Sul tema della legge sulla cittadinanza in discussione alla camera si è sviluppato un match senza esclusione di colpi tra Giovanni Sartori e Tito Boeri sulla reale possibilità di “italianizzare” i cittadini di religione musulmana. Il tema cioè, dell’ “integrabilità” dell’islamico. Lasciamo da parte le dotte polemiche professorali, le citazioni colte e gli ego dei due personaggi, e concetriamoci sulla sostanza della questione, che è effettivamente controversa.
Il Prof. Sartori ha sostenuto che questo sia un rischio da non rischiare, alla luce di un’esperienza secolare dove non si ricordano casi di “integrazione degli islamici, o comunque di una loro riuscita incorporazione etico-politica (nei valori del sistema politico), in società non islamiche”. Il Prof. Boeri invece, analizzando le realtà esistenti in diversi paesi d’Europa, ha detto che i musulmani si “integrano economicamente e socialmente, nel lavoro, sposandosi spesso con persone del Paese che li accoglie e parlandone quella lingua, indipendentemente da quanto siano devoti all’Islam”.
Il tema è certamente complesso. In questo periodo storico il monoteismo teocratico dell’Islam sembra molto rigoroso e l’apostolato musulmano appare spesso dinamico e talvolta anche aggressivo. Ma, come ha detto bene Sergio Romano, intervenendo sul tema e rispondendo a due lettori – provocando la risposta, un po’ piccata, del prof. Sartori – “siamo davvero certi che la religione, nel mondo islamico, sia sempre stata vissuta con la stessa intensità e intransigenza?”
Se guardiamo al cristianesimo e all’Europa, non possiamo dimenticare che anche da noi abbiamo attraversato fasi in cui la “febbre della fede” era molto alta. Nell’Islam, la tendenza di gran parte dei Paesi del Medio Oriente era verso la secolarizzazione, almeno fino agli anni ’60, cioè fino al momento del riesplodere violento della “questione palestinese”. Per analizzare la questione bisogna partire da alcuni dati di fatto.




Giusto un link per approfondire la vicenda:
http://30secondi.wordpress.com/2010/01/05/sartori-rispondi-a-noi/
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Caro Carlo,giorni fa ti è piombato sul groppone l’anatema “Marinato” in qualità di economista,adesso te lo vai cercando come politologo.Hai proprio voglia di scherzare con il fuoco!
Essendo un argomento “complicatissimo”, mi limito a contestare due affermazioni (giuste e vere). Prima: Quella che presenta i “”Cristiani” simili agli Islamisti in fatto di ferocia Religiosa, questa è una affermazione giusta, però fuori tempo. Eravamo simili, ma lo erano tutti i POLPOLI, i “Cristiani” si sono evoluti, e per le buone o le cattive hanno accettato il confronto,gli Islamici sono rimasti al Medio Evo, la Religione Cristiana, non accetta ne ammette l’uccisione di “NESSUNO”", nella Religione Islamica, non solo è accettata, ma è prevista per chi volesse rinnegare la propria religione e pure in tanti altri casi. Seconda Verità (che però contesto) In Europa, non ci sono sostanzialmente difficoltà fra le comunità Cristiane e Islamiche, questo è vero SOLO PERCHE’ i “”Sacerdoti Islamici”" politicizzati molto più di quelli Cristiani, non hanno ANCORA dichiarato una Guerra Santa, quando qualcuno, per convenienza politica, deciderà di aprire le ostilità, vedrete cosa accadrà nel nostro Paese e in Europa. Ho vissuto fino al 1982 in un paese dove l’integrazione era PERFETTA, Ebrei e Arabi hanno lavorato uno al lato dell’altro senza nessun problema, parlo del 1982, dopo le guerre in Palestina etc. poi, evidentemente è arrivato l’Integralismo, gli Ebrei non erano più “”I Russi”", e gli Arabi non erano più “”I Turchi”" (come abitualmente venivano definiti), il Mio miglior amico (di discendenza Araba) era sempre MIO amico, ma era cambiato nell’esprimere i propri pensieri nel confronto degli Ebrei. Queste situazioni vanno vissute per rendersi conto di ciò che potrebbe accadere, parlarne, è inutile, è una discussione senza costrutto.