Tutte le colpe dell’Ilva di Taranto

di - 20/08/2012 - Pressioni, inquinamento voluto, una gestione azzardata: ecco le accuse contro proprietà e dirigenza

Tutte le colpe dell'Ilva di Taranto
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Riva a casa per evitare che s’influenzino testimoni.

LA DENUNCIA - Col provvedimento depositato questa mattina, i giudici del Riesame confermano i gravi indizi di colpevolezza a carico di tutti gli indagati, con particolare riferimento a Emilio e Nicola Riva ed all`ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, il quale, come scrisse il gip “invece di evidenziare ai proprietari del  siderurgico le devastanti questioni ambientali che lo stabilimento poneva, al fine di proporre soluzioni tecniche adeguate, ha condiviso in pieno la criminosa gestione di esso”. ”Tanto più grave il suo comportamento – si legge nel documento – ove si consideri che quale direttore dello stabilimento aveva piena cognizione di tutte le problematiche che interessavano le varie parti degli impianti”.

LA SFIDA ALLA GIUSTIZIA - Quanto ai dirigenti indagati e scarcerati, pur non sussistendo esigenze cautelari, il Riesame scrive che “nulla hanno fatto i suddetti capi-area per far cessare l`illiceità del comportamento dell`azienda sotto il profilo delle emissioni inquinanti”. In riferimento all`informativa della guardia di finanza che indaga su un altro filone d`inchiesta, quello su “ambiente venduto”, ed in particolare alle telefonate intercettate e all`incontro (videoregistrato) in una area di sosta in autostrada in cui il dirigente Archinà consegna una busta bianca al professor Lorenzo Liberti, consulente dei pm, scrivono i giudici del Riesame: “dalle conversazioni captate emergono, indubitamente, concrete condotte poste in essere dai vertici aziendali, con la fattiva collaborazione del Capogrosso e la consapevolezza di Emilio Riva, finalizzate in prima battuta ad incidere, anche tramite gravi illeciti (quali la corruzione in atti giudiziari) sui procedimenti amministrativi e giudiziari in corso che interessano l`Ilva e che si risolvono, comunque, in un concreto pericolo per l`acquisizione o la genuinità della prova nel futuro dibattimento penale (tutti i soggetti avvicinati dall`Archinà sono potenziali testimoni del processo), essendo manifesta la volontà dei predetti di adoperare ogni mezzo per smarcarsi dalle gravi accuse mosse nei loro confronti”.  (TMNews)

 

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LA REITERAZIONE DEI REATI - Per il Tribunale del Riesame, il ‘disastro’ prodotto dall’Ilva a Taranto e’ stato ‘determinato nel corso degli anni, sino ad oggi, attraverso una costante reiterata attivita’ inquinante posta in essere con coscienza e volonta’, per la deliberata scelta della proprieta’ e dei gruppi dirigenti’. E’ scritto nel provvedimento dei giudici. Proprieta’ e gruppi dirigenti ‘che si sono avvicendati alla guida dell’Ilva’, secondo i giudici del tribunale del riesame di Taranto, ‘hanno continuato a produrre massicciamente nella inosservanza delle norme di sicurezza dettate dalla legge e di quelle prescritte, nello specifico dai provvedimenti autorizzativi’.

L’INQUINAMENTO - In un’altra parte del loro provvedimento i giudici del Riesame, sullo stesso tema, annotano: ‘Dalle varie parti dello stabilimento vengono generate emissioni diffuse e fuggitive non adeguatamente quantificate, in modo sostanzialmente incontrollato e in violazione dei precisi obblighi assunti dall’Ilva, nella stessa Aia e nei predetti atti d’intesa, volti a limitare e ridurre la fuoriuscita di polveri e inquinanti’. I giudici ritengono che ‘le emissioni nocive che scaturivano dagli impianti, risultate immediatamente evidenti sin dall’insediamento dell’attuale gruppo dirigente dello stabilimento Ilva di Taranto, avvenuto nel 1995, sono proseguite successivamente’, nonostante una condanna definitiva per reati ambientali. Inoltre, nonostante i ’molteplici’ impegni assunti dall’Ilva con le pubbliche amministrazioni per migliorare le prestazioni ambientali del siderurgico, i dirigenti dello stabilimento non hanno mai assolto agli obblighi.

I RIMEDI - Il disastro ambientale doloso prodotto dall’Ilva e’ ‘ancora in atto’ e ‘potra’ essere rimosso solo con imponenti e onerose misure d’intervento, la cui adozione, non più procrastinabile, portera’ all’eliminazione del danno in atto e delle ulteriori conseguenze dannose del reato in tempi molto lunghi’. Lo scrive il Riesame.  L’Ilva – secondo il tribunale del Riesame – deve, da un lato, eliminare ‘la fonte delle  missioni inquinanti (con la rimodulazione dei volumi di produzione e della forza  occupazionale)’, dall’altro “provvedere al mantenimento dell’attivita’ produttiva dello stabilimento”, solo dopo averla resa ‘compatibile’ con ambiente e salute. (ANSA)

 

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