Sono passati 50 anni da quella livida mattina di gennaio in cui l’Italia fu svegliata da una notizia incredibile: “E’ morto Fausto Coppi!”. Morto a 40 anni, per colpa di una malaria non diagnosticata. Le cronache raccontano della cappa di silenzio che scese su tutto il paese, che si radunò attonito davanti al corpo senza vita del campionissimo. Forse non è facile da capire, nell’Italia del nuovo millennio, ma Fausto Coppi non è stato un mito: è stato il mito.
Ci sono stati altri campioni di ciclismo, prima e dopo di lui, altrettanto grandi. Girardengo, Guerra “la locomotiva umana”, il suo acerrimo rivale Bartali, e poi Anquetil, Bobet, Hinault, Gimondi, Indurain, Armstrong. C’è stato soprattutto Eddy Merckx, il cannibale, forse il più forte in assoluto. Ma nessuno come Fausto, non solo in Italia, ma in tutto il mondo, ha smosso il cuore e la passione della gente. Forse solo Marco Pantani, seppur in modo diverso, c’è in parte riuscito.
Fausto Coppi, “l’uomo solo al comando della corsa” con la sua maglia biancoceleste. Coppi dal petto abnorme, con una capacità polmonare fuori dal comune. Coppi con le ossa di cristallo, che ne hanno condizionato la carriera quasi come la lunga sosta forzata dovuta alla seconda guerra mondiale. Coppi, eroe forte e fragile di quell’Italia senza automobili e piena di biciclette. Un’Italia che negli anni di Fausto campionissimo si lascerà alle spalle, assieme alle biciclette, le macerie, la guerra e la povertà.
Fausto Coppi è stato, dentro un ciclismo ancora romantico e ruspante, il primo ciclista “moderno”: allenamenti scientifici e diete mirate, pronto ad andare oltre il limite, forse anche con qualche “bomba” di troppo. Coppi era un uomo avido di vittorie e non di denaro, come raccontano i suoi gregari di allora: “quello che guadagna lo divide con tutti”. Il fascino di Coppi, le umili origini, il carattere schivo e riservato, che nasconde una determinazione incredibile. Una fame che diventa tristezza: tante vittorie senza mai alzare le braccia al cielo, Coppi che anche quando ride ha gli occhi tristi e una smorfia che sembra di dolore.



Carlo mi sorprendi, non ti sapevo anche appassionato di ciclismo
Sono pieno di queste sorprese…^_^
C.
Parli di ciclismo o ti piace il ciclismo?Devo confessare che per me è forse la più grande passione della vita!
Mi piace il ciclismo da impazzire. E’ il mio sport preferito, e lo pratico anche (quando ero più giovane, anche con qualche soddisfazione).
Credo sia uno sport molto formativo: la strada (specie in salita) è dura.
C.
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Bellissimo articolo.
Il ciclismo è stata una passione per tanti della nostra generazione, gente che si vedeva ore e ore di telecronaca per arrivare agli ultimi due chilometri di salita dove scattava Pantani.
Ora credo che sia tutto finito, nessuno sport come il ciclismo ha perso ogni credibilità e la delusione di Pantani (ma chi non sapeva già allora che erano tutti dopati?) è stata la mazzata finale.
Per noi di questa generazione è difficile immaginare di Coppi: se fossimo nati allora ci saremmo davvero divertiti
Qualche precisazione:la rivalità tra Bartali e Coppi non è mai esistita sul piano puramente tecnico,in quanto Ginettaccio era già vecchio bacucco quando i giornalisti hanno cominciato a parlarne (Voglio dire dopo il giro del ’49,quando Bartali aveva già 35 anni);
che il più forte in assoluto sia stato Merckx non vi sono dubbi,sia per la quantità che per la qualità dei risultati;
che il ciclismo stia vivendo il suo penoso crepuscolo è verità altrettanto apodittica ma,contrariamente da quanto comunemante si pensi,la causa non deriva dal doping:a distruggere il ciclismo è stato l’antidoping in assoluto e l’uso ipocrita che se ne fa,nella fattispecie.
Quindi, Ipazia, avresti voluto essere Merckx o Marx? sincera!
buon anno!
…a quanto…pardon
E’una gran bella lotta,carissima Cordapazza,irrisolta ed oggettivamente non risolvibile,che merita la fine dell’asino di Buridano.Che il tuo anno sia buono quanto quello che hai augurato a me!
Fin da ragazzino mi sono sempre chiesto, stupito, come mai molti, tra i quali anche grandi campioni ed esperti di ciclismo, si chiedessero, già allora, incerti, chi fosse più forte tra Coppi e Merckx.
A me sembrava evidente fin da allora che Coppi fosse il più grande ed il più forte ciclista di ogni tempo.
E, si badi bene, non certo per motivi sentimentali.
Perchè sono un italiano.
Infatti ricordo bene che Merckx, seppure fosse un fenomeno nelle corse di un giorno, nelle corse a tappe in montagna venne messo diverse volte in gravissima difficoltà e fu anche battuto nettamente da ciclisti come Ocana,Thevenet, Baronchelli, Fuente (Eddy prevalse alla fine su quest’ultimo perchè era uno spaccone, senza intelligenza,incapace di dosare le sue forze). L’unico avversario degno di lui era Gimondi.
Quest’ultimo è stato certo un campione, ma non certo paragonabile a giganti come Coppi e Bartali.
Perciò già allora mi chiedevo cosa avrebbe potuto mai combinare “il cannibale” con degli scalatori di sommo valore come gli avversari di Coppi (Bartali,Koblet,Kubler,Bobet,Robic ecc. ciascuno capace di imporre grandi distacchi agli avversari) per giunta in un epoca in cui le corse erano molto più dure e sfibranti di quelle che si correvano negli anni settanta.
E cosa avrebbe mai potuto combinare Eddy, in serissima difficoltà, annaspante con Ocana o Thevenet, se, invece, avesse incontrato Coppi.
Ed era evidente, limpido, logico, ragionevole, inevitabile, oggettivo, concludere che Merckx avrebbe potuto mangiare poco con detti fuoriclasse. Anzi sarebbe stato spesso surclassato da loro.
La sua stessa struttura fisica così solida, potente, pesante, ideale per le corse in linea (specie le più dure come la Parigi-Roubaix), non era certo adeguata per uno scalatore, per vincere la gravità.
Anche un profano mettendo a confronto la pedalata sciolta,agile, elegante di Coppi sempre in sella con quella potente,determinata di Merckx, ma molto dispendiosa il quale spesso con veemenza si alzava dal sellino (come non fa uno scalatore) avrebbe compreso che, alla lunga, avrebbe inevitabilmente e nettamente prevalso la prima.
Per una evidente differenza fisica, strutturale,gravitazionale.
Coppi aveva le gambe potent come quelle di un grande passista ma,nel contempo, una grande propensione alle scalate perchè esse erano agili e leggere come quelle di un grande scalatore (le sue ossa fragili gli fecero perdere due giri già vinti).
Merckx era molto potente e determinato (anche più determinato di Coppi), ma non aveva un fisico che gli avrebbe permesso di poter resistere a lungo in salita con dei veri grandi scalatori.
Infatti nella sua carriera non ne incontrò mai all’altezza di quelli degli anni cinquanta.
Secondo me, tra i tanti, anche Bahamontes o Pantani l’avrebbero sonoramente battuto.
poi il paragone con Coppi basato esclusivamente sul numero di vittorie riportate dai due era incongruo, incoerente in modo evidente.
In quanto Coppi non solo aveva gareggiato in un Europa devastata dalla guerra in cui si organizzava un numero di corse inferiore a quello di venti anni dopo (ed era ampiamente comprensibile con quelle strade e quelle biciclette), ma anche, e soprattutto, perchè Coppi per la guerra aveva perso i migliori anni della sua giovinezza (tra i 22 ed i 26 anni) dopo aver vinto il suo primo giro a ventun’anni.
Per cui era logico,ragionevole chiedersi che cosa mai sarebbe rimasto a Merckx se gli fossero state tolte le vittorie riportate dal medesimo tra il 1967 ed il 1971.
Insomma a mio modesto (quanto ragionevole) avviso dovrebbero finirla una buona volta quegli asseriti “esperti” di ciclismo di affermare che noi italiani riterremmo Coppi superiore a Merckx esclusivamente per una questione sentimentale, in quanto Fausto sarebbe nostro compatriota.
Mentre se analizzassimo i due soto il proflo meramente oggettivo Merckx dovrebbe essere ritenuto il più forte.
Come pure l’altra osservazione (curiosa) per cui Coppi sarebbe stato “il più grande” e Merckx “il più forte”.
Cosa vuol dire ?
Perciò ritengo tuttora ed a buona ragione che l’impresa solitaria di Coppi qui ricordata rimane l’espressione più alta del ciclismo di ogni epoca.
Un’impresa epica del più grande interprete di questo sport, dotato innatamente di una classe ed eleganza inarrivabili.
Come quelle con cui sa volare un’airone.
Angelo Balzano