci e’ consentita, quella di aderire al gruppo misto“. Non che i Radicali siano di sinistra, storicamente e logicamente, ma ciò che conta non deve più essere “la parte” ma le idee o alcune di queste: a parte le richieste beceramente di “poltrona“, ciò che di buono il PD deve prendere dai discorsi di queste ore è che forse l’abbraccio ad un approccio che guardi alla realtà sociale in maniera diversa (da “nuova sinistra“) potrebbe rinfocolare l’entusiasmo di un elettorato stanco, che pur di non avere di nuovo Rutelli ha preferito Alemanno. Perché Rutelli, ahilui, rappresenta tutto quello di cui il popolo di centrosinistra è stanco: dalla faccia, alle “amicizie“, alle velleità oltreteverine. A buon intenditor…






















” Non che i Radicali siano di sinistra, storicamente e logicamente, ma ciò che conta non deve più essere “la parte” ma le idee o alcune di queste: a parte le richieste beceramente di “poltrona“, ciò che di buono il PD deve prendere dai discorsi di queste ore è che forse l’abbraccio ad un approccio che guardi alla realtà sociale in maniera diversa….”
Sperem. Perchè in questi giorni il mio stomaco sta sopportando prove durissime:). Nei giorni prima delle elezioni vedere il PD che si annacquava al punto di non avere più identità. Perdere le elezioni per via di quell’annacquamento. E dopo le elezioni sentire anche che Veltroni ha fatto bene e che doveva continuare così. Detto da destra. E ti credo che ti è piaciuto e bene, bravo, bis.Ma se a destra vi piace così tanto prendetevolo voi.