C’è o non c’è? Secondo una nuova ricerca, il Santo Graal dell’orgasmo sarebbe solamente una bufala. E il piacere costituirebbe quindi solo un fatto soggettivo
Chi da anni munito di carta topagrafica lo cerca costantemente come Livingston cercava le sorgenti del Nilo, rimarrà sicuramente deluso, o, in alternativa potrà finalmente riposarsi: secondo uno studio del King’s College di Londra, il leggendario punto G, che ha fornito lo spunto per un milione di articoli (ebbene sì, anche questo), è solamemente un mito, senza alcuna base scientifica.
MAMMA HO PERSO IL PUNTO! - La ricerca che è stata ideata e realizzata da Andrea Burri, ha raccolto i dati di 1800 donne che evidentemente erano più informate riguardo all’ubicazione del più vicino centro commerciale piuttosto che su quella del Sancta Sanctorum del sesso situato là da qualche parte, non si sa bene dove, nel loro corpo, a sud di Gina. Lo studio è nato proprio per cercare di attenuare la frustrazione e la sensazione di inadeguatezza che provano tutti coloro, uomini e donne che, come Diogene con
la lanterna, senza speranza continuano a vagare nella notte aspettando di trovarlo. Infatti Burri ci tiene a sottolineare che “È irresponsabile continuare ad affermare l’esistenza di un’entità che non è mai stata realmente e scientificamente provata e mettere così sotto pressione le donne, e anche gli uomini”
‘NA MINIERA D’ORO - Lo studio ha creato non poche polemiche: insomma, dopo averci tolto Babbo Natale, l’idea che votare serva a qualcosa, pensare che la parità possa diventare realtà, credere che ci infileremo ancora nei jeans che portavamo a 20 anni,lasciateci sognare almeno questo! Del resto con il punto G ci si sfamano intere famiglie se si considera che, l’anno scorso, un articolo pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, sostiene invece che il G-Spot è, di fatto, reale, ed è solo l’ultimo dal 1981 quando Beverly Whipple rese popolare il concetto con il suo libro, “The G-Spot And Other Recent Discoveries About Human Sexuality“: la studiosa afferma che il nuovo studio è “viziato”, e che non tiene conto delle attività sessuale delle donne lesbiche e bisessuali, che forse anatomicamente devono appartenere evidentemente ad un ‘altra razza secondo la scienziata.
DECIDETE VOI – Nonostante le critiche, il ricercatore Tim Spector dice: “Questo è di gran lunga il più grande studio mai effettuato e dimostra in modo quasi definitivo che il punto G è soggettivo“. In altre parole, disporre o meno di un punto G è qualcosa che potete decidere in maniera autonoma perché dipende solo dalla vostra mente. E se il famigerato spot fosse proprio lì, nella testa? Sarebbe spiegato finalmente perché è tanto difficoltoso trovarlo, non essendo tutti (e tutte) dotate di tale inutile accessorio.
























Ho sempre pensato che il punto G fosse nella testa. E continuo a crederlo…
Un sorriso…frizzantino
C.
Posso solo parlare della mia esperienza personale con mia moglie. ci siamo accorti che effettuando la penetrazione in un certo modo (di sponda o lei sopra piegata all’indietro, lei raggiungeva un orgasmo di intensità se non maggiore certamente diverso. oltre a ciò avveniva il famoso fenomeno di “femme fontaine” cioè una sorta di copiosa eiaculazione che fuoriusiva dall’uretra ma senza avere nessuna attinenza con l’urina (odore sapore e consistenza.
Questo è quanto, se poi dipenda dal famso punto G o meno, sinceramente non ci frga niente, è bellissimo e a noi tento basta.
un cordiale saluto
[...] Commenta simpaticamente il Giornallettismo.com (link) [...]
Il King’s College di Londra ha fatto uno studio su 1800 donne non riuscendo a trovare prova dell’esistenza del mitico punto G, che sarebbe un’immaginazione delle donne, incoraggiata dalle riviste e dai terapisti sessuali.
Gli autori dell’articolo, uno studio su 900 coppie di gemelle britanniche, che sarà pubblicato dal Journal Sexual Medicine, Burri et al. concludono: “we postulate that the reason for the lack of genetic variation – in contrast to other anatomical and physiological traits studied – is that there is no physiological or physical basis for the G-spot.”, quindi come era stato concluso anche nel congresso internazionale sulla sessualità femminile ISSWSH, a Firenze nel febbraio 2009: “non esiste alcuna base fisiologica o fisica per il punto G”!
Bisogna precisare che in nessun libro di anatomia umana c’è scritto qualcosa sul punto G e che Grafenberg nel suo articolo del 1950 non ha scritto niente di un “punto” vaginale sensibile o di un orgasmo dovuto alle ghiandole intra-uretrali.
Il punto G è stato inventato trenta anni fa, da Ladas, Whipple e Perry, questi tre “sedicenti esperti” (come li hanno definiti nel 1985 Masters e Johnson) hanno ripreso dall’articolo di Grafenberg due frasi non correlate e da due pagine diverse dell’articolo del 1950, e le hanno diciamo “mischiate”:
- la prima frase descrive la parete uretrale che al suo interno presenta un corpo cavernoso simile al corpo cavernoso dell’uretra maschile, che all’orgasmo sporge in vagina perché è in erezione come nei maschi, sporgenza più evidente nella vagina a livello del collo della vescica;
- la seconda frase è stata ripresa dalla pagina successiva dell’articolo di Grafenberg, che spiega come anche le donne possono emettere all’orgasmo del liquido che è “solo una secrezione delle ghiandole intra-uretrali” (ghiandole dette oggi anche prostata femminile).
I tre “opportunisti” quindi hanno fatto una specie di mixer con queste due frasi, e hanno inventato il punto G, dicendo che erano le ghiandole che si ingrandivano e sporgevano sulla parete anteriore della vagina alcuni centimetri in profondità, e che era, questa parte dell’uretra, una zona erogena presente solo in alcune donne come a loro risultava dopo aver intervistato alcune donne, e i mass-media poi hanno fatto il resto.
Insomma per qualsiasi professore di anatomia e per chi ha letto davvero tutto l’articolo di Grafenberg è evidente che si tratta solo di una grande “bufala” (e business…, o una “truffa” sulla pelle delle donne, come affermano alcuni?).
Domanda: ma il Dr Jannini afferma di aver fotografato il punto G?
Primo, un conto è quello che Jannini dice ai mass-media, un altro quello che veramente è stato pubblicato nel Journal Sexual Medicine: c’è stato qualche sessuologo o giornalista che ha verificato, letto tutto l’articolo di Jannini?
Chiaramente nessuno lo ha letto, visto che ne hanno parlato i mass-media di tutto il mondo, non solo, spesso è stata pubblicata una figura diversa da quella che effettivamente è presente nell’articolo di Jannini. Infatti nell’articolo di Jannini c’è una semplice ecografia (basta chiederlo anche a un esperto in ecografie o a un professore di anatomia, e poi, come tutti sanno, con una ecografia non si possono vedere ghiandole!) con delle punte di freccia lungo tutto il setto tra l’uretra e la vagina e lungo tutto il setto tra la vescica e la vagina, quindi non c’è una figura che mostra un punto particolare tra l’uretra e la vagina.
Leggendo tutto l’articolo di Jannini si può notare altre cose, prima di tutto che ci sono scritte tre definizioni diverse di punto G e tutte e tre sono sbagliate, perché come tutti sanno il punto G di Ladas, Whipple e Perry, sono le ghiandole chiamate oggi prostata femminile, secondo che ci sono molti errori scientifici e anche bibliografie non appropriate, quindi sorge subito la domanda: perché il Journal of Sexual Medicine lo ha pubblicato?
Inoltre c’è un’altra cosa molto grave che Jannini, diciamo, omette nelle interviste degli ultimi mesi, nel febbraio 2009 a Firenze si è svolto un congresso mondiale sulla sessualità femminile, dove c’è stato un dibattito sul punto G: la conclusione è stata contro Jannini, cioè il punto G non esiste:
perché i mass-media di tutto il mondo non hanno riportato questa importante notizia?
Che il punto G non esiste si può capire anche da un’altra grande bufala, di altri opportunisti: da qualche tempo dei sessuologi, tra cui anche Jannini, stanno pubblicizzando un intervento per ingrandire il punto G, con una iniezioni di collagene o acido ialuronico (da rifare ogni sei mesi…), così è più sporgente in vagina e più facile da riconoscere con le dita, ma cosa c’è scandaloso in questo? Che l’iniezione è fatta tra la vescica e la vagina, non nell’uretra dove dovrebbe esserci il punto G come “loro” dicono, anche perché sanno che nell’uretra femminile non si può mettere niente altrimenti si comprometterebbe l’uscita dell’urina all’esterno.
Quindi si pubblicizza un “intervento” inutile e che può essere anche dannoso per le donne, come scrive anche l’associazione di ginecologi americani, in un loro articolo pubblicato in una rivista specialistica di ginecologia tre anni fa, e c’è da chiedersi perché anche questa denuncia dei ginecologi, questo avvertimento per i sessuologi, non è stata divulgata dai mass-media e dai sessuologi?
In conclusione, in punto G non esiste, il nome di Grafenberg non deve essere più usato, per chi continua a crederci si deve usare “punto di Whipple/Jannini.
Con una corretta stimolazione sessuale tutte le donne possono avere uno o più orgasmi sempre: l’orgasmo è essenziale per la salute sessuale delle donne, e deve essere sempre presente quando fanno l’amore, esattamente come accade nei maschi!
In educazione sessuale si devono spiegare certezze per tutte le donne e non ipotesi, e la definizione di rapporto sessuale completo deve essere orgasmo per entrambi i partner sempre, con o senza il rapporto vaginale (e che vale per tutti gli esseri umani!), questo deve essere solo un aspetto del fare l’amore e le donne devono sapere che la contemporanea stimolazione del clitoride con le dita durante il rapporto vaginale permette l’orgasmo sempre a tutte le donne anche alla prima volta e dopo la menopausa (per approfondire, vedi i video in youtube/newsexology e il video “Jannini vs Puppo-Intervista su come è stato inventato il punto G-la bufala di Jannini”, in http://www.youtube.com/watch?v=AJYVP1P5WAg ).
Vincenzo Puppo
Medico – Sessuologo
Centro Italiano di Sessuologia