Il 19 gennaio 2010, in occasione del decennale della morte di Bettino Craxi, la Fondazione che porta il suo nome, presieduta dalla figlia Stefania, sottosegretario agli esteri del governo Berlusconi, ha promosso un’iniziativa di commemorazione che si terrà nel Senato della Repubblica. Tra gli oratori ufficiali il Presidente del Senato Schifani e diversi ministri. Secondo anticipazioni giornalistiche anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva accettato di partecipare all’iniziativa. In quello stesso giorno a Milano, secondo quanto ha annunciato il Sindaco Letizia Moratti, verrà intitolata al leader socialista una via o un parco cittadino.
Il Quirinale, dopo alcune prese di posizione molto polemiche sull’eventuale presenza del Presidente Napolitano, ha tenuto a precisare di essere in “attesa di informazioni sulla iniziativa che dovrebbe svolgersi presso il Senato della Repubblica”, non confermando la partecipazione ma soltanto di aver accettato la richiesta di incontrare i vertici della Fondazione Craxi nel pomeriggio dello stesso giorno. Occorre puntualizzare un fatto ovvio: per la Repubblica italiana, di cui Napolitano è Presidente, Bettino Craxi è ufficialmente un condannato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti che non è andato in prigione solo perché il 5 maggio 1994 è fuggito ad Hammamet, in Tunisia, dove è poi morto.
Certo, la figura di Craxi è una figura complessa, dove atti di governo e intuizioni politiche il cui giudizio è opinabile si mescolano alle vicende giudiziarie, dove invece sono le sentenze passate i giudicato a parlare. A Craxi è anche dovuto il rispetto in quanto essere umano. Nulla vieta quindi ai suoi amici e parenti, anche chi ha cariche pubbliche o di governo, di riunirsi in un luogo privato per commemorare il loro ex leader. Molto diverso però se la sua figura viene celebrata intitolandogli una via o un luogo pubblico in una città, o commemorata in una sede istituzionale, alla presenza della seconda carica dello Stato e con la benevola, e un po’ipocrita, accondiscendenza del Presidente della Repubblica, che – forse è il caso ricordarselo, mentre si danno gli ultimi ritocchi al discorso di fine anno – è anche Presidente del Consiglio Superiore della magistratura.
Cosa accadrebbe se in quella sala risuonassero parole forti, in palese contrasto con sentenze passate in giudicato della magistratura, rovesciando il tavolo e buttandola in politica, come in Italia accade spesso? Come si comporterebbe il Presidente in questo caso? Farebbe finta di non sentire? Andrebbe a celebrare il grande statista, magari spruzzando un cauto ed ambiguo rimprovero per certi usi “disinvolti” del finanziamento ai partiti, che comunque facevano tutti e quindi pazienza? A Giorgio Napolitano non si chiede di non avere idee sue sull’argomento, né di non avere “pietas umana”. Si chiede solo di avere rispetto per gli italiani che si ostinano a credere che la legge è uguale per tutti, che le istituzioni hanno una credibilità, che esiste la separazione dei poteri sancita dalla nostra Costituzione.
Su Craxi, come si dice, un giudizio sereno sul politico lo daranno i posteri, tra qualche decennio. Ma sulle sue vicende giudiziarie non possono esserci ambiguità: se Craxi è un innocente perseguitato senza prove e senza riscontri da giudici politicizzati, lo si riabiliti ufficialmente con tante scuse, come dice il ministro Frattini. Se è colpevole, non vanno confusi rispetto umano, giudizio storico-politico, comunque controverso, con la cancellazione di tutti i suoi peccati cum magna laude. Per quello, per chi ci crede, c’è il padreterno. Non il Presidente della Repubblica. E meno che mai il Sindaco di Milano.



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Guardate che già esistono piazze intitolate a Bettino Craxi.
Ad esempio in provincia di Rieti c’è Piazza Bettino Craxi:
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Storicamente Napolitano (capo dei miglioristi del vecchio Pci) era tra quelli più dialoganti con i socialisti. Dubito che mostri proprio oggi cappio e manette quando non l’ha fatto (e per me è un merito) nemmeno nel pieno di Tagentopoli.
Forse è presto ancora per un sereno giudizio storico (prima ancora che politico) di quegli anni, specie fin quando ci porteremo addosso il doppio fardello rappresentato da Berlusconi e Di Pietro, però se si esce dalla logica della “santificazione” postuma e della condanna perpetua, prima o poi ne guadagneremmo tutti.
“Forse è presto ancora per un sereno giudizio storico (prima ancora che politico) di quegli anni”
Sicuramente. Ma c’è una cosa che io credo, e che voglio esprimere meglio:
Il giudizio “politico” e “storico” su Craxi non può essere disgiunto da quello giudiziario.
Il sistema di potere basato sul finanziamento illecito dei partiti, sulla diffusa corruzione, sul sistema della Partecipazioni Statali e dei boiardi di Stato ha condizionato pesantemente lo sviluppo economico di quegli anni e (con l’esplosione del deficit pubblico) condiziona anche i nostri anni.
La corruzione è un cancro che scardina il funzionamento “naturale” del ssitema economico e ne altera in profondità il funzionamento e la capacità competitiva.
In questa voglia di riabilitazione di Craxi si cerca di separare le due cose, che invece sono profondamente legate, secondo me.
E allora, di nuovo:
o Craxi è innocente, nel senso che NON HA COMMESSO quei reati di cui è accusato, ed allora è giusto riabilitarlo, politicamente e moralmente
o Craxi ha commesso quei reati, e allora secondo me anche il giudizio “storico” e “politico” non è così lusinghiero come molti oggi, anche nel Pd, vogliono tentare di far credere.
Un sorriso di fine anno e lungo un anno
C.
Se hai più di cinquant’anni c’hai già guadagnato, stai tranquillo.
Se invece ne hai meno di trenta, la Milano che ai tempi di Bettino era da bere, oggi ti sta già pisciando in testa cateratte di debito pubblico.
Se la generazione 1000 euro fosse consapevole di dovere la propria sudditanza economica e gli stenti futuri dei propri figli ai governi Craxi degli anni ’80, dubito che non opterebbe per la condanna perpetua.
Ciò detto, questo paese si merita quello che ha.
Si merita un rapporto debito/pil tra i più alti al mondo.
Si merita che il principale artefice di tale debito venga riabilitato e consacrato eroe nazionale.
Perché è il paese dei furbi.
E Craxi è forse colui che meglio li rappresenta.
Fossi nella Moratti proporrei che Piazza del Duomo a Milano venga ribattezzata Piazza Bettino Craxi.
Ad Aulla fino a qualche anno fa c’era pure una statua di Craxi in marmo di Carrara, in piazza, con il ladrone che teneva in mano una copia dell’Avanti (se non erro).
L’ho vista di persona, e ho capito che ormai la vergogna dal cuore di molti è fuggita da un pezzo.
potremmo rapirla e chiedere il riscatto, come si fa per i nani da giardino!
Perché meravigliarsi se in un paese in cui governano fascisti e golpisti della P2 si torni a innalzare panegirici al grande statista Craxi,politico antipopolare per definizione e diluitore negli acidi preberlusconiani della nobile tradizione del socialismo secolare italico,e perché scandalizzarsi se a commemorarlo dovesse recarsi un politico che,come ricordato sopra,in qualità di amendoliano di ferro,individuava in Bettino un mentore della sciaguarta politica miglioristica del proprio partito?Sarebbe come stupirsi che nella Croazia di oggi si venerino come eroi i sanguinari nazisti Pavelic e Stepinac,il secondo dei quali è assurto agli onori dell’altare non appena i suoi amici sono ascesi al trono di Pietro.