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pubblicato il 4 gennaio 2010 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

Si pensava che si fosse già visto tutto. E invece a quanto pare la storia di Marrazzo e Brenda non è ancora finita.

Pochi giorni fa una nuova rivelazione: è stato scoperto il cadavere di un altro trans. Ucciso più o meno nello stesso periodo di tempo di Brenda. Così il Caso Marrazzo torna nuovamente in auge. E si arricchisce ancora di più di misteri inquietanti. La storia è talmente nota che ricapitolarla serve davvero a poco. C’è un esponente politico di primo piano del Partito democratico, Pietro Marrazzo, che ha il “vizietto” di andare con i trans e tirare cocaina. Alcuni carabinieri grazie a una soffiata scoprono il tutto e decidono che in questo caso è meglio guadagnarci sopra piuttosto che fare il proprio dovere. Inizia il ricatto che si protrae per mesi, fin quando i carabinieri della stessa caserma degli altri non scoprono il tutto e arrestano i colleghi. Per quanto si brenda caso marrazzo frameRai  400x300 Droga, ricatti, trans e omicidi. Un caso che riserva molte sorprese faccia del proprio meglio per tenere nascosta la faccenda, alla fine viene a galla. Scoppia un caso politico e Marrazzo è praticamente costretto alle dimissioni. Fin qui non ci sarebbe niente di troppo strano. Un personaggio di spicco viene trovato con le mani nella marmellata e qualcuno cerca di lucrarci sopra: una storia di malaffare e ricatti come ce ne sono mille.

NEBBIA - La vicenda inizia però ad assumere contorni sempre più strani una volta che vengono alla luce una serie di fatti. Si inizia con il posto dove il governatore del Lazio è stato pizzicato dai carabinieri: un palazzo di via Gradoli. Non certo uno di quei posti riservati, per pochi intimi. Sapere che lì ci sono i trans che vanno con nomi più o meno noti della Capitale è un po’ un segreto di Pulcinella nella Roma che conta. Da aggiungere che poi la stessa strada non è nemmeno tanto estranea ai servizi segreti italiani: lì non solo c’era la prigione di Moro, ma molti appartamenti dei palazzi una volta erano affittati proprio a loro. Ecco a loro che partono le varie teorie complottiste così care all’amata Italia. Con la differenza che stavolta di materiale su cui si può lavorare ce n’è davvero tanto. Servizi o non connessi alla vicenda.

I FATTI - Per primo c’è quel Gianguerino Cafasso, l’uomo che con molta probabilità avrebbe condotto i carabinieri sul “luogo del delitto” e forse avrebbe girato lo stesso video usato poi per ricattare il governatore. Il pusher, perché questo fa di mestiere, muore per overdose il 12 settembre. E’ un overdose strana: un miscuglio di cocaina ed eroina che si rileva fatale. Strano che un pusher possa morire così: se non sa lui cosa c’è dentro la roba chi può saperlo? Non a caso quella che prima sembra una morte accidentale adesso viene immaginata più come un omicidio. E per questo si inizia a 46036A0A C485 424E 58CA5B8F112DE060 Droga, ricatti, trans e omicidi. Un caso che riserva molte sorprese indagare. Più il caso inizia a diventare importante sugli organi di stampa e più si inizia a parlare di altri politici coinvolti nel giro di trans. Voci parlano di esponenti del governo con lo stesso “vizietto” del Governatore. La vicenda sembra sul punto di scoppiare e coinvolgere numerose persone. Forse anche qualcuno che potrebbe aver organizzato il tutto, mossi i fili di quelli che alla fine potrebbero rivelarsi solo come dei burattini. La morte di Cafasso è un indizio non da poco: in un complotto i rami secchi sono i primi a dover essere tagliati. L’assassino di Kennedy ne è un buon esempio: Jack Ruby spara a Lee Harvey Oswald due giorni dopo che questi aveva assassinato il presidente. Un capro espiatorio è un capro espiatorio e non può essere che debba fare in tempo a dire la sua. Così la morte di Cafasso può andare ad infilarsi benissimo in questo strano puzzle. Ma, certamente, è un’ipotesi ardita.

CASUALITA’? – Lo diventa meno quando. stranamente, anche Brenda, il trans con cui il governatore si intratteneva, perde la vita. Lo fa a casa sua mentre si sta preparando per andarsene via. Ha paura Brenda, di cosa non si sa, ma vuole scappare. Un incendio devasta la sua casa e lei rimane lì intrappolata, morendo asfissiata. Anche in questo caso la Procura sceglie di lavorare all’ipotesi di omicidio volontario e non crede nemmeno per un attimo a un incidente. In pratica, anche se non viene mai detto chiaramente, i primi a credere un possibile complotto devono essere proprio i magistrati. E ora gli elementi per crederci ci sono tutti.  Ad infittire il mistero arriva una notizia di pochi giorni fa. A Ostia viene rinvenuto il corpo di un’altra trans. Viene trovato all’interno di un sacco in un canneto che costeggia il Tevere. Non si sa chi fosse, ma a un primo esame dovrebbe essere morta 15-30 giorni prima. Considerando che Brenda è morta il 20 novembre si fa presto a fare due più due. Ecco, adesso si che il giallo si infittisce e fioccano le domande: Tre morti sospette, o forse anche solo due, possono essere una casualità? C’è un unico manovratore dietro tutta questa intricata vicenda? E se sì, che fine ha tutta questa storia? Ancora una volta, molto probabilmente saremo di fronte a uno dei tanti e irrisolti gialli all’italiana.

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