Berlusconi: sì al segreto di Stato nei rapporti tra 007 e Telecom
05/01/2010 - Lo scrive Luigi Ferrarella in un’esclusiva del Corriere della Sera: “Il presidente del Consiglio mette il segreto di Stato sulla natura dei rapporti con Telecom dell’ex numero tre del controspionaggio militare Sismi, Marco Mancini, di cui la Procura di Milano
Lo scrive Luigi Ferrarella in un’esclusiva del Corriere della Sera: “Il presidente del Consiglio mette il segreto di Stato sulla natura dei rapporti con Telecom dell’ex numero tre del controspionaggio militare Sismi, Marco Mancini, di cui la Procura di Milano chiedeva il processo per il dossieraggio illegale contestatogli in concorso con l’ex vertice della divisione Security di Telecom e Pirelli, Giuliano Tavaroli, e altri indagati“.
Marco Mancini, ex numero tre del Sismi, responsabile dell’ antiterrorismo, nome in codice «Tortello», arrestato per il dossieraggio Telecom nell’ autunno di tre anni fa con l’ accusa di aver ceduto dossier riservati del Sismi alla struttura di Tavaroli, in cambio di denaro, si era appellato alla presidenza del Consiglio per chiedere di permettergli di utilizzare atti coperti dal segreto di Stato, indispensabili per dimostrare la sua innocenza. La mossa è stata formalizzata ieri mattina, alla ripresa dell’ udienza preliminare davanti al gup Mariolina Panasiti, con una «opposizione del segreto di Stato». Secondo «Tortello», per spiegarei rapporti avuti con la struttura illecita di Telecom «il sottoscritto dovrebbe riferire fatti relativi agli assetti organizzativi e alle attività operative del Sismi, nonché alle direttive impartite dal direttore del Servizio», vale a dire Niccolò Pollari, nel frattempo rientrato nello staff del Premier come responsabile della sicurezza. Cosa può aver chiesto il generale al suo sottoposto, al momento ovviamente è top secret.
Ma su quegli atti c’è il segreto, apposto dalla presidenza del Consiglio: “Silvio Berlusconi lo fa in una lettera di risposta al giudice dell’udienza preliminare Mariolina Panasiti, che il 13 novembre scorso aveva attivato la procedura di «interpello» di Palazzo Chigi, prevista per legge ogni qual volta un imputato (come Mancini in questo caso) prospetti di non potersi difendere se non violando un asserito segreto di Stato sul contesto delle vicende oggetto di accertamento giudiziario. Il premier Silvio Berlusconi ha dunque «confermato» l’esistenza di segreto di Stato sulle circostanze che Mancini, ex braccio destro del generale Niccol Pollari, aveva addotto nel suo interrogatorio al giudice, e che il gip Panasiti non aveva riassunto ma integralmente sottoposto a Palazzo Chigi attraverso la trasmissione degli atti dell’udienza“.
Quel giorno Mancini, accusato di associazione a delinquere, corruzione erivelazione di notizie di cui sia vietata la divulgazione, aveva opposto il segreto di Stato a quasi ogni domanda rivoltagli. Una spiegazione che non aveva convinto: “Per i pm «l’imputazione riguarda una compravendita, non fatti coperti da segreto» sui rapporti con l’allora capo della Security di Telecom e Pirelli, Giuliano Tavaroli, che tre mesi fa ha chiesto di patteggiare 4 anni e 6 mesi; con il maggior fornitore di notizie per i dossier, e cioè l’investigatore privato fiorentino, Emanuele Cipriani, indagato al quale brucia il sequestro di 14 milioni di euro; con l’investigatore privato americano John Spinelli, ex agente Cia che vuole patteggiare 3 anni; con l’ex giornalista di Famiglia cristiana, Guglielmo Sasinini, e l’ex ufficiale dei carabinieri Angelo Jannone, entrambi néllo staff di Tavaroli. In più, e a sorpresa, quando la difesa di Cipriani gli aveva chiesto se avesse mai intrattenuto rapporti con Marco Tronchetti Provera, all’epoca dei fatti presidente e maggiore azionista di Telecom ma mai indagato dalla Procura, Mancini aveva nuovamente risposto «segreto di Stato»: affermazione alla quale aveva fatto seguito un comunicato dell’imprenditore, che affermava «di non aver mai avuto rapporti con il signor Mancini». In aula l’ex 007 nutriva questa raffica di richiami al «segreto di Stato» con la premessa di non aver commesso i reati imputatigli, e in particolare di non aver attinto dagli archivi del controspionaggio militare notizie poi «rivendute» alla squadra Tavaroli-Cipriani: ma aggiungeva che, per dimostrarlo, avrebbe dovuto parlare degli «assetti organizzativi del Sismi», dei «contatti legittimi e di natura istituzionale» con esponenti della Security di Telecom e Pirelli «nell’ambito di rapporti con fonti sotto copertura», di alcune «direttive» ricevute in proposito dai superiori“.
Dice Ferrarella: “Ora la risposta di Berlusconi è arrivata: il segreto di Stato invocato da Mancini c’è. Con tre conseguenze. La prima è giudiziaria e quasi certa per Mancini, che già nel processo per il concorso del Sismi nel sequestro Cia dell’imam Abu Omar, grazie al segreto di Stato anche lì opposto (insieme a Pollari) e anche lì confermato da Palazzo Chigi, 113 novembre 2009 stato prosciolto per improcedibilità e dunque sottratto alla richiestadi io annidi carcere avanzata dai pm (13 per Pollari): ora, nel processo Telecom, Mancini vede allontanarsi la prospettiva di un proprio rinvio a giudizio, e invece avvicinarsi anche qui un altro proscioglimento per «non luogo a procedere». La seconda è sempre giudiziaria ma pi incerta, e concerne il destino processuale dei coimputati di Mancini, che hanno in comune alcune ma non tutte le accuse, e che magari avevano appena fatto scelte (come quella di chiedere il patteggiamento) ora spiazzate dall’apposizione del segreto di Stato. La terza è invece extragiudiziaria: ed è il senso pi genera le degli interrogativi sulla natura dei rapporti ora formalmente attestati dall’apposizione di segreto di Stato da parte di Palazzo Chigi tra segmenti del controspionaggio militare e importanti funzioni aziendali (come la Security) di una grande società privata, cruciale nel delicatissimo settore delle telecomunicazioni“.













Eh… per il governo, quindi, ci sono spioni e spioni. Le intercettazioni dell’amico sono sempre meglio di quelle del nemico (magistrati). Lo si era già capito con l’affaire Marrazzo (il “bonario” consiglio a comprare il video, anziché denunciarlo ai giudici) e persino ai tempi del caso Unipol. Berlusconi che rilasciava, volontariamente, dichiarazioni ai magistrati per cose di cui era venuto a conoscenza. Per non parlare dei dossier millantati dal Giornale contro Fini ecc….
Sarei rimasto sconvolto e meravigliato se fosse stato il contrario !
Berlusconi Docet !.!