Esteri

Chiesa: no ai preti sposati, ma solo in Uganda

2 gennaio 2010

Nel continente africano si ripropone la questione del celibato dei sacerdoti cattolici che si risolve con la scomunica o con il perdono, a seconda dei casi.
Tempi duri per la Chiesa in Uganda. Venti preti cattolici hanno rotto con la Santa Romana Chiesa e hanno fondato una religione dove il celibato non è più un obbligo. Alcuni dei rinnegati erano già sposati da qualche tempo, oppure promessi sposi. Il governo dell’Uganda ha dichiarato di stare indagando sull’accaduto, e che avrebbe espulso i preti se avesse trovato qualche irregolarità. Fonti ufficiali del Vaticano hanno aggiunto che i sacerdoti sono considerati fuori dalla Chiesa e saranno presto scomunicati. La fondazione della nuova chiesa in Uganda affronta il problema del rafforzamento del celibato per i preti cattolici in Africa. Nel paese c’è un fortissima crescita di vocazioni e della religione, ma contemporaneamente moltissimi sono i casi di ministri di Dio che convivono con donne e diventano padri.

CONTRADDIZIONI - Il rigore con cui è stata accolta la notizia stride con le recenti disposizioni dal Vaticano che permetteranno ai sacerdoti anglicani sposati di essere ordinati come presbiteri nella Chiesa cattolica e di esercitare il ministero mantenendo la vita familiare da sposati. Tale norma potrebbe costituire un colpo dirompente sul continente africano anche se monsignor John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria) minimizza: “Non avrà un impatto fondamentale nel nostro continente” e Monsignor Youssef Ibrahim Sarraf, Vescovo del Cairo dei Caldei (Egitto), aggiunge: “Anche dove si permette l’ordinazione di sacerdoti sposati c’è una tendenza al celibato che molti presbiteri accolgono in modo volontario”. “Questo non crea problemi, è assolutamente normale. La tendenza è verso il celibato, non il contrario”. Nel mondo i sacerdoti che hanno chiesto al Papa la dispensa per sposarsi sono ormai oltre 57 mila e ogni anno circa 700 preti abbandonano l’abito talare. Ricordiamo il caso esemplare di monsignor Milingo che dopo varie peripezie è uscito definitivamente da Santa Madre Chiesa per fondare l’associazione Married Priests Now, ordinando come vescovi 4 sacerdoti statunitensi sposati. Che la situazione sia tuttaltro che risolta del resto lo indicano le dichiarazioni del card. Etchegaray, ora in un letto di ospedale in seguito alla frattura subita nel recente incidente di Natale a Benedetto XI, che nel 2007 dichiarava: “La questione dell’ordinazione di sacerdoti sposati può essere discussa“.

IL PESO DELLA CHIESA - La storia è allora un’altra: la Chiesa cattolica, in Uganda, conta. Dice Radio Vaticana che in preparazione delle elezioni generali del 2011 i leader cristiani hanno diffuso una lettera pastorale con una serie di raccomandazioni affinché le consultazioni popolari si svolgano in modo libero, corretto e credibile. Il documento, elaborato dal Consiglio cristiano unito d’Uganda, che riunisce le Chiese cattolica, anglicana e ortodossa, vuole evidenziare semplicemente ciò che già è stabilito dalla Costituzione – hanno precisato i firmatari. In più, i vescovi ugandesi sollecitano tutti gli aventi diritti al voto a iscriversi nelle liste degli elettori e a partecipare alle elezioni come “atto di patriottismo”, dando la propria preferenza in modo responsabile senza seguire il cosiddetto voto di scambio, una pratica “pericolosa” per il Paese. “Non vogliamo vedere ripetersi irregolarità come la privazione del diritto di esercizio del voto, nè anomalie nella registrazione dei votanti e scarso controllo” ha detto l’arcivescovo ortodosso Jonah Lwanga che presiede il Consiglio. La lettera pastorale di 16 pagine, intitolata “Verso libere e corrette elezioni presidenziali, parlamentari e amministrative nel 2011” è stata firmata dall’arcivescovo della Chiesa d’Uganda Henry Luke Orombi, dall’arcivescovo ortodosso Jonah Lwanga e dall’arcivescovo cattolico mons. Cyprian Kizito Lwanga.

UNA MANO LAVA L’ALTRA – Appare perciò verosimile considerare il diverso atteggiamento del Vaticano come la risultante dell’effettiva forza nei differenti ambiti: intransigente laddove può contare sull’aiuto del governo ugandese, più tollerante ed aperta per il caso dei sacerdoti anglicani che possono rappresentare una importante fonte per rimpolpare le esangui file dei presbiteri. Insomma più strategia che fede, più politica che principi.

3 commenti a Chiesa: no ai preti sposati, ma solo in Uganda

  1. L’ho sempre detto che non sono le donne, ma i preti, a saperne una più del diavolo…

    Un sorriso talare

    C.

  2. gabriele

    Fateli sposare sti preti così sfogano con le loro donne invece che con i bambini

  3. strano che in Uganda la chiesa cattolica voglia libere elezioni senza voto di scambio mentre da altre parti….. scambia abbondantemente il suo appoggio con chi offre più euro :-)

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