Jana Rawlinson, l’atleta australiana che ha deciso di annullare l’intervento di chirurgia plastica al seno per correre più veloce e avere ancora la possibilità di vincere una medaglia d’oro, ha rinunciato unicamente ad una protesi? Ok, era qualcosa di posticcio, di non naturale, ma lo aveva scelto per se stessa, per avere di sé un’immagine che corrispondesse al suo ideale femminile.
Lasciamo stare tutte quelle storie secondo le quali saremmo tutte delle sciocchine che corrono dietro al primo cretino che ci dice “Hey, se vuoi essere bella, se vuoi essere femmina, devi essere così!”. A parte casi patologici, in realtà ognuna di noi cerca solo di stare bene, e Jana stava bene con quella taglia di seno in più. La verità è che ogni donna, almeno ogni donna da qualche generazione a questa parte, perché prima il problema evidentemente non sussisteva, impara presto che “per correre” a qualcosa è necessario rinunciare.
Si può obiettare che tutti lasciano qualcosa per ottenere qualcos’altro. E’ vero. Ma una donna impara che deve ricusare, almeno in parte,proprio a quello che la rende donna. Affetti, legami, figli. Sono tutte zavorre, sono tutti pesi che fanno essere meno veloci, meno competitive. Certamente il sogno di tutte è quello di conciliare carriera e sentimenti, ambizioni personali e famiglia, ma chi vuole correre veramente, chi vuole vincere la “medaglia d’oro”, sa che farebbe un torto a se stessa o a chi la accompagna nel suo percorso a cercare di volere tutto, perché è nella natura delle donne portarsi dentro ciò che le rende tali, esattamente come si porta dentro un figlio per nove mesi.
O c’è o non c’è. Non esistono vie di mezzo, non possono valere compromessi, non è credibile che tutti siano felici e contenti. E quando si rinuncia, ci si strappa qualcosa da dentro, in maniera dolorosa e cruenta, proprio come deve essere strapparsi via il seno. Chiamatelo come volete, retaggio biologico, culturale, ma questo è lo stato attuale delle cose, volenti o nolenti. Nonostante tutte le panzane che vengono raccontate, non dipende dalla bravura o dall’ingegno di nessuna. Anche se si è tigri, gli artigli non bastano.




E’ un dato di fatto, che mi ostino a ritenere RIMUOVIBILE, che alle donne alla fin fine è sempre chiesto di scegliere, mentre gli uomini non hanno questo fardello da portarsi dietro.
Molto bello.
^_^
C.
E’ molto bello che lo dica un uomo, perchè è la naturale conclusione del misero ragionamento che ho provato a fare, e che non volevo esplicitare io stessa, visto che sono una femminuccia.
si può anche sceglier di camminare con tutto addosso. Non si vincerà una gara di velocità gareggiando con gli altri ma una di resistenza e di equilibrio gareggiando con se stessi. Tutto è relativo. A volte gli artigli non bastano, se ti chiedono di dimostrare che sei una tigre e tu pensi che siano abbastanza sensibili da vedere che lo sei di natura