Pussy Riot, lo scandalo non abbastanza rivoluzionario
20/08/2012
Insomma, queste Pussy Riot non sono proprio bene educate. In primo luogo, si azzardano a promuovere una rivoluzione “femminile” e mettono al centro del discorso la pussy, che non è buona creanza. In secondo, si parla di loro invece che di (il lettore inserisca un’altra giusta causa a scelta). In terzo luogo, e soprattutto, la loro riot non è stata abbastanza riot: niente guerriglia urbana, zero scontri con i poliziotti, troppo marketing.
Il dibattito, insomma, in Italia ferve su idee che sono sempre le solite: l’invidia. Siccome le ragazze condannate per l’opposizione a Putin non sono abbastanza cool, la loro battaglia è fatta di marketing e paraculismo. E così, insieme agli strali dei cristiani per la “profanazione di una Chiesa” (sic.) abbiamo anche quelli dei veri rivoluzionari, che non riconoscono alle pupe russe la legittimità protestataria. D’altronde, in Italia con tutte le rivoluzioni che abbiamo fatto, ne abbiamo da insegnare a tutto il mondo. No?











Sono solo tre sgalletate sceme (come tutte le donne) e senza rispetto (come tutti giovani).
Caro il mio troll impostore, se vuoi mantenere in piedi l’attività commerciale di famiglia, aperta da tuo nonno e portata avanti da tuo padre, devi abbassare i prezzi del pompino con ingoio. Più di 10 centesimi non te lo paga nessuno.
Se solo non fosse che anche all’estero dicono le stesse cose.
Tutti invidiosi? Meno male che c’è gioia che ci insegna come si riconoscono i rivoluzionari.