Barbapapà contro il giurista

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Barbapapà contro il giurista
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Il commento con cui Vittorio Zagrebelsky spiegava con tanta pazienza a Eugenio Scalfari che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha torto nella querelle che ha innescato con la procura di Palermo a causa del ricorso alla Corte Costituzionale non poteva lasciare indifferente quell’altro costituzionalista prestato al giornalismo di Barbapapà. Il quale ha replicato al giurista:

Zagrebelsky attribuisce in questa vicenda al presidente un atteggiamento «più monarchico che repubblicano». Scalfari ovviamente non ci sta.Zagrebelsky sostiene che in passato nei casi di conflitto di attribuzione la Consulta ha sempre dato ragione al suo dirimpettaio del Colle.Scalfari risponde che questo non è vero e contesta l’invito dell’avversario di penna così formulato: «Presidente, torni indietroe ritiri il suoricorso alla Consulta», in quanto questa iniziativa è diventata «il perno di un’intera operazione di discredito, isolamento morale e intimidazione di magistrati». Così la pensa Zagrebelsky, mentre per Scalfari Napolitano deve andare avanti nella sua istanza. Per l’uno, i pmdi Palermo hannoapplicato la leggeaproposito degli ascolti presidenziali, per l’altro ne sono usciti fuori.

Quanto all’eterogenesi dei fini, è anch’essa uno dei nodi filosofico-politici che sta dividendo il giornalista barbuto e il costituzionalista che negli ultimi anni, tra le incursioni sui giornali e le continue apparizioni in tivvù sempre prendendo gli argomenti dall’alto della sua scienza e affascinando quel mondoche un temposi sarebbe detto girotondino:

«Eterogenesidei fini»,conquestedueparole comincia l’articolo di Zagrebelsky. «Eterogenesi dei fini», così comincia la replica di Scalfari. Il giurista dà dell’inconsapevole a Napolitano, in quanto nonsi sarebbe accorto in tempo che il suo ricorso alla Consulta avrebbescatenatoquestoputiferio che danneggerebbe anzitutto l’immagine del presidente. Scalfari rifiuta questa applicazione al Colle dell’eterogenesi dei fini. Poi, alla fine, si toglie uno sfizio. Ricorda la scarsa facondia di Falcone, e la sua avveduta prudenza, contrapponendola alla smania esternatoria di Ingroiaedi altri: magistrati che,adifferenza della vittima della strage di Capaci, «invocano il favor popolare e certi «intellettuali » (ovvia l’allusione a Zagrebelsky) ritengono necessario darglielo».

Che Falcone fosse silente e Ingroia ami invece parlare con i giornalisti, per carità, può anche essere una differenza che gli storici ricorderanno quando si tratterà di scrivere la storia dei magistrati che lottano contro la mafia in Italia. Il ragionamento secondo il quale Ingroia ha torto perché parla con il Fatto, invece, è logica che alberga solo nella mente degli ultras.

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5 Commenti

  1. pio scrive:

    <<<<<<<<non esagerismo ! Scalfari giurista ? Ma dove?
    Giornalista, opinionista quanto si voglia, giurista no.
    he buffa repubblica che abbiamo. Siamo arrivati al punto che bondi applaude Scalfari.
    Povera giustizia italiana. Pdl e pd meno L uniti.

  2. cesare scrive:

    se il presidente della repubblica sbatteva il telefono in faccia a mancino tutto questo non sarebbe successo, napolitano ha torto marcio

  3. elisa scrive:

    non ci avete capito una mazza.cmq articolo penoso.e molto di parte.

  4. blackbird scrive:

    cosa non si è costretti a fare quando si vuole diventare senatori a vita….!!!

  5. Marco scrive:

    Voi non avete capito. Riducete la questione a una zuffa tra due personaggi nemmeno troppo stimati, Scalfari e Zagrebelsky. Faccio presente che da anni Zagrebelsky fa l’intellettuale politico e non il giurista: intellettuale esperto di diritto, ma il suo scopo non è difendere la scienza giuridica. Zagrebelsky ha suoi obiettivi politici, ben chiari nei manifesti di LeG, e argomenta in modo tenace per sostenerli a qualsiasi costo. Avete anche riportato male la posizione di Scalfari, altro furbone di partito: il punto non è se Palermo abbia violato la legge (in quel caso ci vorrebbe la sezione disciplinare del CSM e non la Consulta) ma se gli atti di Palermo abbiano invaso la sfera di prerogative del capo dello Stato. Può ben essere che la procura abbia agito in buona fede e secondo la legge: sarà allora la legge a essere valutata dalla Corte Costituzionale.
    Chi ha ragione? Lo deciderà la Consulta, ci sono ottimi argomenti in ambedue i sensi.
    Ma in fondo chi se ne frega dei due tizi! Credete che Zagrebelsky sia l’unico esperto di diritto costituzionale del paese? Cascate male, non è nemmeno il più autorevole. Onida è di parere del tutto diverso rispetto a Zagrebelsky ed ha un peso ben maggiore.
    E’ penoso questo modo di ridurre il diritto a beghe strapaesane, state disinformando: non c’è alcuna lotta in atto pro o contro una procura.

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