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Culturadi Maria Teresa Mura (Indigo Scarlett)
pubblicato il 3 gennaio 2010 alle 12:11 dallo stesso autore - torna alla home

C’è o non c’è? Secondo una nuova ricerca, il Santo Graal dell’orgasmo sarebbe solamente una bufala. E il piacere costituirebbe quindi solo un fatto soggettivo

puntog3554 img Sesso: sul punto G è ora di mettere un puntoChi da anni munito di carta topagrafica lo cerca costantemente come Livingston cercava le sorgenti del Nilo, rimarrà sicuramente deluso, o, in alternativa potrà finalmente riposarsi: secondo uno studio del King’s College di Londra, il leggendario punto G, che ha fornito lo spunto per un milione di articoli (ebbene sì, anche questo), è solamemente un mito, senza alcuna base scientifica.

MAMMA HO PERSO IL PUNTO! - La ricerca che è stata ideata e realizzata da Andrea Burri, ha raccolto i dati di 1800 donne che evidentemente erano più informate riguardo all’ubicazione del più vicino centro commerciale piuttosto che su quella del Sancta Sanctorum del sesso situato là da qualche parte, non si sa bene dove, nel loro corpo, a sud di Gina. Lo studio è nato proprio per cercare di attenuare la frustrazione e la sensazione di inadeguatezza che provano tutti coloro, uomini e donne che, come Diogene con250px Punto G (cartello) Sesso: sul punto G è ora di mettere un punto la lanterna, senza speranza continuano a vagare nella notte aspettando di trovarlo. Infatti Burri ci tiene a sottolineare che “È irresponsabile continuare ad affermare l’esistenza di un’entità che non è mai stata realmente e scientificamente provata e mettere così sotto pressione le donne, e anche gli uomini

‘NA MINIERA D’ORO - Lo studio ha creato non poche polemiche: insomma, dopo averci tolto Babbo Natale, l’idea che votare serva a qualcosa, pensare che la parità possa diventare realtà, credere che ci infileremo ancora nei jeans che portavamo a 20 anni,lasciateci sognare almeno questo! Del resto con il punto G ci si sfamano intere famiglie se si considera che, l’anno scorso, un articolo pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, sostiene invece che il G-Spot è, di fatto, reale, ed è  solo l’ultimo dal 1981 quando Beverly Whipple rese popolare il concetto con il suo libro, “The G-Spot And Other Recent Discoveries About Human Sexuality“: la studiosa afferma che il nuovo studio è “viziato”, e che non tiene conto delle attività sessuale delle donne lesbiche e bisessuali, che forse anatomicamente devono appartenere evidentemente ad un ‘altra razza secondo la scienziata.

DECIDETE VOI – Nonostante le critiche, il ricercatore Tim Spector dice: “Questo è di gran lunga il più grande studio mai effettuato e dimostra in modo quasi definitivo che il punto G è soggettivo“. In altre parole, disporre o meno di un punto G è qualcosa che potete decidere in maniera autonoma perché dipende solo dalla vostra mente. E se il famigerato spot fosse proprio lì, nella testa? Sarebbe spiegato finalmente perché è tanto difficoltoso trovarlo, non essendo tutti (e tutte) dotate di tale inutile accessorio.

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