Guerra ad Assange

22/08/2012 - Il fondatore di Wikileaks ha ragioni fondate di temere il sistema giudiziario e le leggi della Svezia. Ha consegnato al regime di Mubarak persone poi sottoposte a tortura. Ha concluso un accordo segreto per la costruzione di una fabbrica di missili a artiglierie con l'Arabia Saudita. E' stato criticato per l'abuso della detenzione e dell'isolamento

Guerra ad Assange

Molta confusione e molte inesattezze circondano il caso che vede coinvolto Julian Assange.

LA CACCIA AD ASSANGE - Di una cosa si può essere sicuri, i soggetti e i paesi che non hanno gradito l’attività di Wikileaks sono fermamente determinati a farla pagare a Julian Assange. I più vocali in questo senso sono gli americani che in diverse occasioni e a diversi livelli hanno manifestato sia l’intenzione di processare Assange  che quella di danneggiare Wikileaks. Il problema di fondo è che l’uno e l’altro non sono perseguibili per le leggi statunitensi, perché non hanno preso parte ad alcun furto di documenti statunitensi, non hanno mai agito sul territorio americano commettendo reati e perché non hanno fatto altro che esercitare l’attività giornalistica, diffondendo informazioni ricevute. Molte delle quali sono protette e segretate dalle leggi americane, che però non hanno alcun valore non costituiscono alcuna giurisdizione su giornalisti e organizzazioni straniere che le divulghino dopo averle ottenute lecitamente. E nessuna delle informazioni divulgate di Wikileaks è mai stata prelevata direttamente dall’organizzazione commettendo atti illeciti.

GLI USA POSSONO TUTTO - Questo tuttavia non impedirebbe agli Stati Uniti, alla luce soprattutto delle leggi liberticide varate dopo l’undici settembre 2001, di classificare Assange come un “terrorista” e quindi trattarlo da “combattente nemico” anche se non ha mai preso le armi   contro il governo di Washington. Di più, l’amministrazione Obama procedendo ad autorizzare l’esecuzione di Anwar al-Awlaki e di Samir Khan, due cittadini americani uccisi in Yemen con un bombardamento aereo, ha dimostrato di potere e volere uccidere due persone che non avevano mai preso parte ad azioni militari e che si occupavano fondamentalmente di propaganda, senza alcun processo, senza nessuna imputazione formale e facendo stracci dei diritti costituzionali riconosciuti ai cittadini americani sulla mera base di un ordine presidenziale e senza alcun processo che non fosse la “valutazione” da parte dell’amministrazione e delle agenzie d’intelligence dell’opportunità di ucciderli. Che tale pratica sia la di fuori della costituzione americana è ammesso da chiunque, anche da giuristi e istituzioni non certo sospettabili di mollezza con i nemici o di avere un’agenda straordinariamente libertaria.

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LA TERRA DEI LIBERI - Guantanamo e anche la detenzione del soldato Bradley Manning, dimostrano poi come l’amministrazione Obama continui da un lato a mantenere in vita un limbo giuridico (relativamente) extra-territoriale nel quale non valgono le leggi americane, ma solo il volere dell’amministrazione e dall’altra come l’amministrazione abbia dis-applicato la giustizia detenendo una persona per oltre 800 giorni senza processo e in condizioni platealmente punitive, che fanno concludere che Bradley Manning oggi non sia un reo che sta scontando la pena o in attesa (lunghissima) di un processo, ma soggetto a un trattamento incostituzionale che ha il solo scopo d’intimorire chi volesse seguire il suo esempio. Non è un caso che l’amministrazione Obama abbia di gran lunga superato quella precedente nel perseguire chi ha rivelato segreti o informazioni sgradite a Washington, mentre allo stesso tempo ha lasciato trapelare volontariamente (senza punirne gli autori) informazioni che pur essendo segrete e potenzialmente pericolose per il governo e per il paese, hanno offerto di Obama l’immagine di un comandante in capo che dirige personalmente la guerra al terrore, come nel caso delle rivelazioni secondo le quali è il presidente a decidere chi di quelli che sono nelle kill-list che gli presentano le agenzie di sicurezza sia da uccidere. Una procedura che non ha albergo nella costituzione americana e nemmeno nelle leggi approvate dal Congresso e che per ora sembra sostenuta semplicemente dal consenso implicito di una società che fa la ola ogni volta che un presunto nemico viene eliminato.

LE PAURE DI ASSANGE - Il che è più che sufficiente per legittimare il timore di Julian Assange di essere estradato in paese che oggi si presenta alieno alla civiltà giuridica occidentale e allo stesso tempo legittima la concessione dell’asilo politico da parte dell’Ecuador allo stesso Assange, che per questo si può ben definire una persona sottoposta a una gravissima minaccia, peraltro echeggiata negli anni dagli ufficiali dell’amministrazione e da numerosi politici. Una minaccia allucinante sia perché è platealmente illecita, sia perché validandola si ammetterebbe che tutti i paesi del mondo potrebbero perseguire i giornalisti di altri paese istruendo un procedimento penale nei loro confronti. Dalla Russia alla Cina, a vale per tutti i paesi del mondo, basterebbe un giudice compiacente e, senza neppure un’imputazione, qualsiasi regime potrebbe emettere mandati di cattura internazionali nei confronti dei giornalisti di altri paesi, anche se in questo caso c’è da scommettere che chi avanza queste pretese nei confronti di Assange griderebbe allo scandalo.

CONTRO L’ASILO NIENTE - Del tutto fuori luogo e irrilevante è poi sindacare i motivi che hanno spinto l’Ecuador a concedere l’asilo politico, così come lo stato della libertà di stampa nel paese, che non inficiano minimamente una valutazione che dev’essere fondata sul pericolo che corre Assange di essere oggetto di una persecuzione politica e non sulle intenzioni recondite del paese che glielo concede, a parti invertite gli Stati Uniti, seguendo questo ragionamento, non potrebbero offrire asilo a nessuno. Inutile poi dire che l’incredibile minaccia da parte del governo britannico di togliere lo status diplomatico all’ambasciata londinese di Quito, prima che l’Ecuador decidesse se concedere l’asilo al fuggitivo, basta da sola a convincere chiunque che da parte della Gran Bretagna (almeno) ci sia un intento persecutorio, visto che una minaccia del genere non è mai stata pronunciata prima e che non si vede altro motivo per il quale il Foreign Office possa essere giunto a tali estremi per fare in modo  che il sospettato di un reato comune possa essere tradotto in un paese straniero per essere interrogato.

LA VERA SVEZIA - Allo stesso modo Assange ha ragioni fondate di temere il sistema giudiziario e le leggi svedesi che, al di là dell’immagine di civiltà di cui gode il paese dei Nobel, ha partecipato alle rendition consegnando al regime di Mubarak persone poi sottoposte a tortura, ha concluso un accordo segreto per la costruzione di una fabbrica di missili a artiglierie con l’Arabia Saudita in frode alle sue stesse leggi che lo vietano e che è stato criticato per l’abuso della detenzione e dell’isolamento. Il comitato dell’Onu contro la tortura ha criticato duramente la Svezia per le condizioni di detenzione e per le procedure delle corti svedesi e per il fatto che restrizioni nei confronti dei detenuti come l’isolamento siano applicate al 42% dei detenuti sospettati e non ancora imputati. Che per questo si trovano in condizione di netta inferiorità, mentre chi li accusa ed i testimoni sono liberi di organizzarsi a piacimento potendo contare sul fatto che ai sospetti sia proibito l’uso del telefono, sia possibile censurare la corrispondenza anche per lunghi periodi. Critiche ribadite anche dall’European Commission Evaluation Report on Sweden.

NESSUNA GARANZIA -Assange ha quindi ottime ragioni di dubitare del sistema svedese e dell’inutilità della legge svedese, e di quella europea, che proibisce l’estradizione verso paesi nei quali l’estradato rischierebbe la pena di morte, come gli Stati Uniti,  perché una volta sul suolo americano qualsiasi ricorso alla giustizia europea o svedese sarebbe del tutto pleonastico nella pratica.

UN MUCCHIO DI FALSITA’ - Molte inesattezze sono poi circolate per dismettere i numerosi dubbi che aleggiano sullo strano mandato di cattura emesso dal procuratore svedese che si occupa del suo caso. In particolare non corrisponde al vero che Assange non possa assolutamente essere incriminato senza essere prima interrogato di persona. Diversamente si avrebbe il caso paradossale per il quale in Svezia si potrebbe commettere qualsiasi reato ed uscire dal paese prima di diventare oggetto di un mandato di comparizione, bloccando in tal modo l’azione della giustizia svedese, che non potrebbe procedere neppure all’incriminazione senza l’interrogatorio dei rei e la loro presenza in udienza e potrebbe quindi ricercarli solo in qualità di testimoni. La legge svedese prevede che ovviamente che l’imputato possa essere rappresentato dai suoi legali o dai legali d’ufficio senza comparire e da nessuna parte c’è scritto che debba essere arrestato obbligatoriamente prima dell’imputazione. Resta che comunque Assange è già stato interrogato dalla procura svedese dopo la riapertura del suo caso che era stato chiuso in un primo momento e che nessuno lo ha convocato in udienza, visto che non sono state formalizzate neppure le accuse. Ecco la cronologia degli eventi come ricostruita da Stefania Maurizi per l’Espresso:

I TEMPI  - Il 20 agosto 2010, il Swedish Prosecutor’s Office ha emesso un mandato di arresto contro il fondatore di WikiLeaks per stupro, divulgando immediatamente la notizia alla stampa. Appena 24 ore dopo, però, il mandato è stato ritirato dalla stessa autorità giudiziaria che lo aveva emesso e che, successivamente, aveva ritenuto che il reato di stupro andasse derubricato come molestie. Successivamente, però, è entrato in scena l’avvocato svedese Claes Borgstrom, che, per conto delle due ragazze, ha presentato appello contro la decisione di revocare il mandato di arresto e di procedere per molestie. Claes Borstrom è un politico socialdemocratico, esperto di reati contro le donne, che lavora da anni a un’estensione del reato di stupro anche all’interno di rapporti sessuali consensuali. Viene accusato dai supporter di WikiLeaks di voler usare un caso di straordinaria visibilità mediatica per promuovere la sua carriera politica.

Dopo l’intervento di Claes Borgstrom, cosa è successo? Il caso è stato riaperto. Assange viene interrogato una prima volta il 31 agosto 2010 (Senza emissione di un mandato d’arresto ndr.). Il 27 settembre 2010 Assange vola a Berlino per incontrare ‘l’Espresso’. L’appuntamento è stato fissato con il suo team un mese prima. Il 28 settembre 2010 Assange viene informato al telefono dal suo avvocato svedese, Bjorn Hurtig, che i magistrati svedesi hanno emesso un nuovo mandato di arresto perché vogliono interrogarlo di nuovo.

FANTASIE - La notizia che occorra un interrogatorio o la presenza in Svezia di Assange per attivare l’imputazione è quindi da considerarsi clamorosamente falsa e diffusa dolosamente, visto che chiunque può verificare come l’interrogatorio sia successivo alla riapertura del caso e quindi, anche qualora fosse necessario, si sia in effetti svolto. Falsa anche l’accusa che Assange si sia recato a Berlino per fuggire all’arresto, del quale non aveva alcuna conoscenza e falso che lo abbia fatto nel timore di essere arrestato. Maurizi e L’Espresso hanno trasmesso un affidavit ai legali di Assange, nel quale testimoniano che l’incontro era programmato da un mese. Il che significa che Assange è semplicemente andato a un appuntamento programmato e non è fuggito, tanto più che prima di lasciare il paese ha chiesto il permesso allo stesso procuratore, Marianne Ny, che glielo ha accordato, salvo emettere dopo pochi giorni il mandato di comparizione.

GLI ERRORI SVEDESI - Secondo  Sven-Erik Alhelm, ex procuratore distrettuale di Stoccolma e ora docente all’università di Lund sono inoltre parecchie le irregolarità nel caso.

1. La polizia ha interrogato le sue due accusatrici insieme invece che separatamente, per Alhem fu un “errore” che ha “contaminato le prove” un comportamento “non professionale”

2. La procura informò i media dell’identità di Assange durante la fase d’investigazione contro quanto previsto dalla procedura. I processi per stupro e abusi sessuali sono normalmente condotti in segreto e l’identità dei sospetti è tenuta riservata fino alla loro imputazione, perché qualora le accuse si rivelassero inconsistenti l’accusato subirebbe comunque un grave danno. Più che evidente nel caso di Assange che è considerato uno stupratore da mezzo mondo senza che la giustizia svedese lo abbia mai accusato di esserlo. “tale conferma dell’identità di un sospetto ai media, nella mia opinione, è del tutto contro la procedura corretta e in violazione delle leggi svedesi sulle indagini preliminari.

3. Nonostante Assange si sia reso disponibile ad essere interrogato ancora mentre era in Svezia, il procuratore ha scelto di non sentirlo, anche se le presunte vittime sono state re-interrogate mentre Assange era ancora nel paese. Evitando di ottenere la versione del sospettato negli stadi iniziali del procedimento, impedisce l’emersione dell’immagine complessiva degli eventi da tutte le angolazioni.

4. Assange potrebbe ancora essere interrogato a Londra dalla polizia svedese, anche nell’ambasciata dell’Ecuador (che si è detto disponibile) come ha più volte dichiarato di essere disposto a fare, possibilità rigettata dalla procura (ndr. e che molti media hanno presentato al pubblico come “non possibile” ). Non è ancora accusato di alcun reato e questo sembrerebbe dato che il mandato di cattura europeo è stato emesso con una richiesta d’estradizione  formalmente indirizzata a un testimone. (ndr. La corte britannica ha concluso che la richiesta svedese “equivale” a un’incriminazione britannica)

5. Alhelm sostiene che l’emissione del mandato di cattura europeo sia “contro i principi di proporzionalità”.

6. L’attuale procuratore di Stoccolma, Marianne Ny, potrebbe ancora chiedere il permesso britannico d’interrogare Assange a Londra, ma sostiene che sia contro la legge svedese, una pretesa che secondo Alhem non ha nessun fondamento nella legge svedese. Alhelm tuttavia (e ovviamente) dice che la vera battaglia dev’essere combattuta in Svezia e che se fosse in lui si presenterebbe al più presto per chiarire, ritenendo infondate le ipotesi di complotto e affidabile il sistema svedese.

CARTA CANTA - Un dato facilmente verificabile perché la Mutual Legal Assistance è espressamente prevista dalla legge britannica come da quella svedese. Perché il procuratore Ny menta su questo punto se lo sono chiesti in pochi e c’è da chiedersi perché i diversi compilatori di piccoli Bignami sul caso diffondano notizie false e facilmente verificabili come tali. Alla richiesta a livello governativo da parte dell’Ecuador di procedere all’interrogatorio, il governo svedese ha risposto recentemente motivando il suo diniego con la difesa del “prestigio svedese“, non certo con argomentazioni giuridiche. Da rilevare inoltre come la dichiarazione originale del procuratore sia sparita dopo qualche tempo dai siti svedesi che ospitavano il lancio d’agenzia, anche se continua a fare il giro del mondo, un esempio della differenza tra prima e dopo è stato registrato e diffuso dalla difesa di Assange. Ny ha dichiarato la stessa falsità a Time, peraltro smentita dal fatto che agli atti la testimonianza di una delle due accusatrici risulta ottenuta al telefono e valida. Non si vede quindi nemmeno perché non dovrebbe essere considerato valido un interrogatorio di Assange in videoconferenza, che può essere facilmente registrata.

ALTRE BUGIE - Tra le molte false accuse ribadite in questi giorni a carico di Wikileaks merita una nota quella di non aver saputo difendere le proprie fonti, che poi vuol dire Bradley Manning, che mai Wikileaks o Assange hanno ammesso essere il loro confidente e che è stato individuato perché ha raccontato le sue gesta a un noto hacker nel quale riponeva fiducia, Adrian Lamo, che è corso a denunciarlo consegnando alle autorità americane il contenuto delle chat con Manning, nelle quali il giovane spiegava come e cosa aveva consegnato a Wikileaks. Anche in questo caso si tratta di un’evidente e dolosa diffamazione, sparsa per dolo o sciatteria da moltissimi giornalisti nel mondo. Gli stessi che prima hanno accusato Assange di collaborazione con la televisione russa Russia Today, la quale gli affidato un programma del quale Assange ha controllo editoriale assoluto, dicendo che è pagato da Putin e che poi hanno lo accusato di voler confondere il suo caso con quello delle Pussy Riot quando l’australiano ha espresso solidarietà al gruppo ed espresso una condanna senza sfumature per quella che ha definito una persecuzione ai loro danni.

LE ACCUSE - L’ultimo aspetto sul quale occorre fare chiarezza sono gli episodi per i quali Assange è chiamato a testimoniare, quelli che molti anche in Italia hanno definito accuse per “un duplice stupro”, senza nemmeno accompagnare con l’aggettivo “presunto” com’è d’obbligo prima della formalizzazione delle accuse, e non c’è niente di meglio delle parole delle denuncianti per inquadrare fedelmente le accuse. Delle testimonianze riporto solo i punti rilevanti per la definizione del reato. Le altre circostanze e l’intera dinamica dei rapporti tra le due ed Assange si possono reperire qui insieme alle testimonianza di altri conoscenti delle parti in causa

LA PRIMA TESTIMONIANZA - Il 20 agosto Sofia Wilén ha messo a verbale che: ” Si sono seduti sul letto e hanno parlato, e lui si è tolto i vestiti di nuovo. Hanno fatto sesso ancora (avevano già avuto diversi rapporti protetti) e lei all’improvviso (?) ha scoperto che lui aveva piazzato il profilattico solo sulla testa del suo pene, ma ha lasciato fare. Poi si sono addormentati e lei si è svegliata sentendo Assange che la penetrava. Lei subito le ha chiesto: “stai indossando qualcosa?” Al che lui ha replicato “Te”. Lei allora: “Sarà meglio che tu non abbia l’HIV” e lui ha risposto “No di sicuro”. Lei ha sentito che era troppo tardi, lui era già dentro di lei e lo ha lasciato continuare. Non aveva le energie per dirgli ancora che voleva che usasse il condom. Ha detto che lui voleva eiaculare in vagina e che non ha detto quando, ma lo ha fatto. Molto liquido le è uscito in seguito. Lei gli ha chiesto poi: “E se rimango incinta?”. In risposta lui le ha semplicemente detto che la Svezia è un bel paese per avere figli. Lei ha risposto scherzando che, se fosse rimasta incinta, lui avrebbe dovuto estinguere il suo prestito studentesco.

QUALCHE DATO IN PIU’ - Sofia Wilen non aveva mai avuto rapporti non protetti, il giorno successivo ha lavato le lenzuola e ha preso la pillola del giorno dopo.  In seguito dice di aver parlato con gli amici e di aver capito di essere stata vittima di un reato. Cosa che l’ha spinta a confidarsi con diverse persone, con alcune delle quali, dopo aver presentato la denuncia, ha scambiato sms nei quali parlava di vendette e di denaro da ottenere facendosi intervistare a pagamento. Ma questo ovviamente non rileva nella qualificazione del fatto.

LA SECONDA TESTIMONIANZA - Il 21 agosto Anna Ardin è stata interrogata telefonicamente dalla polizia, che sul momento cruciale ha messo a verbale: “A quel punto ha lasciato che Assange le togliesse tutti i vestiti, dopo poco Assange ha chiesto cosa stesse facendo e perché stesse stringendo le gambe. Anna allora gli ha detto che voleva che indossasse un condom prima d’entrarle dentro. Al che Assange lasciò le braccia di Anna e mise il condom che Anna gli diede. Poi lei ha allungato la mano sul pene di Assange per controllare che avesse davvero indossato il condom. Sentì che era calzato alla base del suo pene. I due hanno continuato a far sesso e dopo poco Assange ha eiaculato, ritirando il pene dalla vagina. Quando Assange ha tolto il condom dal pene Anna ha visto che non conteneva seme. Quando Anna si è mossa ha notato che qualcosa usciva dalla sua vagina e si rese conto abbastanza in fretta che era il seme di Assange. Glielo fece notare, ma lui negò dicendo che erano solo i suoi stessi umori vaginali. Anna è convinta che quando Assange uscì per la prima volta dalla vagina, ruppe deliberatamente il condom sulla punta (?) e poi continuò nella copula eiaculando. Alle mie domande Anna ha risposto che non ha osservato da vicino il condom per vedere se fosse rotto nel modo che sospettava, ma che crede di avere ancora il condom in casa e che lo cercherà per controllare. Afferma anche che le lenzuola usate nell’occasione devono ancora essere lavate”.

LA TESTIMONIANZA DI ASSANGE - Alla fine di agosto Assange è stato interrogato e ha negato di aver notato rotture o di aver rotto di proposito il condom, mentre per l’incontro con Sofia ha confermato che tutto è stato consensuale, come peraltro ammesso dalla stessa ragazza, che solo in seguito ha detto di essersi impaurita per le conseguenze e di aver quindi parlato con diverse persone e alla fine anche con Anna, attraverso la quale aveva conosciuto Assange dopo che questa lo aveva ospitato e aveva avuto diversi rapporti sessuali con lui durante alcuni giorni.

GLI AVVOCATI DI ASSANGE - Secondo gli avvocati svedesi di Assange, Per E Samuelson e Thomas Olsson, si tratta di un caso nel quale c’è solo la parola dell’accusatore contro l’accusato e le due donne avrebbero motivo di accusarlo ingiustamente per questioni personali. Sofia perché spaventata da quanto ha ammesso di aver permesso che accadesse e Anna, che aveva ospitato Assange al suo arrivo in Svezia per qualche giorno, perché lui avrebbe avuto una relazione con Sofia nonostante i giorni trascorsi a far sessi insieme. Troppo poco per un mandato di cattura che si sarebbe tradotto, anche se Assange si fosse immediatamente presentato al procuratore, nel mettere in manette Assange e nel detenerlo in isolamento per giorni, un trattamento che lo esporrebbe come un criminale colpevole e gli impedirebbe di preparare la sua difesa in Svezia come si deve e, per questo, di avere un processo equilibrato. Lo stesso procuratore prima ha sostenuto la necessità di mantenere Assange in isolamento come consente la legge e pi ha promesso ai suoi avvocati che non sarebbe accaduto, comportamenti che non ispirano certo fiducia in un processo corretto. Circostanza dimostrata dal rifiuto della procura di condividere finora le eventuali prove raccolte con la difesa com’è d’uso, che ovviamente legittima il sospetto degli avvocati di Assange che la procura non abbia prove convincenti da esibire. Il procuratore di Stoccolma non ha mai spiegato perché ha emesso un mandato di cattura per Assange invece d’invitarlo semplicemente a comparire attraverso i suoi legali nonostante la stessa Marianne Ny, dopo aver messo il mandato di cattura abbia di non esser sicura di voler incriminare Assange.

 

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27 Commenti

  1. carlo scrive:

    Mazzetto, guarda che Anwar al-Awlaki e Samir Khan reclutavano terroristi per alcaeda.
    Non è una azione militare diretta?
    Guarda che nemmeno hitler ha mai preso parte ad azioni militari nella seconda guerra mondiale.
    Così come bush non ha mai ucciso (direttamente) un iracheno.
    Tu quindi sei dell’opinione che un militare che combatte sul campo è più colpevole di chi lo comanda e di chi scatena le guerre.
    O forse spari tutte le cazzate possibili per dar contro all’america sempre e comunque :D

    • Mazzetta scrive:

      Hitler non era cittadino americano, Bush non è iracheno, loro sono cittadini americani uccisi dagli USA

      gli USA hanno regole precise per l’applicazione della pena di morte e i loro cittadini non possono essere considerati combattenti nemici, solo rei

      stranamente su tutto il resto sorvoli

      Anche oggi non hai mancato la tua inutile figura a margine di un mio pezzo, come ieri, oggi t’invito a scrivere al Cato Institute (c’è il link nel pezzo) e a spiegargli quanto sono antiamericani, poi fammi sapere

      ciaobbello

      • antonio scrive:

        “nonostante la stessa Marianne Ny, dopo aver messo il mandato di cattura abbia di non esser sicura di voler incriminare Assange.”
        questa mi sembra davvero grossa. Tu stesso dichiari che è staa beccata più volte a mentire spudoratamente CONTRO Assange, perchè adesso dovrebbe essere diventata pro-archiviazione? Anche perchè in tal caso i mandati di cattura non sono irrevocabili, perchè se è convinta che non ci sia niente da perseguire non l’ha già fatto ritirare?
        C’è qualche fonte credibile di tale affermazione?

        • Mazzetta scrive:

          mi sembra perfettamente coerente, se fosse sicura lo avrebbe già incriminato, non ti pare?

          • giovanni scrive:

            se lo vuole interrogare, non è sicura. E se non è sicura, non ha senso accusarla di mentire a ripetizione contro Assange. Fosse così in malafede come la presenti, l’avrebbe già fatto condannare da 2 anni, e lui adesso sarebbe un latitante.

          • Mazzetta scrive:

            e chi ha parlato di malafede?

            io ho semplicemente descritto quello che è successo e riportato la critica del suo predecessore che parla di gravi errori e irregolarità, non di malafede

            mi pare ovvio che poi a qualunque vittima di errori del genere, specialmente nella posizione di A., possa venire il sospetto di essere vittima anche di altro

            sul tema degli errori e delle stranezze invito a leggere anche il link che ho postato qui sotto che, insieme ad alcune osservazioni già riferite, mi paiono degne di nota, soprattutto quelle inferiscono nella delicatissima fase della raccolta delle prove, che sembra essere stata effettuata alla garibaldina, sorvolando sulle cautele elementari che si adottano in tutti i casi penali e che prevede il codice svedese

            il punto mi pare che risiedere nel fatto che nel caso di A. le procedure non sono state rispettate e che il procuratore ha mentito per giustificare il suo operato negando addirittura l’esistenza di una legge

            come minimo e solo per questo il caso avrebbe dovuto essere affidati ad altri, cosa che in mancanza d’imputazione gli avvocati di A. ovviamente non possono chiedere, perché un giudice si può ricusare, un pm no

            il fatto che poi si sia passati dal dire falsamente che A. non poteva essere interrogato in GB a dire che non si può fare per il “prestigio” della Svezia a me pare sinceramente allucinante e privo di spiegazioni convincenti

            il procuratore non ha mostrato prove, non ha incriminato nessuno, ma vuole che Assange sia tradotto in manette e chiuso in carcere per interrogarlo con comodo, anche al netto delle molteplici stranezze sottolineate, non ti pare che i diritti di Assange, come quelli di qualsiasi accusato in un caso del genere, siano stati lesi e che li si voglia ledere ancora di più?

          • giovanni scrive:

            “il procuratore non ha mostrato prove”
            in fase di indagini preliminari le prove NON devono essere mostrate!
            “non ha incriminato nessuno”
            se ha dei dubbi che possono essere risolti solo da un interrogatorio dell’indagato, non può e non deve incriminare nessuno. Quanto al fatto che vuole che Assange sia deportato in Svezia, è il PM che ha detto che non vuole interrogarlo a Londra o farlo interrogare dai magistrati inglesi con una rogatoria, o il governo svedese?
            “la critica del suo predecessore che parla di gravi errori e irregolarità,”
            e che deve dire? Che ha fatto bene a riaprire un caso che lui aveva chiuso? Oste, è buono il suo vino?

          • Mazzetta scrive:

            lo dici tu che non devono essere mostrate, invece devono essere condivise con la difesa per darle modo di sapere di che si discute, altrimenti che potrebbero fare gli avvocati?

            che infatti (quelli svedesi, hanno lamentato il problema

            il suo predecessore non è affatto quello che ha chiuso il caso, chiuso da un altro procuratore (non-capo, per dire) ma quello che prima di lei ricopriva la stessa carica

            su tutto poi aleggia la questione per la quale la GB ha addirittura minacciato di togliere lo status diplomatico all’ambasciata dell’Ecuador, prima della concessione dell’asilo

            atto senza precedenti nella storia e decisamente fuori misura per arrestare un tizio che potrebbe aver compiuto quello che è un reato comune in un altro paese, non trovi?

            come si può spiegare questo fatto secondo te?

          • giovanni scrive:

            “devono essere condivise con la difesa per darle modo di sapere di che si discute, altrimenti che potrebbero fare gli avvocati?”
            in fase di indagini gli avvocati possono solo assistere all’interrogatorio del cliente (se si fa), o avere accesso ai soli atti su cui si basa la richiesta di misure detentive, altro non possono e NON DEVONO sapere! Ci mancherebbe pure che un probabile delinquente possa essere interrogato sapendo per filo e per segno ciò di cui è accusato, così si può inventare con l’avvocato una versione di comodo (o scappare, se dagli atti a suo carico è evidente che il PM sa già abbastanza per mandarlo in galera).

            su tutto poi aleggia la questione per la quale la GB ha addirittura minacciato di togliere lo status diplomatico all’ambasciata dell’Ecuador,

            e ancora una volta, questo riguarda l’aspetto dei governi, e non quello giudiziario, e su questo non ho mai contestato nulla. Rimango scettico sulle critiche alla condotta delle indagini.

          • Mazzetta scrive:

            “altro non possono e NON DEVONO sapere!”

            Devo ricordarti che si parla della Svezia e non dell’Italia?

            Devo ricordarti le altre sciocchezze che hai appena lanciato a caso?

            Devo ricordarti che oggi anche in Italia fin dalla fase delle indagini preliminari agli avvocati dell difesa deve essere concesso pieno accesso agli atti e alle prove?

            o preferisci che ti ricordi l’art 111 della Costituzione che dice che “la formazione della prova è regolata dal principio del contraddittorio”? http://www.cortecostituzionale.it/documenti/convegni_seminari/Diritto_processuale_penale.pdf

            Adesso che te l’ho ricordato smettila di con queste esibizioni di pessimo gusto e di sparare balle a caso e a raffica, è evidente che tu stia sparando bestialità delle quali neppure ti rendi conto e che non ha senso che io continui a venirti dietro per correggerle. Se vuoi continua a delirare da solo, tanto si capisce bene che t’interessa solo esibirti, non importa come

            -fine delle trasmissioni -

            e ovviamente… Aloha ;)

    • carlo scrive:

      smazzetta, senti
      si dice sempre soldato assassino, ma chi orchestra le guerre è molto più assassino giusto ?
      quindi siamo tutti d’accordo che reclutare giovani perchè ammazzino in nome di una guerra santa è peggio che combatterla
      quei due erano criminali recidivi colti in flagrante
      la loro nazionalità rende meno gravi i loro crimini ?

      • Mazzetta scrive:

        colti in flagrante? recidivi?

        La flagranza di reato implica che quando sono stati uccisi stessero compiendo un reato

        la recidiva significa che avevano già ricevuto condanne dello steso tipo (invece zero)

        e forse fai finta di non capire il punto, i criminali bisogna processarli, non si può ordinarne l’esecuzione e ucciderli prima che abbiano avuto un giusto processo, siano terroristi o meno, cittadini del paese che li uccide o meno.

        nel caso, essendo cittadini USA, avevano tutti i diritti dei cittadini americani, tra cui anche quello a un giusto processo.

        se gli USA avessero voluto operare in regola avrebbero dovuto quantomeno provare a catturarli, non certo bombardarli.

        la prossima volta che storpi il nome ti cancello tutti i messaggi nel thread come ho fatto in passato con i post carichi d’insulti che mi hai rivolto, sono disponibile al dialogo anche con gli stupidi più stupidi e persino con le persone clamorosamente in malafede come te, ma non a farmi prendere in giro così, puoi farlo con i parenti tuoi che ti hanno tanto male educato.

        ma qui no.

        ricordalo

  2. antonio scrive:

    un’altra cosa: io sto con Assange, ma prova a copiare la confessione delle vittime di Assange, togliendo i nomi, e a mandarla a un sito o a un blog femminista, chiedendo se per loro è stupro o no. Non ho il minimo dubbio che considerebbero tale, senza discussioni, la scopata notturna senza condom con la prima ragazza, perchè lui sapeva benissimo che lei non voleva farlo non protetto, il fatto che lei non abbia reagito violentemente (anche perchè stava dormendo) è irrilevante.

    • Mazzetta scrive:

      mi pare rilevante invece che lei stessa abbia ammesso di aver acconsentito e di averlo lasciato fare, così come il seguito dei discorsi tra loro non mostra risentimento o turbamento, che è intervenuto solo in seguito quando è stata assalita dalle paure

      io comunque non intendo assolutamente farmi giudice di questa cosa, mi basta rilevare che Assange ha offerto più volte la sua disponibilità ad essere sentito mentre era in Svezia e che solo dopo avergli accordato il permesso di lasciare il paese lo stesso procuratore abbia poi deciso di spiccare un mandato di cattura, quando poteva benissimo rivolgersi ai suoi avvocati e invitarlo a presentarsi, come già aveva fatto in precedenza e come si è detto disposto a fare in seguito

      aggiungo un link a una serie di considerazioni, alcune delle quali sono contenute nel pezzo e alcune no, sulle irregolarità procedurali e sulle stranezze del caso.

      http://markcrispinmiller.com/2011/02/eight-big-problems-with-the-case-against-assange-must-read-by-naomi-wolf/

      se nessuno ci trova nulla di strano, non so davvero cosa aggiungere
      http://markcrispinmiller.com/2011/02/eight-big-problems-with-the-case-against-assange-must-read-by-naomi-wolf/

      consiglio di leggerlo

      • giovanni scrive:

        “lei stessa abbia ammesso di aver acconsentito e di averlo lasciato fare”
        anche i bambini spesso e volentieri lasciano fare perchè non capiscono, questo non fa scomparire il reato di pedofilia. Abusare di una donna che sta dormendo per fare sesso non protetto è violenza sessuale, a prsscindere dal fatto che a lei interessi solo l’AIDS o la possibile gravidanza.
        Il resto del discorso lo condivido, ma non c’entra niente col verbale riportato, che descrive a tutti gli effetti una violenza sessuale.
        Quanto al link, ne dice parecchie che non stanno nè in cielo nè in terra . Sul fatto che due donne non devono testimoniare insieme, è semplicemente falso. Di sicuro qui in Italia, se Tizio è accusato di aver violentato più donne in un limitato arco di tempo, il processo sarà uno solo.
        Anche sul punto 3, a questa signora sfugge l’evidenza che non è obbligatorio che tutti gli atti di indagine siano validi ai fini processuali perchè si facciano indagini. Il PM può sapere benissimo che la testimonianza dell’amico non vale per il processo, ma serve a lui per avere un quadro completo della personalità della presunta vittima, visto che il problema più grosso delle accuse di violenza sessuale è capire se sono vere, in mancanza di prove materiali, trattandosi in sostanza di un processo esclusivamente sulla parola di una persona contro l’altra. E allora è fondamentale capire quanto sono credibili le due parti in causa. Se io PM capisco che Tizia è una mitomane che pur di avere fama si inventerebbe di tutto, archivio la pratica, ma non potrò mai capirlo se non interrogo anche chi la conosce. E visto che ancora il processo non c’è, è tutto da dimostrare che le testimonianze dei partner sessuali delle presunte vittime verranno usate. Insomma, si fa un processo alle intenzioni.
        Il punto 4 è da analfabeti del diritto. Come sarebbe a dire che il PM non permette di avere gli stessi avvocati? Ma diamo i numeri? Uno stato in cui il PM decide chi può assistere una persona ocinvolta in un procedimento penale è uno stato di polizia!
        L’ottavo punto va bene per il mondo dei sogni, nel mondo reale i giornali ci fanno su mezza edizione con quello che esce dalle procure, anche se legalmente non dovrebbe uscire niente finchè si va a processo. E quasi sempre sono gli avvocati che fanno uscire in pubblico gli atti “favorevoli” ai propri clienti. Inventarsi un complotto dall’alto per i documenti che sono venuti fuori è paranoia complottista.

        • stefano il "Rieducatore" scrive:

          Ma Giovanni,….tu equipari le donne ai bambini….secondo mè stai poco bene….fatti controllare da uno bravo!Non è assolutamente violenza sessuale, almeno nei grandi paesi “cosidetti” civili dove questo reato non è neanche contemplato. La Svezia è un piccolo Paese,irrilevante, non deve certo essere preso da modello. La popolazione non arriva a quella della Lombardia….cosa ci deve insegnare????
          Diciamo che è un paese fortunato…

          • giovanni scrive:

            “Non è assolutamente violenza sessuale, almeno nei grandi paesi “cosidetti” civili dove questo reato non è neanche contemplato. ”
            se non fosse contemplato il Regno UNito avrebbe il DOVERE di rifiutare l’estradizione, per il principio della doppia legislazione (Tizio non può essere estradato dallo stato A allo stato B se il reato di cui è accusato da B non è reato anche in A). Quanto ai grandi stati civili, negli USA se non sei sposato devi stare attento a scrivere un contratto con quello che vuoi o non vuoi fare in un rapporto sessuale, perchè ti può capitare benissimo di prenderti una denuncia per violenza sessuale perchè hai infilato un dito nel c… alla partner con cui l’hai già fatto in dieci posizioni diverse, tanto per dire quanto è sviluppata la cultura per cui tutto ciò che non è preventivamente permesso è violenza. E infatti gli avvocati ci vanno a nozze…

          • Mazzetta scrive:

            Lascia perdere,è un troll che sta provocando anche nei commenti di altri articoli ;)

        • Mazzetta scrive:

          il punto 4 non è da analfabeti del diritto perché lo dici tu, ti ricordo che stai parlando di un ex procuratore capo della capitale che ora insegna diritto, dall’alto di una preparazione che ti fa scrivere cose come “anche i bambini spesso e volentieri lasciano fare perchè non capiscono”, che è una roba che non sta da nessuna parte e fa solo ridere :D

          Poi il punto di tutta la questione ormai non è nel reato, che non spetta a te decidere se esiste o meno, così come non spetta alla donna o ai suoi amici, ma sul fatto che Assange possa essere considerato oggetto di una persecuzione motivata politicamente -

          che sia così era già abbastanza evidente dal comportamente del procuratore, al quale si è aggiunta la dichiarazione del governo svedese sul “prestigio” e infine l’asso calato da Londra con l’incredibile minaccia a Quito, da sola più che sufficiente a concludere che l’estradizione di Assange non sia legata alla commissione (ancora da dimostrare) di un reato comune, ma a un chiaro intento persecutorio motivato politicamente -

          tanto basta per giustificare ampiamente la concessione dell’asilo politico, anche se Assange fosse accusato di un omicidio e non di stupro -

          Ed è bene ricordare che quasi mai nella storia i perseguitati politici sono stati accusati di reati politici da chi ne cercava l’estradizione, ma al contrario quasi sempre di reati comuni -

          anche nel caso recente del dissidente cinese rifugiatosi nell’ambasciata americana, sul suo capo non pendavano che accuse relative a reati comuni, anche Cesare Battisti ad esempio è stato condannato per omicidio e non per terrorismo, ottenendo l’asilo prima dalla Francia e poi dal Brasile, che dal loro punto di vista lo hanno ritenuto oggetto di una persecuzione politica, non certo un “semplice” assassino in fuga

          • giovanni scrive:

            può essere pure il presidente della cassazione, se dice che il PM non permette che due persone abbiano lo stesso avvocato sta dicendo un’idiozia sesquipedale, perchè vorrebbe dire che il PM (cioè l’accusa!) può scegliersi la difesa. A questo punto facciamo diventare gli avvocati dipendenti pubblici, e il cerchio dello stato di polizia è chiuso…

            “Cesare Battisti ad esempio è stato condannato per omicidio e non per terrorismo”
            a parte il fatto che chiamare l’omicidio un reato comune è un po’ azzardato, per forza non lo accusano di terrorismo: per legge uno stato che non ha un reato corrispondente a quello del paese che chiede l’estradizione non solo non può, ma ha il dovere di non estradarlo. E il reato di terrorismo come declinato nella legislazione italiana, non esiste in nessun posto del mondo, per fortuna

          • Mazzetta scrive:

            “sta dicendo un’idiozia sesquipedale”.

            perché lo dici tu? :D

            “perchè vorrebbe dire che il PM (cioè l’accusa!) può scegliersi la difesa”

            no, vuol solo dire che due accusatori devono scegliersi avvocati diversi, liberamente. Tra l’altro l’avvocato in questione non è specializzato in questo tipo di reati, ma in reati societari, quindi sarebbe pure nel loro interesse.

            L’omicidio è un reato comune, che non vuol dire un reato qualsiasi, è una definizione tecnica che differenzia i reati comuni dagli altri. Battisti non è stato condannato per terrorismo, si chiedeva la sua estradizione per omicidio (controlla) e in Brasile e in Francia il reato d’omicidio esiste, se non ci credi controlla pure ;)

            Così come puoi facilmente verificare che il reato di terrorismo è declinato anche peggio in moltissimi paesi. Smettila di dire sciocchezze, vai a letto ;)

          • stefano il "Rieducatore" scrive:

            Ragazzi, voi studiate troppo, e come capita spesso a chi studia troppo, alla fine non capisce niente di quello che studia. Andate a farvi un giro all’aperto, respirate un pò di aria fresca! Vedrete come Vi schiarirà le idee….chissà forse tra una decina di anni capirete quanto siete stupidi!

  3. stefano il "Rieducatore" scrive:

    Eppure mi sembra che non ci vuole un genio per capire che lo vogliono “incastrare”……….mah questo sito “pullula” di troll…..
    In quanto all’attività dell’ Assange, si può discutere….

  4. giovanni scrive:

    “Eppure mi sembra che non ci vuole un genio per capire che lo vogliono “incastrare””
    non ci vorrebbe un genio nemmeno per capire che chi dice che sulla sostanza (Assange è un perseguitato politico) è d’accordo (e quindi è inutile quotare riga per riga per dire “hai ragione”), e spiega su cosa è in disaccordo (mettere dentro i giudici nel complotto: nel momento in cui il governo britannico dice apertamente che vuole prenderlo ad ogni costo, è chiaro che la questione giuridica conta meno di zero) non è un troll, eppure tocca spiegarlo lo stesso.

    • Mazzetta scrive:

      tecnicamente tu Giovanni sei un troll. E lo posso ben dire, visto che ti conosco da anni e sono anni che m’impesti con commenti sparati a caso come in questa occasione

      • stefano il "Rieducatore" scrive:

        Mazzetta: sei un GENIO incompreso……qui lo hanno capito tutti che sei l’unico ad aver la verità in tasca….

    • stefano il "Rieducatore" scrive:

      Mi sembra che voi siete studentelli in legge, che credono di saperla più lunga degli altri! Prima di tutto è scientificamente provato che non basta studiare (e diventare giudici) per non commettere o dire enormi cazzate!Quindi mi dispiace per Voi, non basta studiare per aver la pretesa di avere la verità in tasca! E comunque non sono certo io a dire che questo tipo di reato è contemplato soltanto in Svezia! Paese, troppe volte preso a modello,( Fà molto comodo) ma che non fà statistica perchè piccolissimo e irrilevante ( come popolazione).

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