Il capodanno è per definizione il momento dei bilanci, e dei propositi. Non siamo capaci di riflessioni di questo spessore. Noi siamo solo capaci di lasciare parole nel vento, piccole, inutili, e a volte pure scioccherelle. E’ trascorsa la notte di san Silvestro, in cui abbiamo (quasi) tutti festeggiato, come polli d’allevamento, brindando all’anno nuovo con il sorriso sulle labbra ma con la dannata voglia di fare un tuffo giù.
La notte con cui abbiamo salutato un decennio che è stato chiamato “gli anni zero”. Un decennio piatto, nel quale non è accaduto nulla di buono, nessuna delle cose che sembravano a portata di mano all’alba del nuovo millennio. Un decennio attraversato dalla grande paura del terrorismo, e concluso con la più grande crisi economica dal dopoguerra ad oggi.
Anni pieni di speranza per un nuovo inizio di questo mondo, che invece si è avvitato su se stesso, si è perso in un’eterna transizione dove un’epoca al tramonto, una civiltà agonizzante non riesce a lasciare il posto ad una nuova era. Scorrono sotto gli occhi questi anni: gli anni dell’11 settembre, delle guerre preventive, dello Tsunami dell’oceano indiano che distrusse 230 mila vite, il fallimento di Lehman Brothers. E i problemi che incancreniscono: inquinamento, disuguaglianze crescenti tra nord e sud del mondo. E qui nel nostro paese, gli anni di Silvio, sempre Silvio, nient’altro che Silvio. Tutto finito: gli anni zero ci salutano, e noi li salutiamo, senza rimpianti




“Che in questi anni dieci si provi un po’ tutti, come individui e come paese, ad uscire dal guscio e ad esprimere quel qualcosa di speciale che ognuno di noi ha ancora dentro sé.” Grazie Carlo. Auguri anche a te
Grazie a te.
2010 sorrisi per l’anno che è arrivato
C.
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