I pentiti e la fantasia al potere: il caso Emanuela Orlandi
31/12/2009 - MANCINI E LA MINARDI - Abbatino si è comunque detto disponibile a fare i nomi di quelli che gli hanno fatto sapere dell’affaire Orlandi: si prevedono quindi altre sfilate e altri titoli del genere. Per quanto riguarda le altre due
MANCINI E LA MINARDI - Abbatino si è comunque detto disponibile a fare i nomi di quelli che gli hanno fatto sapere dell’affaire Orlandi: si prevedono quindi altre sfilate e altri titoli del genere. Per quanto riguarda le altre due testimonianze, La Minardi ha confermato di recente, più o meno, quanto detto più di un anno fa (ammettendo che su Salvatore Nicitra, che lei aveva detto essere stato ucciso e seppellito insieme alla Orlandi, mentre il bimbo è morto dieci anni dopo, si era sbagliata). In più, ha aggiunto di aver riconosciuto la voce del “telefonista” Mario, che aveva contattato la famiglia della cittadina vaticana una settimana dopo la sua scomparsa e prima dell’arrivo sulla scena dell’Amerikano. Secondo lei, è un componente della Banda della Magliana. Libero Angelico detto Rufetto (che oggi a Roma gestisce un ristorante) e Angelo Cassani detto Ciletto, i due finora indagati, non sono però ad oggi oggetto di provvedimenti cautelari: strano, visto che è tutto così sicuro. Parliamo di reati gravissimi come omicidio e sequestro di persona, minorenne.
CIRCOSTANZE CURIOSE – La circostanza secondo la quale soltanto oggi la Minardi avrebbe potuto ascoltare la telefonata di “Mario” che ha portato all’identificazione di Rufetto, è curiosa: la registrazione è una delle prove documentali più vecchie e citate dell’inchiesta, e a spezzoni è stata riproposta in tv (c’è persino su internet). C’è anche da dire che a identificare come affiliato della Magliana Mario per primo era stato Mancini durante una puntata di “Chi l’ha visto?” nel 2006. All’epoca la Procura fece i riscontri e la prova fonetica escluse che la voce potesse appartenere all’uomo indicato da Mancini. Quindi, si spera che oggi si stia lavorando su un altro indiziato. Ma al primo è andata maluccio, povero Accattone. Sembra quasi che si sia tirato a indovinare… Poi, come si è fatto notare qui per la prima volta (anche se qualche copycat via libro cerca di attribuirsene il merito) la Minardi disse che la ragazza portata insieme a De’ Pedis al benzinaio del Vaticano secondo la prima testimonianza “io la identificai come Emanuela Orlandi”. Non che era certa che lo fosse. Dove aveva visto la Orlandi, Sabrina? Sulle foto dei giornali. Un anno e mezzo fa non era certa, oggi lo è. Misteri della memoria selettiva.
LA CHIESA E DE’ PEDIS - Poi c’è il mistero della tomba di De’ Pedis in una chiesa romana. La vicenda di Sant’Apollinare tocca un nervo sensibile: un po’ perché a un certo punto era circolata una leggenda metropolitana che voleva la Orlandi seppellita insieme a Renatino, un po’ perché un boss mafioso in chiesa fa sempre scandalo. Come abbiano ottenuto l’autorizzazione i famigliari si sa: a suon di corpose donazioni che, quando era ancora in vita, aveva fatto alla struttura. E poi c’è anche un aneddoto, raccontato dagli amici di De’ Pedis, che voleva il boss essere in realtà figlio illegittimo di un nobile che a sua volta era stato seppellito sempre a Sant’Apollinare. Una leggenda metropolitana anche questa? Facciamo in modo di capirci: una parte della pubblicistica e il grosso del pubblico si aspettano da un momento all’altro che dal caso Orlandi esca fuori qualcosa per dare addosso alla Chiesa (che di responsabilità nella storia ne ha, basti ricordare il caso Bonarelli), magari coinvolgendo un pezzo grosso come Marcinkus. E’ roba succulenta, ci si possono sprecare fiumi d’inchiostro, richiamando di volta in volta tutti quei misteri d’Italia (P2, Calvi, Sindona, servizi segreti deviati, Ior, Vaticano e via recitando la cantilena) che tanto piacciono a tutti. Però occhio: stavolta il rischio è che tutto ciò si tramuti in un buco nell’acqua di quelli clamorosi. Che rischiano di inghiottire, nel loro clamore, tutti quelli che amano lavorare troppo con la fantasia, quando scrivono.













IO ogni volta che leggo questi articoli sulla povera Emanuela mi chiedo perchè ci siano così pochi giornalisti capaci di far lavoare il cervello, mettere in fila i fatti e dire cose di buon senso..
Capisco che raccontare verità che smentiscono tesi fantasiose ma affascinanti faccia vendere meno copi…però mi sembra di rocrdare che sarebbe il succo del mestiere di Giornalista.
Ah già, io preferisco i Giornalettisti
Ciao Darione….sei sempre er mejo de noantri!
C.