Uno di questi due giornalisti è un paladino della libera informazione, l’altro è uno che parla a vanvera. Indovinate quale.
Il refrain demagogico di questo piccolo e idiotamente militante paese accusa l’informazione e il giornalismo italiani di essere “servi dei padroni“. Non a torto, verrebbe da dire guardando a certi “cattivi maestri” i cui nomi e cognomi sono noti a tutti. Peccato, però, che questo refrain sia – come tutte le affermazioni assolute – ad altissimo rischio di falsificabilità. Per questo oggi raccontiamo qualche fatto riguardante due giornalisti: per ricordare che non sono le categorie, il problema. Ma le persone.
PRIMA DI TUTTO LA COERENZA - Il primo di cui vale la pena parlare è Furio Colombo. Che passa, a causa degli anni in cui ha diretto l’Unità, come un eroe e un paladino della libera informazione. Ecco, qui non staremo a rinvangare la sua fulminea carriera per cercare di adombrare qualche sospetto: a 24 anni già assunto alla Rai, poi corrispondente di Stampa e Repubblica, quindi addirittura alle dipendenze degli Agnelli come presidente di Fiat USA. Un curriculum non male per un eroe del proletariato. E nemmeno si vuole rammentare che, a memoria di storia del giornalismo, non si ricorda una sola notizia nel senso del termine da lui portata in redazione, né alcuna inchiesta condotta, né altro. No, si vogliono soltanto raccontare un paio di episodi con lui protagonista, il primo recente e il secondo meno. Il primo probabilmente resterà negli annali del giornalismo come il Newsweek gate. Succede infatti che il settimanale Newsweek dedica a Berlusconi un articolo che non è, come d’abitudine, una stroncatura. O meglio: nella prima parte si raccontano i primi mesi del governo, e se ne mettono in luce alcuni fatti definiti dei “successi“; nella seconda si elencano invece i problemi che l’esecutivo deve ancora affrontare. Ma topo gigio Colombo, acuto giornalista investigativo, non ci vede chiaro: legge la firma dell’autore – un certo Jacopo Barigazzi – e questo lo insospettisce. “Chi è questo Barigazzi?“, si domanda, e corre a scrivere su l’Unità che lui l’ha cercato “su Internet” (chissà che vuol dire)
, ma non l’ha trovato. E questo gli puzza. In più, ha chiamato all’Associazione Stampa Estera e anche lì “non lo conosce nessuno“. Ohibò, dev’essersi detto il simpatico Furio: vuoi vedere che qui c’è un complotto demoplutogiudaicomassonico e tuppe tuppe falpalà? Jacopo Barigazzi non esiste, proclama egli dalle colonne dell’Unità (“Barigazzi tra i collaboratori di Newsweek né risulta accreditato presso la sala stampa estera a Roma“), per poi tornarci anche in un articolo successivo nel quale dice che “Se cercate in rete troverete che Jacopo Barigazzi è l’autore di un trattato sulle fratture del cranio pubblicato nel 1518“. Chissà che tramano, pensa Colombo?
I GIUDICI? CHI SE LI FILA I GIUDICI? – Barigazzi, ovviamente, esiste. Ha un profilo professionale su Linkedin dal quale si evince che è corrispondente di Newsweek dal 2004, lavora anche per l’Adn Kronos ed è stato anche alla Reuters e a CNBC. Ma, nonostante tutti lo perculino, altrettanto ovviamente Colombo non ha ancora chiesto scusa in pubblico a Barigazzi per averlo dato per inesistente soltanto perché lui non è in grado di usare Internet. Il secondo episodio invece riguarda il suo rapporto con i giudici e il rispetto delle sentenze.
Chissà quanti editoriali avete letto, su Colombo, nei quali l’ex direttore dell’Unità si è scagliato contro Berlusconi che non rispettava il lavoro dei magistrati. Per carità, a ragione. Ma nel libro “Tutta un’altra strage” di Riccardo Bocca (pagg. 169-170) si racconta del suo rapporto con Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, autori, secondo una sentenza ormai definitiva dopo cinque gradi di giudizio, della strage di Bologna: Francesca, è una “donna intelligente, che ha pensato e ripensato alla sua gioventù travagliata. Lei e Fioravanti erano ragazzi che avevano un impeto rivoluzionario che mi riporta alla letteratura russa, alla rivoluzione d’ottobre. Ragazzi sempre pronti a rischiare in prima persona, che mai avrebbero potuto buttare una bomba in una stazione e scappare via“. Insomma, Colombo è convinto che i due siano innocenti. Al che, Bocca gli chiede: “Ma lei, Colombo, degli atti processuali bolognesi, degli interrogatori a Mambro, Fioravanti, cosa ha letto? Ha analizzato i particolari della deposizione di Sparti? Ha studiato le sentenze? Oppure parla per simpatia?“. E la risposta del mitico Furio? Disarmante: “Ho letto alcune carte che mi ha fornito la difesa, e un altro fascicolo l’ho ricevuto dall’associazione delle vittime“. Eccolo qui, il grande giornalista.























In effetti, a me Colombo non ha mai dato l’impressione di essere un autentico giornalista, d’assalto o meno (e l’episodio riportato lo conferma), ma quella di un intellettuale da salotto, colto e forbito (confesso che le prime volte che lo sentii parlare mi incantò, però, con quella concinnitas squisita, sembrava Cicerone tradotto in italiano, sintatticamente, stile Borrelli insomma).
Bella ’st’idea plutarchiana delle vite parallele, mi piace!
Ma Colombo e’ lo stesso de “il padre di Storace era un picchiatore fascista”?
quello è colpa della giornalista, siamo seri
Dato che l’anniversario cade in questo periodo non posso non dire che anche se OT schierarsi contro una seria indagine su il 911 non sia una totale pazzia, comunque.Come tanti costretti a lavorare ho poco tempo non che questo debba interessare a chicchessia quello che volevo dire è che siete quelli quel sito, che mi fa risparmiare più tempo su la cosiddetta controinformazione.
Articolo interessante: riassumendo. De Bortoli è un Ken e Colombo un cartone animato con l’alzheimer.
Assolutamente d’accordo.
Spero.