Come spende i suoi soldi Shell
di Redazione - 20/08/2012 - La prima compagnia al mondo per ricavi, butta via enormi quantità di denaro in modo molto discutibile
Dalle trivellazioni in Alaska a quelle in Nigeria, i problemi per la compagnia non finiscono mai e spesso sono risolti in maniera discutibile
IL FALLIMENTO NELL’ARTICO - Shell ha speso quattro miliardi e mezzo per attrezzarsi per le trivellazioni in Alaska, autorizzate dall’amministrazione Obama, per la prima volta dopo vent’anni di moratoria. Secondo le stime dell’azienda ci sono 19 miliardi di barili di petrolio e gas che si possono tirar fuori da quest’area dell’Artico, ma farlo non è così semplice, come dimostrano i problemi che Shell sta affrontando. Il primo dei quali è rappresentato dal fatto che il mar di Chuchi e quello di Beaufort quest’anno hanno tardato a liberarsi dai ghiacci, restringendo la finestra utile nella quale possono operare le piattaforme. Una delle quali peraltro, nonostante la sofisticazione tecnologia, ha perso l’ancoraggio ed è andata alla deriva fino quasi a toccare la costa nella baia di Dutch. Un incidente che Shell ha minimizzato e che le associazioni ambientaliste hanno invece sottolineato come la dimostrazione che la sicurezza vantata dalla compagnia sia in realtà una barzelletta. Associazioni che contro Shell hanno montato un’intelligente e originale campagna mediatica all’insegna dell’ironia che ha mandato in tilt più di un osservatore.
PROBLEMA RELATIVO PER I CONTI - Se anche Shell non riuscisse nel suo intento non sarebbe un danno in grado di mettere in difficoltà per una compagnia che comunque ha diversi progetti da miliardi di dollari in corso, semmai sarebbe una sconfitta per i fautori delle trivellazione in un’area tanto ecologicamente fragile quanto in grado d’opporre condizioni climatiche e sfide severissime alle intenzioni della compagnia. Un altro progetto di vent’anni fa, realizzato insieme da Shell e BP si risolse in un flop, il petrolio non c’era più lì dove doveva essere, era migrato naturalmente. Come ha dichiarato un portavoce dell’impresa Richard Bray, in un libro e poi ricordato dal Wall Street Journal: “il posto era quello giusto, solo che siamo arrivati in ritardo di trenta milioni di anni”, un attimino insomma.
LEGGI ANCHE: Ambientalismo 2.0: guerra all’immagine del petroliere -Foto
LE SPESE IN SICUREZZA - Un altro grosso problema per Shell è emerso di recente, quando una serie di file aziendali trapelati hanno dimostrato che l’azienda in Nigeria ha speso una follia in “sicurezza” pagando polizia e militari nigeriani e anche informatori in borghese. Una somma che, se Shell fosse un governo la porrebbe al terzo posto in Africa dopo il Sudafrica e la stessa Nigeria. 383 milioni di dollari in tre anni, molti di più di quanti spesi dalla compagnia in benefit alle popolazioni colpite dall’inquinamento delle sue attività, ma soprattutto somme sprecate, visto che di “sicurezza” non ce n’è traccia. E non potrebbe essere diversamente, dicono le associazioni locali, visto che Shell paga direttamente nelle mani degli ufficiali, alimentando così soprattutto la corruzione e gli abusi.
LA CORRUZIONE - Ben Amunwa di Platform, un’associazione londinese che tiene d’occhio le compagnie petrolifere, ha sottolineato come dare 65 milioni di dollari in mano ai militari senza alcun a cautela sia una follia, anche perché quegli stessi soldati e poliziotti sono noti per essere corrotti e per l’abuso dei diritti umani che calpestano regolarmente. Una pratica per niente etica e anche illegale alla luce delle stesse leggi nigeriane, che espone la compagnia a critiche, ma anche a cause per risarcimenti ingenti, com’è già accaduto anche in Nigeria.
LEGGI ANCHE:
- La benzina aumenta ancora
- Le multinazionali che distruggono il futuro - Foto
- La guerra degli sconti sulla benzina











