Interni

Il PD alla guerra con Di Pietro

6 gennaio 2010

Le Regionali e le riforme il terreno di scontro preferito tra i due partiti dell’opposizione. Che se le danno di santa ragione, persino sui social network.

L’ultima goccia, se non ritrattata, rischia di far rompere il vaso”. Non ha usato mezzi termini Antonio Di Pietro per esprimere tutto il suo malessere nei confronti del trattamento ricevuto negli ultimi tempi dal Partito Democratico e in particolare da Enrico Letta, che poche ore prima aveva bollato l’Italia dei Valori come “miglior alleato di Berlusconi” “Ci trattate come appestati, utili solo per motivi elettorali”, ha fatto sapere ieri il presidente dell’Idv a Pierluigi Bersani in una lettera aperta pubblicata sul suo sito. E in effetti la battaglia che si combatte alla vigilia delle regionali appare più ostica del dovuto. Trovare la quadratura del cerchio è davvero difficile.

VENDOLA SI’ VENDOLA NO – Se il Pd si trova in bilico tra la necessità di allargare la coalizione alleandosi con l’Udc dove possibile e la necessità di tenere a bada l’ex pm con i suoi seguaci, anche dalle parti dell’Idv si trovano a fare i conti con l’altro prezzo della politica della legalità. Così l’ipotesi di confermare Nichi Vendola per la Puglia finisce per essere insieme una soluzione da valutare e da scartare. “Nella giunta di Vendola ci sono assessori molto compromessi e lui non poteva non sapere quello che facevano – confessa un deputato dell’Idv, manifestando tutte le sue perplessità per la candidatura del governatore uscente – Quando i magistrati si sono rivolti a lui ha gridato al complotto. Neppure il Pd lo vuole. Oggi hanno incaricato Boccia per la Puglia”. Si tratta di un pregiudizio che va nella direzione contraria a quanto riferito proprio da Di Pietro, in un’intervista al Fatto Quotidiano. “Noi (Vendola, nda) lo sosteniamo anche senza le primarie. Così come nel Lazio, in Umbria, in Campania, Lombardia: dicano un nome pulito, noi lo votiamo, senza contropartite”, aveva fatto sapere Tonino. Smentendo il suo segretario locale, che invece il governatore non lo ha in simpatia.

REBUS CAMPANIA – Ma il Pd è pronto per accettare la logica secondo la quale nessun indagato è candidabile? “In Calabria se ripropongono Agazio Loiero andiamo da soli, in Campania se ci sarà Bassolino uguale”, fanno sapere dall’Idv. Per Di Pietro nemmeno il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca sembra essere candidabile. Eppure, un anno fa, il figlio dell’ex pm, Cristiano, evitò di dimettersi dall’incarico di consigliere provinciale nonostante fosse stato raggiunto da un avviso di garanzia della Procura di Napoli nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti in Campania. Intanto il neo segretario regionale del Pd campano, Enzo Amendola, dal canto suo, fa finta di non capire quando gli viene proposta la candidatura del pm antimafia Raffaele Cantone, candidatura che riceverebbe il via libera sia della sinistra radicale che del partito di Di Pietro. Ma finché non si conoscerà il nome dell’avversario, è difficile che si indichi un uomo.

2 commenti a Il PD alla guerra con Di Pietro

  1. Z

    Scusa, De Sena, per quanto riguarda la vicenda del figlio di Di Pietro, a me sembra di ricordare che si sia dimesso dal partito. Ora, quella di consigliere provinciale è una carica elettiva e quindi non un incarico revocabile, tantomeno da parte del partito del quale, se non erro, non fa più parte.

    Alla luce di tutto questo, personalmente, non vedo quale nesso ci sia tra la riluttanza da parte dell’IdV a candidare De Luca e le vicende del figlio di Di Pietro. Sembrerebbe un riferimento un po’ capzioso…

  2. Luca

    Organizzate il “No D’Alema Day…”. Aumenterete in senso positivo la notorietà di Massimo D’Alema. Non so chi abbia avuto questa pessima idea, ma chi l’ha avuta ha programmato una manifestazione tanto controproducente da dare luogo immediatamente al “No Travaglio day” e al “No Di Pietro day”. Poi ci divertiremo…

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