Il Partito dell’Amore: Bondi contro Feltri contro Fini etc
04/01/2010 - Il coordinatore nazionale e ministro dei Beni culturali critica il direttore del Giornale per l’ennesimo attacco al presidente della Camera. Forse nel PdL il clima, definito “da caserma”, dopo l’aggressione a Berlusconi sta di nuovo peggiorando? “Posto che non e’
Il coordinatore nazionale e ministro dei Beni culturali critica il direttore del Giornale per l’ennesimo attacco al presidente della Camera. Forse nel PdL il clima, definito “da caserma”, dopo l’aggressione a Berlusconi sta di nuovo peggiorando?
“Posto che non e’ in discussione l’assoluta indipendenza e liberta’ di espressione de Il Giornale, ritengo che certi titoli e articoli come quello che stabilisce un paragone inaccettabile tra il presidente della Camera Fini e Di Pietro, non giovino a un corretto confronto politico e soprattutto alla necessaria unita’ e rafforzamento del Pdl“. Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl e uomo vicinissimo al premier Silvio Berlusconi, critica apertamente Vittorio Feltri dopo l’ennesima burletta del suo quotidiano, che oggi ha accomunato Fini e Di Pietro nella scelta su come far fruttare gli immobili di partito. Nulla di che: in queste settimane ha fatto molto di peggio, Feltri, ma evidentemente è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
IL PROBLEMA POLVERINI - Perché lo scontro continuo che ha finora caratterizzato il PdL forse sta cominciando a stufare il pubblico. Di certo, ha stancato da un bel po’ la critica, anche quella dei colonnelli di An e Forza Italia, che da queste risse hanno tanto da perdere. Sia nei confronti di Berlusconi, con il quale hanno speso anni di fedeltà per costruirsi un rapporto, sia nei confronti di Fini, che quando vuole sa essere piuttosto convincente. Il problema Polverini, e Feltri lo sa benissimo, non sussiste. Renata sarà pure una fedelissima di Fini, ma difficilmente nel Lazio se ne accorgerà qualcuno, specialmente se il Partito Democratico proseguirà nell’insana idea di candidare una figura di secondo piano: la sindacalista dell’Ugl vincerà comunque. Il direttore del Giornale ne è pienamente consapevole, e oggi ha ospitato sul quotidiano persino una lettera di Daniela Santanché, che lui conosce benissimo visti gli incontri a Cortina d’Ampezzo, per difendere la Polveriera Polverini (come la chiamava scherzando oggi un giornale). La risposta di Feltri è stata la solita: “a forza di cambiare idea gliene è rimasta qualcuna di sinistra, dice che apprezza D’Alema, ci fa perdere i voti“, e stavolta è sembrata nemmeno troppo convinta. Si vede che il pastore bergamasco lo capisce, che fare la voce fuori dal coro per troppo è rischioso.
FARE FUTURO CONTRO FELTRI -Anche perché stamattina di bordata gliene era arrivata un’altra. Vittorio Feltri «si è autoproclamato come unico depositario delle idee, degli umori, delle speranze degli elettori del centro destra, si è fatto re senza popolo, si è fatto generale senza esercito» aveva scritto Filippo Rossi, direttore di Ffwebmagazine, periodico online della fondazione Farefuturo, «Può farlo, ovviamente, grazie alla gloriosa tradizione pluridecennale del giornale che dirige. E grazie -scrive ancora Rossi- anche al fatto che lo stesso quotidiano appartiene, casualmente, alla famiglia del leader del centrodestra». «E allora, visto che tra quei milioni di elettori c’è anche, da sempre e umilmente, il sottoscritto, è come elettore che mi arrogo il diritto di replicare al capopopolo del ‘Giornalè ricordandogli e ricordando a tutti che la politica è cosa più complessa, molto più complessa che vendere i giornali. Quanto vende - si chiede Rossi – ‘il Giornalè? Centomila? Duecentomila? Grandi numeri, complimenti. Nessuno nega che Vittorio Feltri sia un direttore dalle uova d’oro (…) Ma quanti sono gli elettori del Pdl? Per la precisione: 13.957.303. Insomma, quattordici milioni circa. E allora, dovrebbe spiegare, Vittorio Feltri perchè lui e le sue centinaia di migliaia di lettori dovrebbero rappresentare quattordici milioni di italiani». E non finiva mica qui. «Un atteggiamento, quello di Feltri, che ‘ricorda la retorica dei fascisti della prim’ora, quelli che pensavano di essere depositari dell’anima genuina del regime, Ma la politica non è questione di identità forti. È piuttosto questione di dialogo e, ancor di più, di analisi dei problemi. Non è questione di tifo da stadio (anche se a dire il vero, il Corriere dello Sport appare molto più problematico del Giornale) ma di scelte concrete e, soprattutto, argomentate». «La retorica barricadiera, del muro contro muro, s’impossessa di chi non ha nessuna intenzione di stare in guerra, di urlare, di odiare. E allora si spacciano per verità frasi piene di elementarità ma vuote di significato. Del tipo: ‘Ciò che è bianco non può essere condiviso da chi è rosso. Ciò che è rosso non può essere condiviso da chi è bianco». Firmato, Vittorio Feltri. Non se la prenda Gennaro Gattuso se la frase ci ricorda tanto il titolo del suo libro ‘Se uno nasce quadrato non muore tondò. Un modo postmoderno per bruciare i libri, per sputare addosso alla cultura. E a noi che siamo di destra – conclude Ffwebmagazine - non ci rimane che ricordare una frase di Giuseppe Prezzolini: ‘La coerenza è la virtù degli imbecilli’«.
FARINA E LA RUSSA – Ci si mette anche Ignazio La Russa: «Ho letto con grande stupore il titolo e l’articolo di oggi…». Inizia così la lettera che il ministro della Difesa ha appena terminato di scrivere e che si appresta ad inviare «Ho appena terminato di scrivere e sto per inviare la lettera al direttore del ‘il Giornale’“. Renato Farina controreplica: «A proposito delle reazioni di FareFuturo alle posizioni del Giornale, Feltri ha un problema che non gli viene perdonato: sa scrivere, e dà forza alle sue opinioni con quest’arte che i suoi contendenti non hanno, anche quando si gonfiano di citazioni fino a scoppiare. Non è ingaggiando una squadra di abbastanza modesti scrittori e chiamando in soccorso la mamma-padrona che porti via la penna e il foglio a Feltri che le cose miglioreranno per il Popolo della libertà. Occorre chiarezza di linea e che si misurino tesi e forze vive in un congresso. E in attesa di questo là dove c’è uno strumento di comunicazione. O qualcuno vuole riproporre un minculpop che selezioni giornalisti e opinioni gradite e gradevoli? Questi – lo dico all’ottimo ministro Bondi – sono i problemi del Pdl, non i titoli che li descrivono e che non hanno il compito di giovare ma quello di esprimere idee e raccontare fatti. Quanto a Storace dovrebbe fare un pò di mente locale e domandarsi da quanto tempo la sinistra non gli muove un appunto e perchè, ma stia tranquillo che domani sui giornali esisterà dopo aver attaccato Feltri».
LA FRONDA A FELTRI - Ma se Farefuturo lo metteva in conto, Bondi deve essere stata una vera sorpresa, per il direttore del Giornale. Che adesso si trova di fronte a un’alternativa: o la smette, o meglio molla la presa, dimostrando così di essere un direttore che ascolta i segnali dell’esterno (cosa che ha sempre negato); oppure rilancia. Rischiando però di trovarsi ancora una volta contro molti, e prima o poi persino tutti, visto che la figura dell’aggressore ce la fa lui. In tutti e due casi, ci sono molti rischi di finire in difficoltà. Perché le Regionali avanzano, e di scherzare non c’è più tempo. La replica di oggi è interlocutoria: «Evidentemente confondono il Giornale con il Secolo d’Italia. È stravagante il paragone che fa Rossi. I giornali si comprano mentre i voti no. Per questo le sue affermazioni sono del tutto improprie. Poi è arrivato il momento che si mettano d’accordo con se stessi. Prima mi dicono che sono servo di Berlusconi, poi che lo danneggio. È chiaro che le due cose sono in totale contraddizione». Feltri rivendica la linea da lui seguita e che ispira il suo lavoro da direttore, una linea liberal-democratica: «Io faccio questo tipo di giornale da sempre. Chi prende me, sa benissimo cosa prende. Noi non possiamo difendere la linea del Piave del centrodestra. Mica siamo il Secolo…». In futuro, vedremo.













Per fortuna che nel regime berlusconiano, e proprio in casa sua, ci si scazzotta. E ci si diverte pure. Arrivasse il regime “democratico” dei cultori della legalità, allora sì che sarebbe finita per davvero…
Feltri sta solo cercando di recuperare quella fetta di elettori PDL che sono attratti della retorica della lega nord.
In questo senso è un buon servo di Berlusconi dato che scrive quello che Berlusconi non si può permettere di dire esplicitamente.
Ma spero che una volta passate le elezioni regionali con davanti 3 anni senza elezioni Berlusconi sarà costretto, con gran dispiacere di Zamax a preoccuparsi più di governare decentemente ed affrontare i problemi concreti.
Fini è un agguerrito avversario politico che ha dichiarato guerra unilateralmente, senza neanche uno straccio di bluff da armi di distruzione di massa, e non risparmiando alle nostre trincee armi chimiche e batteriologiche, va combattuto con ogni energia, senza odiarlo perché non scendiamo al livello degli odiatori psichiatrici di sinistra. Feltri porta la croce di trascrivere quello che pensano e borbottano i 3/4 dei simpatizzanti del PDL, e poi scrive quello che gli pare perché è fatto così, Berlusconi se lo tiene con qualche mal di pancia comunque ora non può trombarlo e manda Bondi a recitare il copione del pompiere. Tutto qui.
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A me sembra un copione ben rispettato.
Feltri non sta facendo altro che demolire Fini, anche a rischio di demolire gente come la Polverini.
Stranamente La Russa, Bondi e Gasparri ora si indignano, mentre per mesi non hanno detto una parola sul killeraggio di Fini da parte di Feltri.
E poi Feltri per quello è stato assunto da Berlusconi, per spargere letame, creare casi inesistenti, sviare l’attenzione, distruggere i nemici INTERNI più che quelli esterni… insomma rispetta il mandato avuto dal Presidente, cosa che ne Belpietro, ne Giordano (che santi non sono) hanno voluto fare.
Zamax, ma quali scazzottate, non ti cullare con sta falsa idea per cui nel PDL ci sia un confronto aperto e schietto, nel PDL si fa quello che dice il capo e chi dissente, finisce demolito dall’apparato mediatico e politico del capo
Vedo che ci sono persone che continuano a parlare della Libertà di Feltri come giornalista, ancora non hanno capito,sia per ignoranza o per sprovvedutezza che: Primo, Feltri non lo si può definire Giornalista, la definizione corretta potrebbe essere GERARCA dell’Informazione. Questo perché, innanzitutto niente di quello che pubblica è veramente frutto della propria mente ma sono “”Guide”" indicate dallo Staff. Berlusconiano il quale decide da tempo le parole da “utilizzare, e le “”Persone “”da attaccare, inoltre, con la capacità che non gli si può negare, riesce a mettere insieme articoli che “”sembrerebbero”" dimostrare una indipendenza che in realtà non ha. Definendolo come fanno alcuni, Giornalista Libero, si fa credere al POPOLINO che veramente sotto il Regime Berlusconiano (PERCHE’ DI QUESTO SI TRATTA) i Giornalisti di Regime sono Liberi di esprimere opinioni che il LORO Padrone NON APPROVA. Al contrario, un esempio di GIORNALSTA del regime (sempre di questo si tratta), Belpietro, non nasconde nemmeno la SUA viscida Adorazione (sul tipo FEDE) per il proprio Padrone, ricoprendolo di elogi e meriti ridicoli quanto immeritati ma che riempiono di gioia i lettori “”SCIOCCHI”" che lo seguono. Berlusconi durerà ancora a lungo (a meno che non intervenga la Divina Provvidenza) e avremo tempo per vedere scritte pagine che saranno agli occhi “”nostri”" sempre più disgustose e partigiane. Ci dovremo abituare, ci dovremo assuefare anche a questo come la classe “”Povera e/o operaia”" dovra abituari a tirare sempre più la “”Cinghia”"
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