Julian Assange sfida gli Usa

di - Il fondatore di Wikileaks ringrazia l'Ecuador e chiede la liberazione di Manning

Julian Assange sfida gli Usa
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‘Grazie all’America Latina per aver difeso il diritto di asilo e grazie al popolo Usa, britannico, australiano e svedese per avermi appoggiato anche se i loro governi non lo hanno fatto’, ha detto Julian Assange dal balcone dell’ambasciata ecuadoriana a Londra, la prima apparizione in due mesi del capo di Wikileaks. Assange, che ha parlato per sei-sette minuti dal balcone dell’ambasciata dell’Ecuador di Knightsbridge, non poteva in teoria fare dichiarazioni politiche (e’ una condizione dell’asilo concesso dall’Ecuador) ma le critiche fatte a vari governi, e quello degli Stati Uniti in particolare, erano politicamente provocatorie.

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DAL BALCONE – Assange è stato accolto da una folla molto calorosa: “Sono qui, oggi, perché non posso essere laggiù, assieme a voi”, ha esordito il fondatore di Wikileaks, che parla per la prima volta in pubblico dopo aver ottenuto l’asilo diplomatico da parte dell’Ecuador, nella cui sede diplomatica si è rifugiato il 19 giugno. “Ringrazio il presidente dell’Ecuador, il governo e il ministro degli Esteri che hanno difeso il diritto internazionale. Ringrazio anche il popolo ecuadoriano e anche la famiglia dell’ambasciatrice che hanno subito minacce per avermi accolto qui”. Ancora, su Washington: “Gli Stati Uniti devono tornare indietro sulle proprie decisioni, devono capire che non devono perseguirmi, non devono perseguire la democrazia, devono capire che vanno contro una persona che sta cercando di dire la verita’”.

 

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GLI USA -  Chi minaccia Wikileaks minaccia la liberta’ di espressione, ha poi detto Assange. ‘L’Ecuador, una coraggiosa nazione, ha preso una posizione per la giustizia’, ha aggiunto. ‘Bradley Manning e’ un eroe e deve essere liberato’. Lo ha chiesto Julian Assange dal balcone dell’ambasciata ecuadoriana a Londra, riferendosi al giovane militare americano in carcere negli Stati Uniti con l’accusa di essere la fonte di Wikileaks. “Ringrazio anche la mia famiglia, i miei figli che non possono vedere il padre, vi ringrazio, presto saremo di nuovo insieme”. Poi, l’appello diretto a Obama: “Basta con la caccia alle streghe”. La condanna di Pussy Riot a Mosca e’ un esempio di ‘unita’ nell’oppressione’, ha aggiunto. ‘C’e’ unita’ nell’oppressione. Ci deve essere determinazione e unita’ nella risposta’,

LA CONFERENZA STAMPA DI GARZON – Julian Assange vuole “lottare”. E’ questo il suo “animo”, ha spiegato Baltasar Garzon, a pochi minuti dalla conferenza stampa che il suo cliente ha tenuto dall’ambasciata dell’Ecuador nella capitale britannica. “Noi -ha aggiunto- crediamo che di poter ottenere risposta positiva dal governo britannico. Aspettiamo questo e poi sosterremo l’azione a livello internazionale ed, eventualmente, ci rivolgeremo alla Corte di giustizia internazionale”.  Julian Assange ha incaricato il suo legale di ‘aprire un’azione legale per proteggere i diritti legali di Wikileaks e Julian Assange stesso’. Lo ha detto Baltasar Garzon, l’avvocato dell’australiano, fuori dall’ambasciata ecuadoregna poco prima di una dichiarazione di Assange. Assange – ha detto Garzon – e’ grato al popolo ecuadoregno e al presidente Rafael Correa per avergli concesso l’asilo.

I SOSTENITORI – Sostenitori di Julian Assange si alternano ai microfoni fuori dell’ambasciata in attesa che il capo di Wikileaks appaia a parlare dall’ambasciata dell’Ecuador a Knightsbridge. L’intellettuale svizzero Tariq Ali e l’ex ambasciatore britannico in Uzbekistan Craig Murray sostengono che l’australiano e’ stato ‘incastrato’ dagli Stati Uniti che lo vogliono per il suo lavoro con Wikileaks. Secondo Murray, che ha definito ‘incidenti’ le accuse di reati sessuali per cui la Svezia vuole interrogare Assange, la Gran Bretagna e altri paesi dell’Europa Occidentale sono governati da ‘giunte neo-Con’. Sono stati letti comunicati pro-Assange del regista Ken Loach e la stilista Vivienne Westwood. Una nota dissonante e’ venuta da un comunicato di Occupy the City: il movimento anti-capitalista e’ per meta’ a favore di Julian Assange, ma un’altra meta’ lo vorrebbe estradato in Svezia.  Tra ali di sostenitori, in una atmosfera a meta’ tra circo e chiesa gospel, Ali ha elogiato i nuovi governi di sinistra latino-americani, un trend di cui l’Ecuador e’ parte: ‘Dal Venezuela alla Bolivia e all’Ecuador: questi governi radicali socialdemocratici offrono piu’ diritti umani e sociali ai loro cittadini di quelli d’Europa’.
Secondo Ali ‘questa e’ la ragione per cui Assange ha chiesto asilo in Ecuador’. Dai sostenitori gli slogan sono ‘il popolo unito non sara’ mai vinto’ e ‘licenziate il governo, licenziate la polizia’. Ci sono circa 50 poliziotti appostati attorno all’ambasciata ecuadoriana mentre si attende l’apparizione di Assange.

LA POSIZIONE DELLA SVEZIA – La Svezia non estrada chi rischia la pena di morte: lo garantisce al Financial Times online il ministro degli esteri Carl Bildt, secondo cui la vita di Julian Assange, coinvolto in un caso di stupro in Svezia, non è affatto in pericolo come sostiene l’Ecuador, che gli ha concesso l’asilo politico. In Svezia ‘L’aggressione sessuale è considerato un delitto serio – ricorda Bildt -. E debbo precisare che il legale che ha tirato fuori il caso è un avvocato di primo piano in Svezia, considerato molto a sinistra. Definirlo un agente della Cia, come ho letto in alcuni casi, è perlomeno bizzarro’. Il ministro degli esteri svedese spiega poi che ‘anche prendendo in considerazione le procedure legali, non possiamo mai estradare verso un dato paese chi deve affrontare la questione della pena di morte. Anche un esame superficiale del sistema legale svedese avrebbe fatto capire al ministro degli esteri ecuadoregno che la maggior parte delle cose che stanno dicendo non stanno né in cielo né in terra’.

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4 Commenti

  1. mogol_gr scrive:

    C’era l’ambulanza?

  2. Priapus scrive:

    Noi tutti vogliamo conoscere la verità e sopratutto quelle verità che i
    vari governi vogliono nasconderci,è un nostro preciso diritto di cittadi
    ni. Per questo può anche sembrare sospetta l’accusa mossa in Svezia ad
    Assange, come l’accanimento degli Usa e dell’Uk. E qualche problema dan
    no anche le nuove tendenze contro il diritto internazionale, da parte
    di paesi che sul diritto avevano fondato la loro civiltà.

    • NICOLA scrive:

      ci sono verità che non vanno rivelate, perché mettono in pericolo la vita delle persone.
      Assange ha messo in pericolo la vita di molte persone.

      Ma dato che, come dici, NOI TUTTI VOGLIAMO CONOSCERE LA VERITA’, perché non pubblichiamo allora l’indirizzo e i dati precisi dei parenti di Assange nel mondo?
      Perché poi rischiano la vita?
      e allora siamo daccapo…

  3. Assange gigante dell’ informazione, apostolo dell’ internettianesimo, espone la propria vita alla vendetta dei malvagi per allertare la coscienza civile del mondo denunciando coloro che, in violazioni delle civili costituzioni degli stati, si sono macchiati e si macchiano di crimini orrendi e progettano di devastare la pacifica convivenza di interi popoli per sottometterli e depredarli. ** francesco miglino partito internettiano

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